Quando dico che sarebbe meglio fare i controlli sulla musica in maniera costante e continuativa (anziché sporadica e aggressiva) perché altrimenti si arriva alla fatidica ‘goccia che fa traboccare il vaso’ col rischio di affossare da un giorno all’altro un locale con tutto quello che ne consegue, ecco mi riferivo proprio a questo:
Non ancora scritto su un paio di questioni che mi ero ripromesso di approfondire con un post a parte: sui gettoni di presenza e sulle riprese televisive delle sedute del Consiglio Comunale.
Riguardo alla prima cosa, l’argomento mi è tornato in mente dopo aver letto il Buongiorno di Gramellini di qualche giorno fa; racconta di un eventuale e immaginario Tremonti che in Parlamento annuncia innanzitutto di dimezzare gli stipendi dei Parlamentari. Misura neanche minimamente risolutiva per uscire dalla megacrisi che ci sta mandando gambe all’aria, ma che tuttavia avrebbe permesso a lui e quegli altri privilegiati dei suoi colleghi Onorevoli di “poter guardare in faccia i contribuenti” nel delicato momento in cui all’intero Paese viene chiesto di tirare la cinghia.
Su La Riviera dell’8 luglio (qui l’articolo) il collega Zagarella proponeva a tutti i consiglieri comunali imperiesi di rinunciare ai propri gettoni di presenza. Io ho già scritto lungamente su quanto guadagna un consigliere comunale (tra l’altro risulta in assoluto il post più letto di tutto il blog) e non sto a ripetere tutti i ragionamenti e i calcoli che avevo fatto allora e che oggi confermo. Che la ‘paga’ sia minima – e dunque la ‘retribuzione oraria’ quasi ridicola – è piuttosto chiaro, così come il fatto che il consigliere comunale non lo si fa per soldi. Tuttavia ammetto che la proposta di Zagarella, benché avanzata con buone intenzioni e per tentare di risolvere un problema reale, inizialmente non mi ha fatto impazzire.
Non perché la reputassi demagogica (non per forza è un motivo valido per bocciare una proposta, come poi ha fatto la maggioranza) ma per un’altra ragione, che mi rendo conto essere decisamente più impopolare. E cioè: io quei soldi – per pochi spiccioli che possano essere – credo di meritarmeli. Detto con altre parole: non vedo perché io e gli altri consiglieri avremmo dovuto rinunciare a quel poco con un beau geste, mentre altri corposi capitoli di spesa non vengono tagliati. Infatti andando a vedere il bilancio scopriamo che per il 2011 si sono preventivati 40.000 € di spesa complessiva per i Consiglieri (10.000 € in meno rispetto al 2010) e ben 385.000 € (5.000 € in più rispetto al 2011) per gli stipendi degli Assessori.
[Per questi 5.000 in più c’è in realtà una motivazione tecnica: dopo l’avvicendamento in giunta (entrò Volpe al posto di Rambaldi) era necessario un adeguamento contributivo (Rambaldi era già dipendente pubblico e pagava già i contributi, eccetera). Nessuno scandalo, insomma.]
Resta comunque il fatto che se non sono stati aumentati, lo stipendio (e/o il numero) degli assessori non è stato nemmeno diminuito, mentre per i consiglieri evidentemente è stato stimato un decremento del numero di sedute (il valore assoluto del gettone, infatti, rimarrà il medesimo).
A quel punto, allora, abbiamo ritenuto più saggio presentare un emendamento che andava un po’ oltre: ok diminuzione dei gettoni per i consiglieri, ma anche ‘taglio’ ai membri della Giunta. In cifre, abbiamo proposto di diminuire del doppio (20.000 € anziché solo 10.000 €) i gettoni dei consiglieri, ridimensionando contestualmente la spesa per gli Assessori della stessa percentuale: il 20%.
Qui entrano in gioco le riprese TV, affidate da anni (salvo una breve parentesi qualche tempo fa) all’emittente locale Imperia TV. Il nostro emendamento proponeva di destinare i soldi “risparmiati” dai gettoni proprio al mantenimento delle riprese televisive, che sono state messe in forse da un drastico taglio nel capitolo ‘spese di rappresentanza’. Il problema è nato da una legge recente, che ha imposto un’enorme sforbiciata (-80%) alle ‘spese di rappresentanza’, calderone in cui vengono fatte rientrare appunto anche le riprese televisive.
Questa nostra proposta è stata bocciata due volte. La prima dai Revisori dei Conti del Comune, che interpellati in diretta durante il consiglio (immagino che li tengano in un freezer negli scantinati del Comune, e all’occorrenza li sbrinano) hanno espresso parere tecnico negativo. In sostanza, è il totale delle spese di rappresenzanza che dev’essere entro un certo limite, e non importa che le risorse ci siano oppure no: sia che i soldi vengano presi dai gettoni di presenza, sia che crescano sugli olivi di Piazza Dante, il problema resta comunque.
La seconda bocciatura è stata ‘politica’, da parte della maggioranza. Come dicevo, e com’era ampiamente prevedibile, hanno bollato la proposta come ‘demagogica’ e quindi automaticamente non degna di essere approvata. E qui torniamo al Tremonti iniziale: è vero che i problemi di bilancio di Imperia non si possono risolvere tagliando un po’ gli stipendi degli Assessori, ma è pur sempre un inizio. Se il Comune non ha soldi, i servizi diminuiscono, le tariffe aumentano e la cittadinanza è chiamata a fare dei sacrifici, allora anche la ‘classe dirigente’ deve far la sua parte.
Successivamente al consiglio c’è anche stata una riunione di commissione per affrontare il problema delle riprese tv; per prima cosa abbiamo espresso dei dubbi sulla correttezza dell’inquadramento di questa spesa, che forse sarebbe dovuta essere inserita in un capitolo più consono. In secondo luogo, non è da escludere che questo taglio (che a prima vista si direbbe obbligato e puramente ‘tecnico’) possa celarsi una volontà politica ben precisa: infatti mentre la maggioranza ha tutti i mezzi economici per acquistare spazi televisivi a pagamento per la propria propaganda (e ultimamente questo accade non di rado), è un dato di fatto che la minoranza non è nella stessa condizione. Tagliare le riprese televisive dei consigli comunali, che di fatto permettono la divulgazione delle posizioni politiche dei vari partiti, vorrebbe dire penalizzare più l’opposizione di centrosinistra che non la maggioranza di centrodestra. E’ un discorso di visibilità mediatica e può risultare antipatico dirlo – o sentirlo – ma è nella realtà delle cose.
Infine si è anche parlato di priorità. Perché se è vero che le riprese sono state inserite nelle spese di rappresenzanza, non sono l’unica voce di questo capitolo, in cui per esempio è inserito anche il contratto di collaborazione dell’addetto stampa. Il discorso è spiacevole perché ci si riferisce a una persona specifica, un professionista, ma è stato giusto sollevare la questione. In pratica il Comune è dotato di un ufficio stampa, a beneficio dell’Amministrazione, composto da un addetto ‘interno’ e da uno ‘esterno’ (quest’ultimo costa sui 20.000 € all’anno, se ben ricordo). Dovendo scegliere tra il mantenimento delle riprese TV e tale ufficio stampa, và da se che il primo rappresenta un servizio alla cittadinanza ben più importante e utile, mentre alla mal parata le mansioni svolte dall’ufficio stampa (o da metà di esso) possono essere tranquillamente delegate alle segreterie del Sindaco e della Giunta. E’ una semplice questione di priorità.
Se ne riparlerà senza dubbio al rientro di settembre, e nel frattempo dal Comune dovrebbe essere partita una richiesta di chiarimenti alla Corte dei Conti per valutare la correttezza del capitolo di spesa in cui erano state inquadrate le riprese televisive. Se il capitolo ‘rappresentanza’ sarà confermato, allora qualcosa bisognerà tagliare. Altrimenti è possibile che i consigli rimangano a essere trasmessi su ImperiaTV. L’unica cosa certa è che gli stipendi dei membri della Giunta, comunque vada, non cambieranno di un euro.
Proprio come è successo a me non più di un paio di settimane fa, anche al nostro nuovo consigliere provinciale tocca entrare nei 30 ed uscire dai Giovani Democratici:
Credo di conoscere abbastanza bene la fauna GD del triangolo tra i Balzi Rossi, il Saccarello e Capo Mimosa , e so per certo che sono una gabbia di matti, inesperti, casinisti, disordinati, cazzoni e soprattutto teste di belin: chiedo loro, salutandoli, di fare di tutto per restare così.
Oggi inizia il Ramadan, e leggo che a Sanremonews stimano in 3.000 il numero di Imperiesi musulmani. Mi è venuto in mente che qualche tempo fa avevo recuperato in comune i dati sulla nazionalità degli extracomunitari residenti a Imperia. Alla fine di giugno erano 4.151: un soffio dal 10% dell’intera popolazione. I residenti stranieri comunitari sono molti meno: non ho il dato preciso, ma se al 1 gennaio 2010 c’erano 4.334 stranieri in totale, è relativamente facile fare una stima basandosi sulla differenza (dati ISTAT). Ho trovato anche questi dati sulle nascite (sempre ISTAT): nel 2008 la percentuale di neonati che hanno almeno un genitore straniero superava il 36%.
Visto che a ottobre partirà il censimento generale, nel 2012 avremo nuove interessanti statistiche su cui arrovellarci. Nel frattempo questi sono quelli attuali: (fonte: Comune di Imperia – aggiornati al 22/06/2011)
L’Amministrazione Comunale ha intrapreso questa nuova tattica: quando una critica parte dalla cittadinanza, si risponde che ‘non si può esclusivamente inseguire il consenso’, e che anche le scelte impopolari hanno una loro dignità politica.
In effetti è così: bisognerebbe sempre avere il coraggio di fare le scelte che si ritengono giuste, a prescindere dal consenso che si immagina di conquistare o di perdere. Ma si dà il caso che ogni tanto la critica, viceversa, possa essere fondata e dunque vada ascoltata anche se ‘popolare’. Insomma, ‘sta formuletta non vuol dir nulla e ha l’unico scopo di giustificare sempre tutto, sempre. Invece occorre giudicare caso per caso. Pensare che il Sindaco si fa fare i sondaggi ad-hoc per misurare la propria popolarità; e pensare anche al famoso 70% (oppure 85%? o era il 92%?) di Imperiesi che “si ritengono contenti del porto molto bello”. In questi casi l’uso della popolarità è permesso, e il consenso giustifica la scelta. Ma quando al Parasio si forma un comitato spontaneo che raccoglie 2000 firme e preannuncia battaglia, allora non va più bene e “non ci possiamo mica fermare per le proteste di quattro gatti”. Concetto ribadito dal Sindaco proprio durante il consiglio comunale sul Parasio. E d’un tratto aggiunse pure che si era stufato delle resistenze, e si doveva pedonalizzare subito Via Carducci fregandosene della perdita di consenso. Che loro non guardano mica in faccia a nessuno, e vanno per la loro strada.
(Per la cronaca: durante la replica gli feci ironicamente i complimenti per la determinazione, ma aggiunsi che se – trovandosi davanti ad alcune resistenze – ci avevano messo mesi e mesi a togliere due parcheggi da Piazza Dante per metterci due panchine, figuriamoci per pedonalizzare un’intera via di Porto…)
Quella di oggi, anzi ormai dell’altroieri, è la storia di una lettera scritta dalla proprietaria di un ristorante/albergo del Prino. Nasce a notte fonda come flusso di coscenza dai toni accalorati – i nervi tesi causati dall’insonnia “forzata” si leggono piuttosto chiaramente nel testo – per poi finire sui giornali. La lamentela: sabato scorso una discoteca ha martellato fino alle 5 impedendo il riposo di gestori e turisti, turisti che per l’ennesima volta se la sono data a gambe cercando la tranquillità altrove (dopo altre precedenti fughe dovute ad atti vandalici a spese delle auto dei villeggianti, n.d.r.)
Da lì parte un botta e risposta sui giornali online, a cui partecipa il Cons. Angelo Dulbecco che per difendere il Sindaco (la cui profonda analisi è: “queste polemiche annientano il turismo”) tira fuori la formula di cui ho scritto all’inizio. Cioè, dice che loro non sono affatto ‘alla ricerca di mero consenso elettorale’, e che il turismo viene prima.
Sempre tornando al consiglio comunale sul Parasio – in cui si diede veramente grande sfoggio di signorilità, educazione e soprattutto simpatia – il Sindaco commentò un’altra lettera, da una nonnina di Cantù. Anche quella era stata pubblicata dai giornali proprio qualche giorno prima. Parlava sempre del Prino, del degrado, della scarsa attenzione all’estetica, eccetera. Con toni meno forti rispetto al caso odierno, direi rammaricati, annunciava che avrebbe cambiato meta per le vacanze col nipotino. “Se quella signora ha deciso di non venire più a Imperia non sentiremo di certo la sua mancanza”, disse Strescino. Ottimo! E’ proprio la frase-tipo che deve pronunciare chi rappresenta i cittadini di una città turistica (o sedicente tale). A proposito: Imperia è o non è una città turistica?
Potrebbe esser presuntuoso da parte mia voter rispondere qui e ora a questa domanda, che sembra stare a Imperia come “è nato prima l’uovo o la gallina?” sta al mondo intero, ma in realtà il problema non c’è. Perché il punto è questo: anche se rispondiamo “sì”, non basta dirlo affinché sia vero. Può servire d’incitamento, certo, perchè bisogna partire cambiando la mentalità per arrivare a cambiare le cose, e l’autoconvincimento è un primo passo. Ma rituali e semplici mantra non funzionano come formule magiche. Entriamo nel merito: è il caso per esempio del porto ‘turistico’, dove le unità a uso turistico-ricettivo sono sparite in una variante. E’ il caso, più in generale, della politica delle (mille) seconde case e dei (tre) alberghi (e mezzo) di cui Imperia è composta. C’è chi sostiene che non per forza bisogna avere gli alberghi, perché ce n’è già tanti nelle vicinanze; e che comunque c’è tutto un tessuto commerciale che guadagna sui turisti di passaggio che non pernottano. E va bene, accettiamo pure questo punto di vista. Però studiamo la situazione, e chiediamoci come prima cosa: per far funzionare questo modello, quali sono i turisti che cerchiamo? Che caratteristiche-tipo ha, che età ha? E cosa cerca? E di conseguenza, Imperia che cosa deve saper offrire?
Allora, Imperia è una città turistica? La risposta in realtà c’è già: sì, Imperia è una città turistica. Da molto tempo, e per molto altro ancora lo sarà. Non tutti la pensano così, e chi dice che Imperia non è turistica solitamente si riferisce proprio alla non-predisposizione alla vita notturna, andando a citare come modello le città di Rimini e di Riccione. Ma chi non ritiene Imperia turistica si sbaglia, perché è già turistica, nonostante tutto. Anche quando la città sembra voler far di tutto per impedire un certo movimento notturno per i giovani. E’ un dato di fatto: attira i turisti perché le sue bellezze, la sua storia, il suo entroterra, il suo mare, il suo clima, la sua luce – e chissà, magari un pochino anche la sua gente – hanno così tanto fascino da mettere in secondo piano le sue brutture, le sue incurie, le sue chiusure, le sue ingenue inadeguatezze, le sue indecisioni. Perché effettivamente l’indecisione c’è, ma stiamo perdendo tempo sul punto sbagliato anziché focalizzarci su quest’altro, ben più specifico: preso atto che Imperia è turistica, quale tipo di turismo vogliamo sviluppare per sfruttare appieno le potenzialità della città e contemporaneamente migliorare la qualità della vita degli Imperiesi?
Questi due aspetti vanno necessariamente di pari passo. Torno ancora una volta al consiglio comunale sul Parasio, citando Paolo Verda: “una città è appetibile e vivibile per i suoi turisti quando lo è per i propri abitanti”. Questa è la chiave di lettura che può aprire la porta della ‘consapevolezza turistica’ di Imperia. Quando gli imperiesi stanno bene, hanno i servizi giusti per loro, hanno la musica giusta per loro, hanno il decoro giusto per loro, a quel punto sarà tutto giusto anche per i giusti turisti.
E a proposito di Imperiesi, parliamo un po’ di quelli che erano in discoteca la notte incriminata. Per esperienza diretta so qual è la chientela estiva dei locali, e per esser chiari, parlerò di ‘turisti veri e propri’ intendendo i non-imperiesi che fuori dal circuito “ingresso discoteca-chioschetto-al masismo una pizza” spendono almeno un altro euro su territorio comunale. Che siano in albergo, in campeggio, in barca, o anche in casa (ma di passaggio). E quindi sono esclusi i residenti e tutti i ‘pendolari della notte’, che nelle discoteche nostrane sono la minoranza etnica più corposa. E soprattutto: non sono turisti.
E’ per questo che è una sciocchezza fare paragoni con la riviera romagnola, dove le discoteche non sono “un di più” messo a disposizione dei turisti, ma rappresentano insieme alle spiagge il motivo principale per cui quelle località vengono scelte per le vacanze. Qui da noi le cose sono diverse, ci piaccia o no, e le discoteche devono far parte dell’offerta senza compromettere i motivi principali per cui un foresto decide di passare qualche giorno da noi.
Il giro d’affari dei locali notturni non va sottovalutato, affatto. E nemmeno fa differenza se la pecunia è locale oppure viene da fuori: ha sempre lo stesso profumo, dà lavoro a molte persone e crea un indotto degno di rispetto. Ma uno è turismo, l’altro no, punto. Chiamiamolo pure ‘divertimento notturno per residenti’. E poi alcune quantità andrebbero calcolate, o per lo meno stimate, dati alla mano; per vedere se il gioco vale la candela basandosi su qualcosa di concreto e non solo sul noto indice scientifico denominato ‘chi si lamenta di più vince’. Se consentire un certo movimento notturno produce 100 e danneggia il resto per 20, allora è facile: gli anziani (cioè, a conti fatti, gli over-40) vadano a dormire al sole di Ospedaletti, mentre qui teniamo aperte le discoteche fino all’alba. Ma potrebbe risultare il contrario. Ovviamente nel calcolo dobbiamo tener conto solo dei ‘turisti veri e propri’ che partecipano alla vita notturna di Imperia. A questo punto, ammesso e non concesso che l’ago della bilancia continui a pendere dal lato notturno del ‘turismo’, chiediamoci anche se e quanto ‘questi’ turisti corrispondono al tipo che abbiamo individuato come il target-medio che dobbiamo attirare.
Alla fine di questo ragionamento la conclusione viene da sé: la musica alle 5 non va bene. Lo so, detto da me non suona. E mentre lo scrivo mi sento vecchio, ma forse sono solo più imparziale di un tempo. O sarà che se sabato fossi malauguratamente entrato in quella discoteca mi sarei sentito vecchio davvero (dall’alto dei miei 30 anni ancora da compiere) davanti a tutti quei teen-agers che erano al party dello scandalo. Per la cronaca, statisticamente in quell’occasione c’erano di sicuro ancora meno ‘turisti veri e propri’ del solito. Comunque sia, credo che occorra trovare un compromesso di buon senso. Nello specifico: una o due ore in più di musica non portano nulla di più dal punto di vista turistico; non è uno scotto sostenibile. E non si può rispondere alle lamentele di un albergatore dicendo che le sue sono solo polemiche turismocide. E’ una conclusione grossolana, che già soltanto dal punto di vista economico non tiene (salvo voler fare un distinguo tra i diversi operatori turistici per favorirne alcuni a prescindere, ma nel caso sarebbe un altro problema ancora). In alternativa si può dire che ‘divertimento notturno per residenti’ batte ‘turismo familiare’, ma che almeno non ci si appelli a fenomeni che non esistono.
La vedo così: Imperia non è Ibiza, e nemmeno Riccione. Non lo è e non vuole diventarlo; tra l’altro nemmeno potrebbe. Non dico di fermare ogni musica alle 22 e diventare una città dormitorio, ma ci vogliono controlli, molti, e fatti con giudizio, su limiti di rumore e di orari che siano accettabili e rispettati. Rilancio una mia proposta: controllori che girano, senza accanimento, fuori dai locali nei week end. Se qualcuno sfora i decibel lo si ammonisce una volta, al massimo due, nella stessa serata. Però se il volume non si abbasssa entro il consentito, oppure se l’ora è scoccata, allora arriva subito il silenzio coatto senza discussioni, e i clienti gentilmente fatti uscire fuori dal locale. E ogni volta che questo accade, il locale si vede revocata la licenza per un periodo proporzionale alla gravità e alla reiterazione dell’infrazione. La si smetta con blitz estemporanei da ‘goccia che fa traboccare il vaso’ che possono far morire locali da un giorno all’altro e causare più danni che benefici. Si instauri un tavolo con le associazioni di categoria e gli esercenti, dove il Comune possa porsi come un collaboratore e non solo come un vendicativo controllore; lì si cerchi un dialogo per fare accettare le regole del gioco spiegando che sono nell’interesse di tutta la città.
Ma prima, ribadisco, bisogna prendere coscenza di qual è il turismo vogliamo, perché Imperia questa vocazione ce l’ha, vivaddìo. Quando l’avremo capito, smetteremo di servire ai turisti un’insalatona mista dove a seconda del periodo c’è più o meno musica, e ci specializzeremo sul piatto della casa; il resto sarà un contorno. A quel punto potremo fare tutte le scelte giuste, forti della convinzione di chi sa dove vuole arrivare. E allora sì, ce ne potremo fregare tutti del consenso.
Sintesi dei precedenti smottamenti poltrònici: quando più di un anno fa Sergio Barbagallo è stato eletto in consiglio provinciale, ha lasciato sùbito (e sottolineo sùbito) il proprio posto in Comune. Al suo posto è entrato Oliviero Olivieri, primo dei non eletti. Contemporaneamente veniva eletto anche Andrea Gorlero, già consigliere comunale (e capogruppo) a Sanremo, che ora ha finalmente e definitivamente annunciato che lascerà il suo posto provinciale. Olivieri è anche il primo dei non eletti in provincia, ma non sarà da meno e rinuncerà anch’egli alla doppia carica (come previsto sia dallo Statuto del PD sia dal buon senso di chi vuol dire di appartenere al miglior Partito d’Italia).
Tutto ciò permette ad Alessandro Lanteri – che attualmente è in seconda posizione nella lista d’attesa dei non eletti – di diventare Consigliere.
Dunque ad Alessandro – già sosia del nostro Sindaco, già compagno d’avventure e di bevute, di musica e di goliardate, già compagno di Giovani Democratici, attuale coordinatore del circolo di Sanremo centro, e infine vicino di blog – il mio in bocca al lupo.
Appena la notizia era uscita, a inizio giugno, sembrava che l’ipoteca sul porto fosse a favore di Acquamare fosse stata concessa dietro la garanzia di quel “suo” 70%. Il vicesindaco Leone diceva:
Abbiamo chiesto ai sindaci di approfondire questo aspetto finanziario, che compare anche nel bilancio della Porto di Imperia Spa. Parlarne ora credo sia prematuro.
(La Stampa – 8/6/2011)
Sì, aspetta e spera, non se n’è saputo più nulla. Forse perché nessuno dall’Amministrazione ha avuto il coraggio di dire che (ovviamente a loro insaputa) dal 2007 grava sul porto un’ipoteca da 280 milioni di euro; non solo, ma le carte di cui siamo entrati in possesso parlano chiaro: le garanzie le ha fornite la Porto di Imperia S.p.a. (di cui il Comune è socio per un terzo), e non l’Acquamare. Questo vuol dire che ciascun imperiese ha un debito con le banche di circa 2300 euro, e soprattutto significa che l’imprenditore Romano (sempre che abbia un senso chiamarlo imprenditore) ha ‘costruito’ il porto con i soldi che si è fatto prestare grazie a noi. “Noi” nel senso della città intera, l’unico tra i tre soci che ci ha messo veramente qualcosa, e che nel 2007 ha garantito per lui mettendo sul piatto tutto quanto: aree, moli, diritti (all’epoca non c’era ancora nulla di costruito).
E dal Comune ancora silenzio; il Sindaco dice la sua sulla ‘movida’ del prino, il Vice annuncia grandi risparmi (40 mila euro) grazie al taglio di due posti ‘superflui’ all’interno della Eco Imperia (di cui uno è, manco a dirlo, quello nominato dall’opposizione).
Siamo nel mezzo della – politicamente parlando – sonnecchiosa estate imperiese, e gli articoli che sui giornali locali parlano dei nuovi avvisi di garanzia (qualcuno è arrivato a quota 6, vincendo il gran premio della montagna) e degli ulteriori sequestri su aree demaniali (a occhio e croce nessun cantiere navale si è salvato) destano lo stesso stupìto interesse dei servizi con cui i TG spiegano come in questa stagione il gelato possa essere un degno sostituto del pasto.
Non ha quasi nemmeno fatto notizia che il capogruppo della Lega Nord in Consiglio Comunale, Giuseppe Soria, abbia lasciato in favore della lista civica “Con Imperia”, il cui unico componente fin’ora è stato Gianni Rollero. Notare bene: si può tranquillamente uscire da un gruppo e restare (in questo caso da soli) nel cosiddetto “misto”, un po’ come succede in parlamento per quelli che abbandonano e vanno in quel limbo da cui poter ‘liberamente votare ciascuna pratica per rispettare il mio mandato’ e atre simili rituali esternazioni d’intenti. Qui invece il salto è netto: dai banchi del secondo partito di maggioranza e di governo – e per di più dalla carica di Capogruppo (con un bagaglio di preferenze personali secondo nella Lega solo a quello dell’Ass. Gagliano) – Soria ha deciso di spostarsi direttamente in uno dei gruppi di quell’opposizione che sostenne l’altro candidato Sindaco.
Posso provare a descrivere il suo profilo dal punto di vista personale e poi da quello politico. Per quel poco che fin’ora l’ho potuto conoscere, è persona ironica, gentile e pacata. I suoi interventi – in vero non così lunghi né frequenti – sono sempre sembrati fatti un po’ in punta di piedi, come a non voler disturbare. Da qui nasce la bonaria presa in giro del leone che ruggisce. E riconoscendogli appunto l’ironia, so che non me ne vorrà nemmeno per l’altrettanto bonario fotomontaggio, se mai dovesse vederlo. Dal lato politico è più difficile, forse proprio perché la mancanza di una certa incisività l’ha portato a delegare molto spesso gli interventi sulle pratiche salienti agli altri membri del suo gruppo; gruppo che di per sé non è molto loquace. Non mi pare di aver mai sentito alzare la voce o sforare i limiti di tempo dai banchi della Lega, nemmeno sulle pratiche più esagitate e turbolente. Sono spesso rimasti un po’ fuori dai giochi, quasi in disparte. Brevi dichiarazioni di voto, e qualche complimento all’Amministrazione. E’ anche per questo, immagino, che le critiche da loro rivolte di quando in quando al PdL si sono fatte notare ancora di più. Si distanziavano dall’anonimato degli interventi-tipo, mediamente privi di quella verve ed eloquenza che invece molti altri sfoggiano con autentica passione oratoria.
C’è da dire, però, che qualche divergenza in casa leghista era stata avvertita in aula. Battibecchi e musi lunghi, soprattutto se avvengono all’interno dello stesso Partito o della stessa coalizione, raramente sfuggono agli occhi degli interessati avversari (peraltro facilitati dalla posizione frontale) e sono sempre oggetto della curiosità collettiva. Nella discussione sul progetto Dal Parasio al Mare, recentemente, la Lega aveva sfoggiato una presa di distanze forse un po’ più netta del solito, non senza causare qualche malumore. E all’approvazione del bilancio, una delle ultime sedute, Soria era assente. E come avrebbe votato? Perché alla fine è questa la distinzione tra maggioranza e opposizione: il bilancio è una di quelle pratiche che più di altre definiscono la politica programmatica, ed è su queste che la maggioranza vota a favore e l’opposizione vota contro, si può dire ‘a prescindere’. Come con la fiducia in parlamento: è il momento in cui si vede chi ci sta e chi no. Oppure come due anni fa, quando all’insediamento si votarono gli intenti programmatici del Sindaco e il PD si astenne anziché votare contro (e in casa PD a non tutti piacque). Soria ha rimandato il problema, lo aspettiamo al varco alla prima occasione utile.
Alla domanda: l’opposizione ne esce rafforzata? rispondo certamente di no. Non cambia sostanzialmente nulla: Soria, come ho già detto, non ha mai spiccato per protagonismo o per eccessiva vivacità, e di sicuro domani non inizierà a bacchettare il Sindaco come invece fà Fossati dalla scissione PdL/Fli. Riguardo al cambio di casacca, però, almeno un ruggito me lo sarei aspettato. Magari piccolo piccolo, ma quale occasione migliore per togliersi qualche sassolino dalla scarpa? Invece l’annuncio è stato tutto in un comunicato stampa di cinque righe: le prime due per dire che la ‘sofferta iniziativa’ deriva da non meglio specificate ‘insanabili divergenze’ con la Lega, e le altre tre per giustificarsi di aver preferito la lista civica alle dimissioni.
Non ho motivo di dubitare di quello che Soria scrive (e cioè: che assolutamente avrebbe voluto dimettersi, ma poi ha deciso di non voler tradire gli impegni assunti, e allora rimane sostenuto dalle persone che lo hanno votato e che glielo chiedono, eccetera). Ma se diamo per buono questo, e lo sommiamo al fatto che le citate ‘divergenze’ sarebbero esplicitamente ‘con la Lega’ (e non con l’amministrazione o con il Sindaco) allora la scelta di entrare nel gruppo della Lista Civica non sembra del tutto conseguente. Avrei capìto Fli, o l’UdC, se non il PdL. Ma non una lista civica concepita e nata come supporto dalla cosiddetta ‘società civile’ alla candidatura di Paolo Verda per una coalizione in antitesi con l’asse PdL-Lega, e che in questa direzione si è sempre espressa (salvo qualche rara astensione d’eccezione).
Io propongo una seconda interpretazione: Soria non è alla ricerca di visibilità, e forse avrebbe davvero voluto dimersi mandando tutti a quel paese, se non fosse che lo sgarbo ai suoi ex compagni sarebbe stato eccessivo, e da persona garbata qual è (tutto torna) non se l’è sentita. Il primo dei non eletti della Lega è Giovanni Bonifazio (che ultimamente è stato visto al congresso di FLI) e che ovunque si collochi è comunque in rotta con la Lega di cui è nemico dichiarato (e ricambiato). Soria non poteva farlo entrare in Consiglio al suo posto. E il ruolo di ‘battitore libero’ (cioè da solo nel gruppo misto) non è adatto a chi cerca un po’ di tranquillità e relax dopo due anni di conflitti politici interni e ‘insanabili’: non si sarebbe trovato affatto bene a doversi completamente auto-gestire. Senza dubbio il gruppo capitanato dal consigliere Rollero è stata la soluzione più adatta alle sue esigenze.
Ma l’importante è che adesso, senza più la pressione da capogruppo e le ‘insanabili divergenze’ con il proprio Partito che lo incatenavano faticosamente nel proprio ruolo, il consigliere Soria potrà finalmente essere quel che tutti ci aspettiamo: un leone. E ora potrà tirar fuori gli artigli, ruggendo come solo lui sa fare.
Nella prima serata, l’11 luglio, abbiamo discusso il bilancio previsionale 2011. Sembra una contraddizione ma è così: il documento che dovrebbe stabilire come e dove vengono spesi i soldi del Comune è stato approvato a luglio inoltrato.
Il nocciolo della questione Parasio non è tanto la scelta tra ascensori sì o no, belli o brutti, tra panchine con oppure senza schienale, zona pedonale anziché ZTL. Riguarda più in generale il metodo con cui si è arrivati a prendere certe decisioni: senza cercare un confronto, una condivisione. E più l’investimento è grande, più l’intervento è ampio e duraturo, e maggiore dovrebbe essere allargato il coinvolgimento.
Ieri l’Ordine degli Architetti ha diramato un comunicato sull’argomento, dato che più volte i progetti – e di conseguenza i progettisti – sono stati al centro della polemica. Quel che si legge è interessante; non perché venga espresso un parere specifico, cosa che l’Ordine stesso premette di non voler/poter fare, ma perché viene mossa una critiche decisa al metodo con cui sono state fatte le scelte progettuali:
Siamo tutti convinti che il continuo ricorso ad incarichi di tipo fiduciario e l’abolizione delle tariffe minime abbiano contribuito ad elevare la qualità dei progetti? […] le problematiche emerse in questi giorni hanno messo in luce la difficoltà delle Amministrazioni a dialogare con i cittadini e a condividere scelte importanti che incidono sulla funzionalità di spazi pubblici e sull’immagine di un borgo formatosi nel corso di centinaia di anni e che dovrebbero essere affrontate con la massima cautela.
Dicono “incarichi di tipo fiduciario” perché non c’è stata una selezione pubblica per individuare i progettisti che hanno ridisegnato il Parasio. Ricordo che un anno fa, dalle pagine di un quotidiano locale, qualcuno dal Comune sparò lì un ‘concorso di idee’ per giovani progettisti. Compito: ridisegnare Calata Cuneo. I progetti migliori sarebbero stati premiati (immagino con qualche lecca lecca e una pacca sulla spalla…) ma poi non se ne seppe più nulla. Invece per il Parasio, dove l’intenzione era reale e c’erano buone possibilità di partire coi lavori, gli architetti sono stati scelti basandosi su graduatorie esoteriche e sconosciute.
E’ necessario un nuovo sistema di gestione delle scelte, in cui le gare e i progetti non siano una fastidiosa imposizione normativa, ma il modo migliore per assicurare consenso e qualità degli spazi pubblici. Il nostro Ordine Provinciale insieme al Consiglio Nazionale ha aderito alla proposta di legge di iniziativa popolare promossa da ‘Il Sole 24 Ore’ che si pone l’ambizioso obiettivo di creare un mercato della progettazione in cui si faccia ricorso a semplici procedure di gara, sia per progetti che per incarichi di consulenza e convenzioni, ponendo al centro il progetto e non solo il prezzo della prestazione ed il curriculum dei professionisti. Le amministrazioni dovrebbero scegliere il progetto e renderlo pubblico, puntando sul confronto delle idee, anche per piazze e piccoli interventi pubblici. Mettere al centro il progetto significa eliminare sbarramenti di fatturato e di organico, dando più spazio alle idee. Il vincitore, in caso di necessità, dovrà comunque potersi associare a strutture meglio organizzate, mantenendo il ruolo di capoprogetto”.
Se tutto questo l’avessi detto io, mi sarei beccato del giovanilista rivoluzionario/visionario. E invece è proprio l’Ordine degli Architetti della nostra Provincia a dire chiaro e tondo che non è detto che le idee migliori vengano fuori per forza da chi ha il curriculum più lungo o i clienti più grossi.