il blog di Giorgio Montanari

candidato consigliere comunale a Imperia per Guido Abbo Sindaco

21 Dicembre 2009

Babbo Natale consegna un sacco di carbone al presidente Giuliano

Giuliano legge la lettera di Babbo Natale

Questa mattina abbiamo accompagnato Babbo Natale al Palazzo della Provincia. Il povero Santa Claus era stato infatti precedentemente avvistato che vagava a piedi sull’Aurelia all’altezza di Capo Berta, in quanto alla frontiera svizzera gli erano state bloccate le renne dalla dogana. Sentita la triste storia, il gruppo dei Giovani Democratici della Provincia di Imperia si è preso in carico il simpatico vecchietto polare scoprendo di doverlo accompagnare presso il Palazzo della Provincia ad Imperia. Babbo Natale grazie a noi ha raggiunto il destinatario finale della sua spedizione, ovvero il Presidente della Provincia Gianni Giuliano.

Questo il testo della lettera di Babbo Natale al Presidente:

Caro Gianni,

Nonostante tutti i tuoi sforzi, nemmeno quest’anno ce l’hai fatta a fare davvero il bravo. So che normalmente gli anni scorsi trovavi una lettera come questa a casa tua, sotto l’albero, ma quest’anno ho problemi a consegnartela a casa. Ero comunque sicuro di trovarti qui (almeno ancora per un po’ ).

Che altro dire, prova a fare meglio, so che in fondo sei un bravo bambino e che ti rovinano le cattive frequentazioni, ma oramai sei grande e dovresti cercare di sforzarti un po’ di più a comportarti bene. So che ce la potresti fare, se davvero volessi.

Tanti auguri di Buon Natale, comunque.

Tuo, Babbo Natale

Giuliano è stato al gioco, dopo aver letto la lettera e ricevuto il sacco di carbone ci ha anche offerto un po’ di stuzzichini, dato che nell’atrio del palazzo della Provincia era in corso una specie di festa di auguri.

Babbo Natale dal presidente della provincia di imperia

17 Dicembre 2009

Niente lista a 5 stelle per le Regionali

A pochi giorni dal post sulla pubblicazione del non-statuto torno sul non-partito di Grillo, che da sempre si articola territorialmente in non-sezioni-di-partito virtuali: i MeetUp.
Per dire che in liguria si sono recentemente svolte le primarie (anzi, le non-primarie) per scegliere il candidato Governatore per la lista a 5 stelle: per la cronaca, i votanti sono stati ben 57, grazie al fatto che ci sono scissioni e dissidi tra i vari gruppi locali.
Pare poi che tra Grillo e il vincitore delle primarie, tal Dr. Paolo Franceschi, siano sorte non meglio specificate “diversità di opinioni insuperabili”, insuperabili al punto da rinunciare alla candidatura.

15 Dicembre 2009

Imperia fotografata ed indicizzata da Google

Nella mattinata del 13 luglio scorso, per le strade di Imperia ha circolato un veicolo di questo tipo:

Google Car Street View a Imperia

Si tratta di una delle famose “Google Car”, cioè un’Opel Astra nera equipaggiata con una speciale fotocamera capace di scattare ripetutamente fotografie a 360°. Durante il percorso dell’auto è stato ripreso l’ambiente che circonda le varie vie, che successivamente sono state rese “navigabili” tramite il rivoluzionario servizio Street View.

Ovviamente Imperia non è stata ripresa interamente, ma solo le zone ritenute rilevanti dall’azienda di Mountain View: è possibile attraversare virtualmente la città tramite l’Aurelia e il lungomare Vespucci (con annessa vista del capannone), svoltare su Corso Roosvelt (stranamente manca il pezzo a senso unico di Viale Matteotti), passare davanti a Villa Carpeneto, salire fino in cima al Parasio lungo via Vecchie Carceri per ammirare il panorama di Piazza Chiesa Vecchia, gironzolare per Piazza Dante, ammirare lo yacht con annesso elicottero ormeggiato su Calata Cuneo, poi proseguire lungo la costa per arrivare fino alla sbarra all’inizio dell’incompiuta. Una sbarra che invece a Luglio non c’era è quella che limita l’accesso al molo lungo di Porto Maurizio: la Google Car è andata a farsi un giro anche lì mentre i lavori erano ancora in corso, evidentmente per sfruttare la vista panoramica della città.

Per quanto riguarda la privacy, Google tenta di rimuovere (anzi, “offuscare”) automaticamente i volti e le targhe automobilistiche. Com’è prevedibile vista la notevole quantità di foto scattate, qualcosa sfugge sempre ai controlli, e comunque non sempre la tecnica è efficace. Non è troppo difficile, per fare un esempio, riconoscere nell’uomo con barba e camicia arancione che attraversa il fondo di via S. Maurizio un noto esercente portorino.

12 Dicembre 2009

In effetti dispiace

L’incarico non è stato rinnovato perché le risorse non lo permettevano e Beppe Enrico ha accettato il posto a costo zero. Podestà ha svolto un ottimo lavoro, ma l’amministrazione ha preso una scelta diversa. Dispiace, però, che non abbia accettato il nostro invito a fare parte del Centro di educazione ambientale

[fonte: La Stampa]

Non si capisce il motivo per cui l’Assessore Broccoletti abbia deciso di riaprire la polemica sull’esonero, improvviso e categorico, del Prof. Nicola Podestà dal ruolo di Direttore dell’Osservatorio di Imperia dopo oltre un decennio di produttiva attività. Se l’intento è quello di rammentare agli Imperiesi che uno dei primi atti successivi all’insediamento della nuova Giunta fu proprio quello spiacevole episodio – cui seguirono numerose reazioni ed attestazioni di solidarietà – l’obbiettivo è sicuramente raggiunto.

Broccoletti ha ribadito ciò che disse in estate, ovvero che alla base della decisione ci sia un problema economico. Tramite questa ammissione la cittadinanza prenda nuovamente atto che la situazione delle casse comunali appare tutt’altro che florida, tanto da indurre addirittura alla rinuncia di un’importante e qualificata figura professionale come quella che il Direttore dell’Osservatorio rappresentava per poter risparmiare sì e no la somma di 10 mila euro all’anno.

E’ poi inevitabile rilevare che sono stati volutamente omessi due aspetti fondamentali della vicenda: il primo è che l’ex-direttore si era dichiarato disponibile a continuare la propria collaborazione a titolo gratuito, come peraltro già fece durante la Giunta Berio in periodi di altrettanto evidenti ristrettezze economiche, pur di continuare lo svolgimento delle attività divulgative, scientifiche e didattiche; e questa proposta non ebbe seguito.

Il secondo è un aspetto formale, ma non per questo meno importante: come ringraziamento ed attestazione di grande stima verso il Professore e il suo operato, non si poteva trovare espressione peggiore che sostituire la serratura della porta d’ingresso, con l’intento di impedirgli da un giorno all’altro ogni accesso all’Osservatorio. Trattamento irrispettoso nei confronti di chi, in quei luoghi, ha dedicato un lungo periodo della propria vita professionale, arrivando anche – come già ricordato – a rinunciare alle proprie indennità qualora necessario, dando prova di grande senso civico e responsabilità.

Alla luce di questi fatti, appare quindi più che giustificabile la conseguente e risoluta decisione dell’ex-direttore di escludere la sua partecipazione dal Centro di Educazione Ambientale, visto che evidentemente l’Amministrazione non solo non desidera, ma nemmeno merita, le sue competenze.

11 Dicembre 2009

Il non-statuto del non-partito di Beppe Grillo

Grillo Marx

E’ fuor di dubbio che l’idea di un non-statuto, per quella che Grillo stesso definisce una non-associazione, nasce dalla palese necessità di non cadere nel tanto denigrato partitismo che da tempo tenta di combattere e di conseguenza – almeno nella forma – dalle regole che ne sono proprie.

Considero questa sua mossa inevitabile se l’intento, come prospetta il fondatore, sarà quello di inserirsi stabilmente nel panorama politico italiano. Ed è di gran lunga più coerente con tutto ciò che “il Grillismo” rappresenta, rispetto alla boutade estiva della candidatura alle primarie del PD. Quella era una porta d’ingresso sbagliata, e non solo Grillo ne era perfettamente a conoscenza, ma dubito anche che abbia mai voluto aprirla sul serio. Non è un caso che nel suo moVimento non possa entrare chi fa già parte di un (altro) partito politico, e la cosa non deve stupire né scandalizzare. Anzi, è esattamente ciò che accade solitamente: nell’adesione viene riconosciuta non solo un’azione formale, ma anche un appoggio ideologico che dev’essere esclusivo.

Quasi superfluo citare il Piratpartiet svedese – che ha debuttato nel 2006 con meno dell’1% e si è ritrovato la scorsa primavera con il 7,1% e un seggio al Parlamento Europeo – per affermare che l’importanza di internet, la sua capacità di divulgare le informazioni, la sua rilevanza per la creazione del consenso,  non vanno sottovalute. E del fatto che Grillo sappia sfruttare bene queste caratteristiche non si può non tener conto. Abbiamo visto che le “liste a 5 stelle” si sono riuscite a ritagliare qualche spazio degno di nota in alcune grosse città alle scorse elezioni amministrative. Ora si alza il tiro, per guardare in alto puntando sulla “democrazia dal basso” scevra da macchinosi organismi dirigenti e dai condizionamenti vari che distolgono dai problemi reali. Di cui, appunto, Grillo parla costantemente sul suo beppegrillo.it.

Non va santificato per questo, ma per capire come siamo arrivati fin qui occorre almeno avere l’onestà intellettuale di ammettere che Grillo ha rivoluzionato non solo il modo di fare politica sul web, ma ha anche radunato e animato quel folto sottobosco della rete composto da cittadini/navigatori intenzionati ad usare internet per informarsi e contro-informarsi. Ha raccontato le sconcezze di cui il mondo politico inonda quotidianamente il paese trattatando nel contempo temi specifici ed attuali come energia, ricerca, giustizia, ecologia, economia. Ha diffuso tonnellate di informazioni – spesso “scomode” – che con difficoltà sono reperibili sui media mainstream. Ha poi preso qualche cantonata, ma nulla che gli abbia impedito di incassare e consolidare una sproporzionata credibilità, anche grazie al fatto che la politica convenzionale non fa nulla per meritarsela. Per fare un esempio, uno dei risultati è, nei fatti, che una parte considerevole del suo popolo dei grillini è disposta a reputare vero a priori il contenuto di qualsiasi catena di Sant’Antonio che contenga nell’incipit le parole “come dice Beppe Grillo sul suo blog…”. Infine, ultimo ma non per ultimo, Grillo ha iniziato ad utilizzare il blog come veicolo di contenuti politici, nonché come non-luogo di aggregazione, discussione e iniziativa, quando ancora i partiti su internet erano – se c’erano – solo primordiali miscugli di comunicati stampa e faccioni sorridenti fotoritoccati.

La nascita ufficiale del moVimento è  come un esperimento a metà. Da una parte c’è la base di partenza, tutt’altro che incognita o incerta: la rete. Se ne conoscono nel dettaglio usi, target, potenzialità, pregi, difetti, peculiarità. Dall’altra c’è la politica, quella vera e vecchia, fatta di decisioni, intoppi, compromessi, macchinosi artifici. Ed è lì che Grillo tenta di irrompere. Ma la politica come la conosciamo noi, nel nostro hic et nunc,  è solo uno dei tanti modi in cui può essere concepita; è quello a cui siamo riusciti arrivare in millenni di storia. Vista così, non è poi un granché di risultato. Siamo solitamente portati a pensare che, per quanto possa essere malfunzionante, il nostro sistema (mi riferisco in generale a quello applicato nelle c.d. democrazie occidentali) sia comunque il migliore, ovvero il massimo compromesso tra rappresentanza e sovranità popolare. L’evoluzione è comunque tutt’ora in corso, non è ancora finita e se tutto va bene mai finirà: prima o poi si dovrà tener conto dei mutamenti della società cui la politica è applicata nonché del progresso tecnologico che oggi permette di fare cose che fino all’altro ieri erano non soltanto impraticabili, ma addirittura inimmaginabili; progresso che domani permetterà di farne altre ancora, più velocemente, e – viene da sperare – decisamente meglio.

In una interessante puntata di Report di qualche tempo fa si è accennato tra le altre cose a metodi sperimentali di democrazia partecipativa. In poche parole significa che c’è qualcuno, come il Prof. Sintomer del Centre national de la recherche scientifique di Parigi, che studia forme innovative in cui possa esprimersi la sovranità popolare. Una di queste prevede che una selezione casuale di cittadini, estratti a sorte in un campione sociale molto ampio e adeguatamente informato, si confronti con le istituzioni che lo rappresentano partecipando alle decisioni. Creare una terza Camera composta a random da cittadini non qualificati può sembrare un’ipotesi bizzarra o futuristica. Magari lo è oggi in Italia, ma possiamo star certi che prima o poi ci saranno nazioni che modificheranno il proprio ordinamento per adeguarsi ai tempi moderni sfruttando ciò che di buono l’era digitale può offrire. Lo ha già proposto in Francia Ségolène Royal, e com’era immaginabile non senza suscitare vivaci polemiche.

Ogni tanto c’è chi vuol far politica alla vecchia maniera, e allora decide di entrare in un partito. Io, nel mio personale hic et nunc, ho individuato nel PD il mezzo per fare la mia politica. Tale partito non rispecchia affatto il 100% del mio pensiero, delle mie priorità, della mia idea della società o della vita, né mai lo potrà fare. E’ dunque il meno peggio, ma non lo affermo con il tono dimesso e scoraggiato di chi non ha trovato di meglio. Semplicemente, la strada che si sceglie è quella che si sente più affine, ma non per questo è un ripiego. E’ fisiologico: si cerca, tra le alternative, quella che maggiormente combacia con sé stessi, cercando semmai di migliorarla con la propria partecipazione attiva al fine di indirizzarla e forgiarla secondo i desideri soggettivi. Da qui nasce l’aggregazione: dal compromesso reciproco. In alternativa, se rifiutassi questa teoria, potrei fondare il mio movimento proprio come lui. Una volta allargata la base dovrei prima o poi mettere in discussione le mie idee per consentire la partecipazione degli altri – che non è mai incondizionata – e per non correre il rischio di esser tacciato di totalitarismo. A questo punto potrei puntare sulla democrazia totale, mettendo direttamente in mano alla base ogni singola alternativa; e con le tecnologie attuali è fattibile.  Ma cosa accadrebbe se un giorno la base optasse per un indirizzo diametralmente opposto al mio?  E siamo così sicuri del fatto che se è la collettività stessa a gestire le scelte che la riguardano, ciò costituisca garanzia sufficiente a ritenerle univocamente giuste, e giuste per tutti? E ancora, per quanto tempo il meccanismo potrà resistere prima di incepparsi e degenerare in un caos immobilizzante?

Queste le finalità all’esperimento in corso: vedremo che fine farà l’ambizioso progetto sul medio e lungo periodo, scoprendo se e come sarà il movimento di Grillo a cambiare la natura della politica oppure la politica a cambiare la natura del movimento di Grillo. Per sapere se è sul serio realizzabile, qui e ora, un progetto di partecipazione e condivisione che non passi dagli apparati che costituiscono lo stato attuale delle cose bensì nasca e si sviluppi da una base così ampia e informata da costituire in sintesi un’unica intelligenza capace di scegliere solo ed esclusivamente per ottenere il bene comune.

10 Dicembre 2009

Porto Maurizio non decolla, e i commercianti si arrabbiano

Escludo di poter essere definito come uno che non segue gli avvenimenti imperiesi oppure che non legge la stampa locale. Ma se non fossi passato dal centro di Porto Maurizio nello scorso week end forse non mi sarei accorto dell’evento “Sulle vie del Natale” organizzato dal CIV dal 5 all’8 dicembre scorsi. Qui forse sta il primo problema: la carenza, magari per la mancanza di fondi adeguati, di aspetti importanti come la comunicazione e la pubblicità. Inutile il paragone con Olioliva, che ha raggiunto ormai dimensioni e importanza ragguardevoli, ma si può e si deve fare di più affinché anche gli eventi “minori” come questo non passino in sordina.

La manifestazione è stata etichettata come un autentico “flop” dai commercianti della zona, che lamentano uno scarso afflusso di visitatori a fronte di una chiusura delle strade che è ha avuto inizio il 4 sera. Il loro punto di vista è chiaro: se in questo periodo di shopping pre-natalizio si vieta il centro alle auto, dev’essere per un motivo più che buono. E stando a loro il buon motivo, cioè i risultati, non si sono visti.

Dice il titolare del Bar Pepito:

La manifestazione non ha proiettato Porto Maurizio in un percorso di valorizzazione, in quanto ha paralizzato per quattro giorni la città per offrire alla vista di residenti e visitatori un triste spettacolo che non ha richiamato sicuramente l’atmosfera suggestiva e festosa dei Mercatini di Natale. Si è solamente assistito a una rassegna di gazebo sparpagliati per le vie con la quasi totale assenza di bancarelle tematiche che sarebbero dovute essere il vero e proprio mercatino natalizio.

Se la manifestazione è andata male (vuoi per il tempo inclemente, vuoi per la quantità e la qualità delle bancarelle) viene da chiedersi con chi se la possano prendere i 30 commercianti che stanno raccogliendo firme. Semplice: con il CIV e la sua presidentessa Luciangela Aimo. Perché se c’è una cosa in cui noi imperiesi siamo maestri, è l’arte del mugugno.

Ora, lasciando stare le battute su quella che Angelo di ImperiaParla chiama LMCP (La Mia Candidata Preferita), prendiamo in considerazione per un attimo l’altra campana: se è vero che il CIV ha toppato nella pianificazione – probabilmente sopravvalutando sia i benefici dell’isola pedonale sia il richiamo che il mercatino avrebbe avuto – qualcuno ci tiene anche a far sapere che alle riunioni tecnico-organizzative c’erano ben pochi dei commercianti che ora stanno prontamente sbottando.

I casi sono due: o la Aimo ha seriamente in mano tutta Porto Maurizio, ne dispone come meglio crede senza dover rendere conto a nessuno, ed esclude a forza i dissenzienti, oppure gli esercenti si stanno organizzando a mo’ di guelfi bianchi e guelfi neri, spaccandosi e conseguentemente negando una loro partecipazione attiva e complessiva. L’unità, e non solo d’intenti, è un passo indispensabile per cominciare una “rimonta” che rimedi all’evidente squilibrio creatosi tra Oneglia (i ghibellini) e Porto.

Che mi risulti, tra CIV e Consorzio Porto Maurizio, la Aimo da un bel po’ lega il proprio nome alle iniziative portorine: dalla “Fiera del libro” al “Dalle Alpi Congusto”, passando per la notte bianca. Aggiungerei: non senza risultati, piaccia o non piaccia. E il fatto che da qualche tempo sieda in Consiglio Comunale mi pare del tutto ininfluente sotto questo frangente. Nessun’altro trova lo spazio per inserirsi oppure la si lascia fare cosicché se va bene siam tutti d’accordo, mentre se va male… pronti con il tiro al bersaglio?

In tutto questo l’Amministrazione Comunale mi pare troppo silente; sempre pronta a salire sul carro dei vincitori quando le cose vanno bene ma del tutto assente in situazioni cruciali come questa. Della serie: “Siete autonomi? Allora sbrigatevela da soli”. Eccolo, il rilancio di Porto Maurizio prospettato da Strescino in campagna elettorale. D’altronde difficile prender posizione davanti a questo amletico dubbio: dalla parte della propria Consigliera, o dalla parte dei commercianti che si lamentano?

CIV e Consorzi vanno presi per quel che sono, ma alcune scelte strategiche devono essere prese a Palazzo. Decisioni cruciali, per l’appunto. Non si tratta semplicemente di una fiera andato male. Nello specifico: personalmente continuo a ritenere la pedonalizzazione della parte alta di via Cascione come una strategia da non scartare a priori. E’ un dato di fatto che dove si vuol togliere le auto si riceve innanzitutto la resistenza dei commercianti, che non la vedono come un’opportunità ma come una limitazione; poi questi, una volta che si accorgono dei benefici dell’isola, non vogliono più tornare indietro. Certo però che se i test riescono così male, facilmente lo scontento generale non porterà mai nemmeno a ripetere l’esperimento in futuro.

Non basta stare a guardare l’arena mentre le belve si sbranano per contendersi le ultime briciole rimaste. Bisogna che il Sindaco si dia una mossa, facendo in modo che il Comune prenda la situazione in mano ed azzardi. Possibilmente prima che finiscano anche le briciole.

5 Dicembre 2009

Avanti un altro (indagato)

Era già noto che la Finanza stesse facendo delle indagini relativamente alle famose colonnine smantellate un paio di settimane fa dalla banchina di Calata Cuneo. Quello che so è che una lauta compagine di finanzieri si è presentata presso la sede operativa della Società, sequestrando un po’ qualsiasi cosa vi fosse dentro. Oggi si apprende che c’è ufficialmente un indagato: trattasi di Carlo Conti, Amministratore delegato della Porto di Oneglia spa nonché direttore generale della Porto di Imperia spa. Di quest’ultima società, per l’affaire capannone, è già indagato il presidente Paolo Calzia, che è anche segretario generale del Comune di Imperia. Comune che è socio per un terzo della Porto di Imperia spa, che a sua volta è azionista della Porto di Oneglia spa. Giusto per avere un quadro completo.

Oltre ai guai giudiziari, c’è dunque un evidente guaio politico: il Comune non è affatto estraneo alla vicenda. Non è, insomma, lo spettatore impotente delle malefatte altrui, bensì l’esatto opposto: complice e arbitro consenziente di una deriva cui non ha saputo e voluto mettere un freno. E alla fine l’era dei mega-yacht naufragava tra picconate ed avvisi di garanzia.

E’ ora di ripensare il porto di Oneglia, ridisegnarne le funzioni ed ottimizzarne gli spazi, affidarne la gestione ad un soggetto credibile. In definitiva: restituirlo a Imperia.

30 Nobembre 2009 – Comunicato di Paolo Verda, capogruppo PD in Consiglio Comunale, sulla situazione portuale a Imperia

Dopo i primi commenti rilasciati a caldo la sera della vergognosa rimozione delle colonnine dalla banchina del porto di Oneglia e, più avanti, nel corso della visita della commissione regionale preposta, al fianco delle autorità locali, mi piace tornare sull’argomento per fare chiarezza sulla nostra posizione riguardo ai fatti degli ultimi mesi e più in generale riguardo alla futura politica portuale della città di Imperia.

Ribadisco innanzitutto lo sdegno per l’inevitabile conclusione della vicenda della gestione privatistica della porzione turistico/commerciale dello scalo onegliese. Conclusione che ha la sua radice in comportamenti accondiscendenti e atti oscuri e ambigui. Troppe volte e per troppo tempo l’Amministrazione comunale – e non solo – non ha voluto o non ha saputo vedere ciò che stava accadendo sotto le proprie finestre. Miopia, distrazione o incapacità registrabili sia nella questione porto di Oneglia, sia nel controllo dei lavori di costruzione del porto turistico cittadino.

Ricordo tre “episodi”, in proposito, che ritengo possano essere considerati quantomeno concause del ravvedimento, purtroppo tardivo, e della presa di coscienza delle autorità tutte:

– in primo luogo la denuncia, a firma mia e del consigliere Zagarella, circa le difformità morfologiche del capannone della nautica il cui scheletro si erge immoto, indisturbato e arrogante in mezzo ad un cantiere in piena attività. In barba alle più elementari regole di correttezza e buon senso che, se tenute in debita considerazione, avrebbero portato a una rimozione e sostituzione delle elementari strutture poste in opera, per far ripartire i lavori in ottemperanza a ciò che era previsto nel progetto approvato;

– l’esposto del consigliere Indulgenza sulle aree occupate dai natanti turistici in esubero rispetto a quelle individuate nella concessione rilasciata dal Comune alla Porto di Imperia;

– l’azione di sensibilizzazione svolta, in modo compatto, dalle forze del centro sinistra nella scorsa campagna elettorale per l’elezione del sindaco di Imperia, riguardo alla situazione del porto di Oneglia ed in particolare ai mancati guadagni per la collettività.

Questa azione, che seguiva a molte altre portate avanti da tutte le forze politiche di minoranza a partire dal novembre 2007 (in occasione della delibera di indirizzi dell’amministrazione sullo scalo onegliese), evidenziava ancora una volta tutte le storture, le dimenticanze, le lacune che hanno caratterizzato il rapporto di tutte le autorità preposte con i soggetti gestori dello scalo di Oneglia.

Per quale motivo sono stati tollerati mesi di occupazioni che andavano oltre i termini di scadenza e debordanti rispetto alle aree in concessione? … non è dato sapere.

Ora però si è finalmente arrivati ad un punto di svolta:

– il comune ha richiesto per sé la concessione sullo scalo onegliese;

– la capitaneria fa sentire finalmente la sua autorità garantendo il rispetto delle regole;

– la Regione tramite la commissione ad hoc sta per emanare le direttive conclusive sul porto;

– la procura indaga su ciò che è accaduto nei mesi scorsi.

Registro infine come gli stessi colleghi di maggioranza, o almeno alcuni di essi, abbiano abbandonato l’atteggiamento di altezzoso disdegno riservato in passato alle nostre denunce, ritenute tediose e inutilmente polemiche, scoprendosi invece, oggi, strenui difensori di quelle stesse tesi.

E’ con soddisfazione, s’intende, che assistiamo a questo felice cambio di fronte e ci piace pensare di aver collaborato a tale illuminazione.

Non avremo vinto la guerra, dunque, ma almeno una battaglia importante l’abbiamo vinta per TUTTI i cittadini di Imperia, come promettevamo, in evidente e piena buona fede, in campagna elettorale. E ci siamo riusciti anche dai banchi della minoranza.

Il ritorno alla gestione pubblica del porto, conclusione positiva di una vicenda altrimenti davvero priva di senso, invita ora a passare dalle polemiche alle proposte, così che non si dica che solo di polemica si nutre il fronte dell’opposizione.

Mi permetto quindi di esporre una sequenza di azioni possibili da compiere nel futuro. Pongo sul tavolo alcune idee che hanno la sola ambizione di diventare base di una discussione che conduca, tutta la città a farsi carico e a godere delle potenzialità di entrambi gli scali.

1. Elemento primario è naturalmente la GESTIONE UNITARIA DELLO SCALO ONEGLIESE che dovrà tornare sotto la regìa pubblica. Solo in questo modo, grazie ad una visione corale, potrà essere garantita pari dignità e sviluppo a tutte e tre le funzioni: pesca, turismo/commerciale e commercio.

2. Sarà quindi possibile affidare, almeno in attesa della gara ad evidenza pubblica, LA GESTIONE E LA PROMOZIONE DELLA PARTE TURISTICO COMMERCIALE DEL PORTO AD UN SOGGETTO COME L’ASSONAUTICA che, UNITAMENTE ALLA COMPAGNIA MARESCA, già presente sullo scalo, potrà svilupparne immediatamente le ampie possibilità economiche ed occupazionali. Tutto ciò tenendo conto che gli impieghi transitori dovranno sempre configurarsi come transiti reali e quindi compatibili con la vigente destinazione che non contempla il parcheggio-campeggio delle imbarcazioni. In questa fase, oltre al completamento del progetto di sistemazione della porzione dedicata alla pesca, con l’utilizzo degli introiti potranno essere programmati, progettati e attuati interventi di “restauro” della calata Cuneo a partire dal ripristino completo della antica pavimentazione in “basole”.

3. Propongo, quindi, di affrontare una seria discussione riguardo alla proposta avanzata da Vittorio Coletti sulle pagine liguri del quotidiano La Repubblica. In essa si proponeva sostanzialmente una TUTELA PAESISTICO AMBIENTALE SUI PORTI STORICI della nostra regione. Con la conseguente individuazione di categorie ammissibili di opere, funzioni e potenziali fruitori, compatibili con questi luoghi di rara bellezza e infinita delicatezza paesistica.

Trovo la proposta estremamente interessante e condivisibile. Immaginiamo infatti cosa potrebbe essere il porto di Oneglia se la funzione turistico/commerciale, per esempio, fosse garantita da imbarcazioni pienamente in sintonia con le dimensioni, la storia e l’architettura del luogo. Uno spazio – questa volta sì unico nell’intero bacino del mediterraneo – dedicato esclusivamente a una certa tipologia di imbarcazioni, (barche a vela, natanti storici), potrebbe davvero valorizzare il nostro porto in modo armonioso e pienamente dialogante con la parte a destinazione peschereccia.

Il nostro turismo non può fondarsi su caratteristiche a noi estranee, ma può trarre vitalità e unicità solo da valori che appartengono alla storia culturale e commerciale della nostra città.

4. Per finire avanzo una proposta riguardante il bacino storico di Porto Maurizio. Premetto che, pur condividendo la scelta riguardante la creazione di un nuovo porto turistico, da subito mi sono trovato in pieno disaccordo sulle scelte societarie ed economico-finanziarie. Il comune di Imperia poteva e doveva pretendere di più, sia in termini di risorse che di potere gestionale. Sin dai primi passi noi siamo stati il soggetto debole dell’intera operazione e gli ultimi avvenimenti ne sono la piena conferma.

In particolare l’aspetto che ho sempre definito “odioso” è stata la perdita del bacino storico di Porto Maurizio, questo doveva rimanere pubblico, i fruitori dello scalo dovevano rimanere a nostro carico e solo con noi dovevano interloquire. Il caso di Porto è unico in tutto il bacino del mediterraneo: non conosco nessun altro porto storico ceduto ad un soggetto a maggioranza privata.

Ora, dopo il fallito tentativo della vendita delle quote azionarie che il Comune di Imperia possiede all’interno della società del porto, potremmo rimediare a tutto ciò: occorre chiedere uno SCORPORO DELLE CONCESSIONI DEMANIALI e, attraverso una ridefinizione della nostra quota, RIENTRARE IN POSSESSO DELLA PARTE STORICA.

SI PUO’ FARE, occorre lavorare con decisione a questa proposta, ma occorre per prima cosa che l’Amministrazione comunale rimetta saggiamente in discussione questo aspetto fondante del progetto iniziale.

SE TUTTE LE FORZE POLITICHE E TUTTI I CITTADINI SI MOSTRASSERO PER UNA VOLTA COMPATTI, POTREMMO TRA BREVE AVERE UNA CITTA’ CHE AUTONOMAMENTE E DIRETTAMENTE GESTISCE E TRAE RICCHEZZA DALLE INFRASTRUTTURE CHE PIU’ LA CARATTERIZZANO: I BACINI STORICI DI PORTO E DI ONEGLIA.

Concludo, infine, con un appello: qualcuno sta controllando cosa accade in Calata Anselmi? Aspetti economici e finanziari, demaniali e societari, spazi occupati e compatibilità tra le destinazioni d’uso ammesse e quelle in essere……è tutto in regola ?!

Mi auguro che sia l’Amministrazione Comunale che la Capitaneria di Porto abbiano valutato in queste settimane tutti gli elementi sopraelencati, in modo da scongiurare che un epilogo simile a quello onegliese, possa diabolicamente replicarsi anche sullo scalo portorino.

Imperia 30 novembre 2009

Paolo Verda

4 Dicembre 2009

Cacciatori di taglie

ciclamini2

Fa bene Broccoletti, assessore all’Arredo urbano, a chiedere la collaborazione dei cittadini per scoprire chi ruba piante e fiori dalle aiuole (e non solo).

Se ne sparisce una, può essere il gesto estemporaneo di un fidanzato smemorato nel giorno dell’anniversario.  Se ne spariscono dieci, può essere qualcuno che se le mette in giardino. Ma se 200 piante di ciclamini vengono rubate in una sola notte non ci sono scusanti: il danno è evidentemente eccessivo. E non va bene per niente.

Broccoletti, non potendo promettere denaro contante, ripagherà in natura chi fornirà indicazioni utili.

Aggiornamento: proprio stamattina, nemmeno a farlo apposta, i Carabinieri hanno fermato un pensionato che stava caricandosi in macchina oltre 200 piante di aloe.

4 Dicembre 2009

Consiglio del 3 dicembre

5) All’unanimità approviamo l’adesione del Comune all”Accordo di Programma per l’integrazione, l’inclusione sociale ed il successo formativo nelle istituzioni scolastiche autonome della Provincia di Imperia”. Viene bocciata una mozione presentata da PrC, perché giudicata dal PdL valida nei contenuti ma inaccettabile poiché l’accordo di programma è un documento condiviso da tutti i comuni della provincia e pertanto – a loro dire – non modificabile in questo momento dell’iter.

6) La pratica riguarda di una modifica delle NTA (norme tecniche attuative) del Piano Regolatore. Viene portata da 28 a 38 metriquadrati il limite minimo per ottenere l’agibilità di un alloggio, con l’obiettivo di rendere le dimensioni della abitazioni più “consone”. Se l’alloggio supererà i 75 mq dovrà essere garantita la disponibilità – da parte di chi costruisce – di almeno 2 posti auto. Tutto il consiglio vota favorevolmente.

7) Si tratta dell’approvazione di un Piano Particolareggiato in una zona di Caramagna dove verranno costruiti alloggi popolari. Il prezzo sarà piuttosto alto, 2750 euro al mq. Vengono presentati due emendamenti, di cui sono sottoscrittore. Con il primo si intende stabilire che il 20% degli alloggi convenzionati dovranno essere dati in affitto secondo quanto stabilito dal contratto c.d. “3+2” previsto dalla legge all’equo canone.

Il secondo invece intende estendere il diritto all’alloggo anche a chi appartiene a una “famiglia anagrafica” come definito sul DPR n. 223 del 30 maggio 1989. Entrambi non vengono accettati (secondo Fossati non sono accettabili per motivi tecnici e politici). In particolare, rispetto al secondo, afferma che essendo la coperta “corta”, occorre dare “priorità” alle “famiglie di diritto”. Sulla pratica il PD si astiene.

8) Si discute infine la mozione sugli impianti di produzione di energia elettrica. Il problema, com’è noto, è uscito fuori da quando una società ha deciso di costruire in un capannone di Barcheto una centrale ad olio di colza. Dopo le proteste dei cittadini imperiesi (stasera in consiglio ce ne sono molti meno rispetto a qualche settimana fa) il Comune ha trovato una via tecnica per non far iniziare la produzione. Nel frattempo la società titolare del costruendo impianto ha opposto ricorso al tribunale amministrativo.

Si è dunque reso necessario stabilire una volta per tutte che industrie di questo tipo non possono trovare posto sul territorio comunale. La mozione, approvata ovviamente all’unanimità, impegna la giunta a modificare l’NTA del piano regolatore in maniera tale che, ad esclusione degli impianti eolici e fotovoltaici, vengano vietati tutti gli altri tipi di produduzione. Trattandosi di una mozione, può intervenire solo un consigliere per ogni gruppo (per il PD Zagarella, che ha notevoli competenze professionali sulla materia). Dovrò aspettare il prossimo consiglio per esporre il mio pensiero sul tema.

Anche questa volta si è andati per le lunghe, e il consiglio termina che manca poco alle 2.