il blog di Giorgio Montanari

candidato consigliere comunale a Imperia per Guido Abbo Sindaco

3 Dicembre 2010

Out of control

Oramai il termine “blitz” associato al porto di imperia non fa quasi nemmeno più notizia. Tutti hanno capito che siamo nel baratro, e ogni giorno sempre più giù. L’ha capito la città, e l’ha capito anche l’amministrazione comunale, anche se ancora non viene ammesso in pubblico. Però siamo passati dal “va tutto bene” al rituale e più cautelativo “ci auspichiamo che tutto si risolva”.

E pensare che solo a luglio il sindaco diceva

Tutto sta procedendo nel modo giusto verso il completamento di un’opera che i nostri concittadini stanno già apprezzando.

La presenza del Comune nella Porto di Imperia SpA contribuisce alla completa trasparenza di tutte le decisioni prese […]

Già quest’ultima frase faceva a pugni con un’altra, dell’anno scorso:

Il Comune riuscirà a esercitare meglio il suo controllo stando al di fuori della Porto d’Imperia Spa che al di dentro

Col senno di poi mi viene seriamente da credere che se qualcuno avesse comprato le azioni sarebbe stato molto meglio, anche se non ho mai pensato che il controllo potesse essere davvero migliore “stando al di fuori”. Se nessuno si è fatto avanti per portarsi via il 33% del Comune, un motivo potrebbe essere che non esiste un imprenditore disposto a spendere 23 milioni di euro per entrare in una società senza fare almeno un controllino su quelli che diventerebbero i suoi futuri soci e su come vanno le cose. E non si può escludere che l’amministrazione cercasse di vendere proprio perché un certo sentore di castello che si sgretola era già in giro. Ma evidentemente era troppo tardi.

Ora il “sentore” si è concretizzato nelle ben note indagini suddivise, stando alla stampa, in 5 filoni: Capannone, la montagna di terra, posti barca, subappalti, associazione a delinquere. Non ho contato la mediatrice russa che è in causa con Caltagirone, sciocchezze rispetto al resto. Anche se le cifre sono comunque di tutto rispetto: 400 mila euro di fatture non pagate per mediazioni relative a posti barca da 30 milioni. Dopo le serrature cambiate da un fornitore creditore, ci manca solo che l’Enel domani stacchi la corrente al molo per bollette non pagate. Se arriveranno pure la Guardia Forestale e il Tenente Colombo saranno intervenute tutte le forze di polizia esistenti.

A ben vedere, questa situazione potrebbe ulteriormente fornire una spiegazione riguardo alla modalità con cui le quote vennero messe in vendita: era quella “opzione put” per cui all’acquirente sùbito sarebbe andato solo il 10%, mentre il restante 23% doveva essere obbligatioriamente pagato (e acquisito) solo su decisione del Comune. In pratica prima ci vendiamo quel che serve per tappare qualche buco e poi, siccome potrebbe andare tutto a rotoli,  senza il rischio che le quote perdano valore ci teniamo pronti a dar via il resto e salvare tutto il salvabile.

Attualmente da salvare resta sempe meno. Oltre al porto, anche la faccia, perché sembra che l’ipotesi di una revoca della concessione sia qualcosa di più di una remota ipotesi utilizzata come “minaccia”. Se questo avverrà, allora occorrerà fare un bello sforzo per non ammettere che la gestione di tutta la vicenda portuale, dagli albori ad oggi, è stata un mezzo disastro; ma ci proveranno, e immagino che sarà difficile incolpare l’opposizione: data la portata e le dimensioni che hanno le varie inchieste, e la quantità di torbidume che sta uscendo fuori, si passerebbe per fessi.

Se la Porto di Imperia Spa dovesse uscire di scena, sarebbe il massimo leggere qualcosa di simile: “eravamo in dubbio tra dentro e fuori, e abbiamo tagliato la testa al toro.”

30 Novembre 2010

Consiglio Comunale del 29 novembre 2010

La seconda delle due sedute (quella del 30 novembre) alla fine è saltata perché una delle due pratiche in programma è stata ritirata: si tratta di quella relativa all’autoparco. Come al solito si era arrivati all’ultimo momento a discuterne, in maniera non sufficiente a prendere una decisione così impegnativa come quella proposta dall’Amministrazione. Dunque si è fatto tutto in una lunga seduta.

Nella variazione di bilancio (la quarta) la voce più sostanziosa riguarda i rifiuti. L’anno prossimo il Comune spenderà 780 mila euro in più di quanto l’Assessore aveva pronosticato nel bilancio di previsione. Dunque per il 2011 tra ritiro e discarica il totale arriverà a  8.634.000 Euro. Ovviamente questo aumento è derivato dai casini che sono successi, e stanno ancora succedendo, attorno alle due discariche provinciali. Il costo aumenterà così tanto perché attualmente la nostra rumenta va a Collette, viene separata (umido/secco) e quest’ultimo (circa l’80%) viene trasportato fino a Vado. Il riflesso sui cittadini è un altro aumento della TARSU. Un sentito grazie – ancora una volta – alle amministrazioni provinciali del centrodestra che in 15 anni non hanno saputo fare nulla per evitare questa situazione.

Alla fine tutto il dibattito su questa variazione è stato attorno alla questione dei rifiuti, e come al solito dal PdL hanno tenuto un atteggiamento imbarazzante, dove secondo loro la colpa è della Regione, del commissario, degli eventi (perché loro mica “potevano presagire” che la discarica sarebbe stata chiusa), dell’elfo domestico, insomma di tutti tranne che degli esponenti del loro partito che hanno governato a livello locale per tutti gli ultimi 15 anni. Eh già, chi l’avrebbe mai detto che non si sarebbe potuti andare avanti  con le proroghe, anno dopo anno, all’infinito?

Per quanto riguarda la variazione successiva, si è parlato dell’argomento SAIRO. Nel 2007 la società Imperia Sviluppo, già partner del Comune nella Porto di Imperia spa e proprietaria della vecchia raffineria comprata all’asta, stipulò un accordo con il Comune: si impegnava a cedergli, bonificato, l’edificio in cui dovrebbe nascere l’incubatore d’imprese; in cambio avrebbe avuto grosse agevolazioni per costruire, sempre lì, una residenza turistico-alberghiera.

Il primo problema è nella bonifica: secondo il parere del dirigente comunale non è stata fatta come da contratto. Il secondo problema è che se entro metà gennaio l’immobile non è pronto si perde il finanziamento, indisensabile per avviare l’incubatore.

Dunque si è voluto/dovuto inserire a bilancio la somma necessaria a completare la bonifica per tempo, 1.235.000 Euro, affinché il Comune possa farsene carico nel caso in cui sorga – com’è probabile – un contenzioso legale con l’Imperia Sviluppo. L’atteggiamento viene definito “prudente” dalla maggioranza, e in effetti è così. Resta il fatto che trattasi di un bello “scherzetto” che i soci preferiti del Comune giocano alla città. Nattero l’ha definito “regalone urbanistico”, confezionato utilizzando la buona causa dell’incubatore come all’epoca fu fatto al Prino con l’allargamento del campo di atletica. E come ha detto Verda nel suo intervento, non è nemmeno detto che siano loro a concludere la loro parte di opera; chissà, magari un domani faranno intervenire un terzo, un po’ come accadde col porto.

Entrambe le pratiche sono state approvate con i voti della maggioranza, mentre l’ultima – una presa d’atto della mancata presenza di osservazioni su un piano particolareggiato, viene votata senza dibattito quasi all’unanimità (qualche astenuto nella minoranza).

29 Novembre 2010

O.d.g. 29 e 30 novembre 2010

Questa sera in consiglio si voterà sul bilancio. La buona notizia è che per il 2010 il patto di stabilità verrà rispettato contrariamente alle previsioni. Il risultato è stato ottenuto con un escamotage, come ammette l’Assessore Calcagno: una serie di sostanziosi pagamenti a fornitori del Comune, grazie ai sostegni bancari, sono stati posticipati all’inizio del 2011.  Il rovescio della mesaglia è che ovviamente questo diminuisce (per non dire azzera) sin d’ora le possibilità che venga rispettato anche nel 2011.

L’altro argomento importante, che salvo inversioni dell’ultim’ora verrà discusso domani, riguarda l’autoparco o comunque vogliamo chiamare il posto dove i mezzi pesanti dovranno andare a parcheggiare una volta giunti in città. La questione è controversa, perché si rischia di congestionare il traffico di alcune vie, ma i dettagli li scriverò come al solito nel resoconto.

L’ordine del giorno:

1) IV Variazione di Bilancio – Esercizio 2010.

2) V Variazione – Assestamento generale di Bilancio – Esercizio 2010.

3) Variante parziale al Piano Regolatore Generale e variante al P.T.C.P. per le zone produttive (DM e DAM) . Assenso ai sensi dell’art. 59, comma 2, lett. a) della L.R. n. 36/97.

4) P.P. della zona destinata ad attività miste produttive artigianali/industriali in zona “DM1A” in variante al P.R.G. – Soggetto attuatore: Soc. Lula di Borghese A.&C. – Presa d’atto della mancata presentazione di osservazioni e/o opposizioni.

24 Novembre 2010

Luminarie perenni


Che il bilancio del Comune di Imperia, sottoposto a pesanti tagli, non permetta sprechi è un dato di fatto. Ed è anche comprensibile che si intenda diminuire il budget per le luci natalizie piuttosto che per altri servizi essenziali.

Però è anche vero che a Oneglia le luminarie sembrano esserci già da almeno un mese: proprio nel momento in cui leggiamo il commento della Confesercenti alla decisione dell’Amministrazione di rinviare l’accensione degli addobbi luminosi, tutta l’illuminazione pubblica di Via Bonfante e di Piazza Dante è attiva nonostante siano le tre di pomeriggio (foto scattate alle 3:10 di oggi).
Siccome parliamo almeno di una cinquantina di lampioni tra quelli esterni e quelli sferici che illuminano l’interno dei portici, è evidente lo spreco quotidiano di energia elettrica che oltre ad essere antieconomico è indiscutibilmente contro ogni buon senso.

Purtroppo non si tratta un caso sporadico dovuto ad una momentaneo malfunzionamento: sono settimane che il periodo di spegnimento è limitato a qualche ora al giorno (quando va bene) con il relativo aggravio sulle bollette del Comune. Nonostante i commercianti si dicano pronti ad “arrangiarsi”, come ormai sono abituati a fare, gli stessi soldi potevano essere impiegati per qualche luminaria in più, o semplicemente risparmiati.

L’intenzione di installare anche luminarie a LED di nuova generazione è senz’altro ottima, ma è arrivato il momento in cui l’Amministrazione deve prendere in seria considerazione una riprogettazione sostanziale di tutta l’illuminazione pubblica. Occorre adeguare le strutture, quelle esistenti ma soprattutto quelle di futura installazione, alle soluzioni che oggi – ma non certo solo da oggi – la tecnologia offre a beneficio del risparmio energetico, in modo da favorire a lungo termine un abbassamento dei costi sia per i consumi sia per l’ordinaria manutenzione, e ciò potrebbe rivelarsi determinante per le casse comunali.

24 Novembre 2010

Oggi come allora

La Segreteria provinciale del Partito Democratico ha dato il via ad una campagna di informazione con la quale intende ribadire la propria posizione rispetto al nuovo porto turistico di Imperia.

L’aspetto principale che portò i gruppi consiliari di minoranza a non esprimersi favorevolmente al progetto era, ed è tuttora, quello per cui la parte che spetterà al Comune di Imperia è solo il 10% dell’opera costruita, con un’evidente sproporzione a favore dei privati.

Di questa scelta non è più convinta come un tempo nemmeno l’Amministrazione Comunale, e ciò è stato dimostrato dall’approvazione nel recente Consiglio monotematico di una delibera con cui intende verificare la congruità di questa ripartizione.

Invece l’opinione del Partito Democratico dopo questi 5 anni non è cambiata: favorevole a un porto turistico che sia un’opportunità di sviluppo per la Città, ma fortemente contrario a un’opera che favorisce esclusivamente i privati e su cui il Comune rischia di perdere ogni forma di controllo.

21 Novembre 2010

Vai, assa!

In un paese normale, e cioè dove la “soglia di indignazione” non sia stata spostata da 15 anni ogni giorno sempre un po’ più in là fino a indurci volenti o nolenti a digerire praticamente tutto, ciò che sta succedendo probabilmente basterebbe per mandare tutti a casa.

Da Wikipedia:

“Vaiassa”, serva di Casa. Viene dall’arabo, nella qual lingua “bagasch” signifiva lo stesso. Nel dialetto toscano “bagascia” è preso in mala parte, in senso, cioè, di “donna disonesta”. Ma nel napoletano non è mai presa la voce “vaiassa” in questo significato, ma soltanto di “serva”.