il blog di Giorgio Montanari

candidato consigliere comunale a Imperia per Guido Abbo Sindaco

15 Novembre 2008

Noi contiamo di più

Si chiama così, “Noi contiamo di più”. E’ un’iniziativa promossa dal Comune tramite fondi messi a disposizione dalla Regione.

Si tratta di un sostegno economico per famiglie con queste caratteristiche:

  • 4 o più figli a carico
  • i figli devono essere minorenni
  • il reddito familiare dev’essere non superiore ai 20.000 euro.

I nuclei familiari che possono beneficiare delle agevolazioni sono, statistiche alla mano, 82 in tutta la città.

In maggioranza sono stranieri regolarmente residenti a Imperia.

84.000 euro divisi per 82 famiglie fanno circa 1.000 euro ciascuna, ammesso e non concesso che tutti gli aventi diritto ne facciano richiesta. Più che altro: siccome sono relativamente poche, le famiglie in questione verranno avvisate singolarmente?

Non credo, come capita di solito con tutti i bandi. Chi ne viene a conoscenza partecipa, e per avere meno concorrenza possibile si guarda bene dal dirlo in giro.

Mi piacerebbe poter diffondere questa notizia, ma per motivi di privacy – giustamente – all’anagrafe non mi diranno mai quali sono queste famiglie.

Qualcuno di voi mi può dare una mano a diffondere il più possibile la notizia tra gli immigrati? Aspetto suggerimenti.

Infine ci sono da aprire un paio di parentesi.

Prima: nonostante sia il Comune a distribuirli, i fondi sono stanziati dalla Regione; di conseguenza l’Assessore Falciola non può esimersi da criticare lo stanziamento:

L’amministrazione Sappa […] ha sempre creduto nella famiglia come nucleo essenziale della società e opta non per aiuti una-tantum che finiscono per alimentare un assistenzialismo sterile e fine a sé stesso, ma per un sostegno concreto volto a favorire un percorso di crescita, in particolare quando si tratta di minori. Esempi di questo tipo sono i progetti relativi alla mediazione familiare, all’affido educativo, al miglioramento dei servizi di asilo nido, ai nidi domiciliari, alla promozione del concetto di genitorialità.

Come dire: “questo contributo non va mica bene, perché è una-tantum. Noi facciamo di meglio.”

Fatemi capire: per famiglie con 4 figli minori e meno di 20.000 euro di reddito annuo invece di denaro contante per far fronte alle spese ci vogliono sostegni concreti come progetti di promozione del concetto di genitorialià?

In periodi in cui non si arriva a fine mese, questa dichiarazione sembra una presa in giro. O forse è solo una supercazzola.

Seconda: se da una parte Il Secolo titola opinabilmente “Il Comune aiuta le famiglie numerose” – dando all’Amministrazione un merito che non ha e che secondo Falciola nemmeno vorrebbe avere – dall’altra la Regione (nonché il PD regionale e locale) con la furbizia che li (ci) contraddistingue evita accuratamente di “pubblicizzarsi”. Specie quando fa qualcosa di buono come in questa occasione.

Se la giunta Regionale fosse stata del centro-destra, come minimo questi soldi sarebbero arrivati il 25 dicembre. Portati direttamente dal Governatore in sella ad una slitta volante e gettati in banconote di piccolo taglio direttamente nelle mani dei piccoli infanti, tenuti in braccio da genitori adoranti.

14 Novembre 2008

Com'è possibile?

Com’è possibile che si sia arrivati alla sentenza, su un fatto così grave, solo oggi?

Com’è possibile che siano stati massacrati per 2 ore dalla Polizia?

Com’è possibile che i colpevoli siano solo alcuni agenti, mentre i vertici (che si giravano dall’altra parte durante il pestaggio) non abbiano colpa?

Com’è possibile che nel frattempo i dirigenti di allora abbiano tutti quanti fatto carriera?

Com’è possibile finire in coma a causa dello Stato?

Com’è possibile che in Italia la Polizia confezioni ad arte prove finte contro liberi cittadini?

Com’è possibile che in una scuola di Genova nel 2001 si sia consumata una delle vicende più turpi dagli anni di piombo ad oggi, e per di più che la maggior parte dei colpevoli ne esca indenne?

Com’è possibile che in un sedicente paese civilizzato si utilizzi la tortura per scopi politici?

Com’è possibile tutto questo?

12 Novembre 2008

Niente depuratore, niente tassa, ma niente rimborso

Ho fatto bene a non prenotare al ristorante. L’Amat non ha nessuna intenzione di rimborsare gli Imperiesi restituendo la tassa impropriamente addebitata nelle bollette degli ultimi 10 anni.

Non perché sia reputata legittima, e lo dimostra il fatto che a quanto dicono non comparirà più a partire dalle bollette di novembre. Ma perché altrimenti “non soltanto Imperia ma moltissimi altri Comuni in tutta la penisola si troverebbero in grosse difficoltà.

Della serie: “se proprio insistete ve li potremmo anche restituire, ma poi si va in fallimento e l’acqua ve la andate a prendere direttamente alle sorgenti dell’Impero, …altro che ultimare il depuratore!”

Ho l’impressione che tutto andrà a finire a tarallucci e vino, e forse a questo punto è la cosa migliore.

Per riavere i soldi servirebbe forse un’azione legale, che nessuno avrà tempo di intraprendere; almeno fino a quando la notizia non arriverà a qualcuno con molto tempo da perdere.

Perciò mi raccomando, acqua in bocca.

11 Novembre 2008

Goccia dopo goccia

Dal Secolo XIX di oggi si apprende che:

Dieci milioni di euro da restituire agli utenti (400 euro in media per famiglia) e stop all’addebito del canone di depurazione sulle bollette dell’acqua. Questa la richiesta choc della Federconsumatori di Imperia all’Amat, e quindi anche al Comune, dopo che una sentenza della Corte Costituzionale ha stabilito il principio secondo cui nelle città dove non sono attivi depuratori per le acque reflue, la quota della bolletta destinata alla depurazione non deve essere pagata. La richiesta di rimborso, quasi certamente, si allargherà nelle prossime ore anche a Diano Marina e dintorni, dove, sia pure in quote differenti, il canone di depurazione vien pagato da anni.

Non ho ancora capito se è una buona notizia. E se sì, per chi.

Il fatto è che il depuratore di Imperia non è mai entrato in funzione, ma sono 10 anni che gli Imperiesi pagano lo stesso un “supplemento” in bolletta per questo servizio. Un po’ come per gli Intercity: il costo della prenotazione è a parte ed escluso dal prezzo, ma è comunque obbligatorio.

Quella del depuratore, poi, è una storia senza fine. Sono 10 anni che è in costruzione. Nel frattempo sono cambiate le tecnologie, ci si è adeguati, e questa estate era addirittura uscito fuori che sul sito del Vicesindaco la struttura risultava inaugurata; con tanto di taglio di nastro, finti operai/scenografia (che con il caschetto giallo scintillante stringevano bulloni…) insomma: una semi-farsa. Operai cartonati per un depuratore di cartapesta.

E adesso veniamo a sapere che la Corte Costituzionale ha sancito che non è lecito chiedere di pagare per un depuratore che non depura. Morale: potrebbe finire che 10 milioni di euro debbano essere restituiti a chi li ha pagati (tanto è il ricavato da questo “supplemento” negli ultimi 10 anni, bolletta dopo bolletta).

Ciascuno di noi potrebbe trovarsi un credito verso l’AMAT di ben 400 euro, goccia più goccia meno.

Inviterei gli amici al ristorante per festeggiare, se non fosse che l’AMAT è del Comune (anche se sempre meno) e il Comune siamo noi. In pratica i soldi che abbiamo pagato sono stati già usati nel bene o nel male per costruire il depuratore (almeno si spera), e se l’AMAT dovesse rimborsare questi 10 milioni, il bilancio vacillerebbe non poco. Gira che ti rigira, dovremo metterceli noi.

Nel frattempo ci sono Comuni che adottano politiche virtuose rispetto all’acqua, stimolandone un consumo consapevole e sostenibile. E’ il caso di Sommacampagna, dove tutte le famiglie del Comune hanno ricevuto in omaggio una brocca d’acqua. Non per metterci dentro i fiori, ma per incentivare l’utilizzo di quella (buona, controllata, economica ed ecologica) del rubinetto.

Noi nel frattempo continuiamo invece a bere l’acqua in bottiglia, ed a scaricare i nostri liquami direttamente in mare.

Pagando di più sia una cosa, che l’altra.

7 Novembre 2008

Fenomeni di intolleranza

Oggi in un articolo apparso su La Stampa, il Consigliere Regionale Saso (AN) annuncia una sua nuova proposta.

Si sta parlando dei criteri con cui vengono assegnate le case popolari agli immigrati ed ai cittadini italiani. Immigrati che, secondo il rapporto della Caritas appena pubblicato, sono in continuo aumento in Provincia di Imperia come in tutta la Regione e in tutta la Nazione.

Già solo il fatto che l’intervento sia stato partorito congiuntamente con il Gruppo della Lega Nord sarebbe ampiamente bastato a farne intuire la vocazione razzista e viziosa, presentato con il solito condimento di scemenze xenofobe e infantili luoghi comuni.

Ad esempio, ecco l’illuminato commento sul rapporto di cui sopra:

E se la crescita massima si registra nella provincia di Savona con un +17,5 per cento – aggiunge Saso – Imperia con un +14,6 per cento non è certo messa tanto meglio. Questo incremento esponenziale di presenze di stranieri, molto spesso si traduce in aumento di illegalità, criminalità, abusivismo e anche fenomeni di intolleranza. E un’altra grave problematica risulta essere quella della casa. Al di là della scarsità di alloggi di edilizia popolare, il problema deriva anche da criteri di assegnazione che finora hanno privilegiato i cittadini extracomunitari.

Forse non ho capito bene. Rileggo: “Imperia non è certo messa tanto meglio” ?

Cioè, se il numero di immigrati aumenta, è di per sé un dato negativo? Secondo chi? E perché?

Anzi, il perché lo leggiamo subito dopo: “Questo incremento esponenziale di presenze di stranieri, molto spesso si traduce in aumento di illegalità, criminalità, abusivismo e anche fenomeni di intolleranza.”

Ecco la classica equazione immigrati = immigrati irregolari = criminalità.

L’immagine che ne esce è la solita: l’immigrato brutto e cattivo che viene in Italia (illegalmente) a fare il criminale ed a rubarci la casa, oltre che il pane.

Il prossimo passo mi sembra quasi scontato: verrà proposto di riservare una zona (periferica e isolata) dove confinare gli immigrati tutti assieme. In modo che non si mischino troppo a noi, oltre che ai bambini nelle scuole.

“Fenomeni di intolleranza” è un appellativo adatto solo a quelli che la possono pensare così.

6 Novembre 2008

La copertura dell'Impero

A Imperia, tra i vari comitati, c’è n’è uno silente per la maggior parte dell’anno che però a cadenza regolare si fa vivo con la propria proposta: la copertura (parziale) dell’Impero.

Per chi non lo sapesse, l’Impero è il torrente da cui la città prese il nome. Il letto, nell’ultimo tratto prima della foce, è ampio ed ingombrante. Ed a vederlo ora sembrerebbe anche inutilmente sproporzionato: un “torrente” si chiama proprio così perché durante la bella stagione è secco da sembrare un deserto – anche se la vegetazione in realtà non manca – poi diventa un ruscello, dopo ancora un quasi-fiume. Infine, quando la pioggia abbonda, magari aggiungendosi allo scioglimento della neve sui monti, in men che non si dica gli argini faticano a contenere la piena.

Se non sbaglio un tempo non si parlava di copertura “parziale” ma si ipotizzava una copertura totale. Ora il progetto sembra abbia subìto alcune modifiche. L’idea di coprirlo è seriamente molto affascinante, e di sicuro più utile e realistica di quella uscita anni fa: renderlo navigabile in canoa fino a Pontedassio.

Dall’immagine (o meglio: da Santa Maria Maggiore, luogo da cui è probabilmente stata scattata la foto) si vede subito la vastità dell’area occupata dall’alveo, proprio nel mezzo di Imperia. Ovvero dove strade, parcheggi e marciapiedi si contendono il poco spazio disponibile.

Il primo problema è che le normative sono talmente restrittive sull’argomento che qualsiasi intervento anche minimo che riguardi gli argini, la foce, o il letto di un corso d’acqua, è molto difficile da eseguire. Senza autorizzazione non si possono neppure tagliare i canneti che crescono nel greto, figuriamoci il resto. E questo ovviamente per scongiurare straripamenti e i conseguenti allagamenti, che sono sempre dietro l’angolo.

L’Impero è quindi “vincolato”, tuttavia non è del tutto impossibile iniziare l’iter per apportare modifiche. Quelle proposte dal Comitato in questione, capitanato dal Presidente Walter Savini, consisterebbero nella creazione di una parziale copertura laterale costituita da “solettoni” a sbalzo che vadano a posizionarsi sopra il torrente, senza né restringerne gli argini attuali né chiuderlo totalmente (come però invece si intuisce da questa immagine). Verrebbero creati parcheggi, giardini, magari un campetto sportivo.

L’Assessore Lanteri, da quello che ho letto, sebra tagliare corto: la viabilità sarà ridisegnata una volta ultimata la stazione, ma di studiare questo progetto non se ne parla. Non per ora.

Anche perché c’è un secondo problema con cui fare i conti: i soldi. Soldi che il Comune attualmente non ha e che dovrebbe cercare chissà dove. Una struttura del genere costerebbe un occhio, e per indorare la pillola non basta rilanciare per l’ennesima volta l’idea delle “esposizioni dedicate alla dieta mediterranea”, come propone Savini in un articolo di qualche giorno fa da cui ho preso la foto.

C’è ancora una cosa da aggiungere, nel caso in cui il progetto si riveli tecnicamente e burocraticamente attuabile: siccome prima o poi – a porto turistico e ferrovia completati – si (ri)comincerà a parlare dell’area ex-Italcementi sull’Argine, i casi sono due. O si prenderà in considerazione un’idea come quella di Verda (un grande polo scolastico) o comunque dello stesso spirito, oppure diventerà fertile terreno per una speculazione immobiliarcommerciale.

Se questa seconda ipotesi dovesse prevalere, mi auguro allora che al costruttore di turno vengano richiesti in cambio imponenti interventi di riqualificazione degli argini, magari seguendo proprio il progetto del Comitato.

Sempre che a qualcuno, invece, non venga in mente la geniale idea di fermare l’Impero a Pontedassio per poter creare nella foce un bel campo da cricket con vista mare. Sport di cui gli Imperiesi, si sa, sono appassionatissimi. Almeno tanto quanto al golf.

4 Novembre 2008

Non sarò il Sindaco di Imperia. Per questa volta.

Per scriverne ho voluto che scadesse ufficialmente il tempo utile alla presentazione delle candidature relative alle primarie del Partito Democratico per la scelta del candidato Sindaco.

Lo Statuto del PD prevede in maniera esplicita che i candidati a tutte le cariche monocratiche di ogni livello siano democraticamente scelti tramite primarie, con poche eccezioni. E così anche a Imperia ci sarà una consultazione popolare – prevista a fine Novembre – che porterà l’intera cittadinanza a votare.

Le Primarie costituiscono uno strumento molto importante: sia per la loro finalità prima, ovvero la determinazione del candidato, sia perché avvicinano gli elettori al Partito creando coinvolgimento e partecipazione: si chiede loro di di esprimere un vero e proprio parere vincolante riguardo ad una scelta fondamentale per il futuro della città. Non solo: nello scenario della politica italiana ante-pd, sia di destra che di sinistra, i candidati venivano selezionati tramite scelte interne con lunghe trattative. La designazione finiva spesso e volentieri per diventare il riflesso dei vari giochi di potere (sovente nella forma di correnti e mozioni) che potevano portare a non scegliere sempre e solo il candidato migliore su basi oggettive, bensì ad imporre un candidato come azione di “supremazia politica”.

Con la nuova modalità – nuova per noi ma sfruttata negli USA da un secolo – è possibile per tutti proporsi per la carica in questione e sottoporsi al giudizio del proprio elettorato prima che all’intera popolazione.

E’ (anche) per questi motivi che avevo deciso di candidarmi come Sindaco di Imperia. Alle primarie, ovviamente.

L’idea era nata mesi fa, e la mia candidatura voleva essere una dimostrazione pratica di come all’interno del PD ci siano davvero persone nuove con idee nuove, e di come anche un giovane come me potesse in prima persona mettersi a disposizione per un rinnovamento ed un ringiovanimento della classe dirigente, che in molti richiedono a gran voce.

I giovani vogliono vedere volti che assomiglino ai propri, e sentire voci che parlano a loro. Il disinteresse verso la politica ha le sue cause anche in questo.

Nonostante ciò, alla fine ho deciso di non proporre la mia candidatura. E la vicenda sarebbe rimasta sconosciuta ai più, se non fosse che se ne è parlato sulla stampa e dunque é giusto che ne scriva in prima persona anche qui.

La sfida per diventare il candidato Sindaco di Imperia alle prossime elezioni amministrative di primavera, vede comunque due autorevoli partecipanti: Antonio De Bonis e Paolo Verda.

Personalmente ho deciso di appoggiare il secondo, Verda, perché sono convinto che possieda le qualità adatte al compito che lo attenderà in caso di vittoria: mi riferisco alle capacità di dialogo e di confronto necessarie per condurre una buona campagna elettorale, nonché utili a proporre alle altre forze politiche un dialogo costruttivo che possa portare alla formazione di una coalizione forte.

Il fatto che suo zio sia stato Sindaco e Presidente della Regione mi interessa relativamente poco; è molto più importante saper parlare alla gente in maniera onesta e senza condizionamenti, stabilendo un confronto politico leale. Verda si interessa di politica da sempre, ma è abbastanza novello come amministratore e come politico da poter trovare nuove strade da percorrere.

E questo sia che alle prossime elezioni si vinca e ci sia una nuova maggioranza, sia che si perda e ci aspettino altri anni di opposizione, perché non ci si può permettere di ripetere gli errori del recente passato.

L’appuntamento è fissato per la fine del mese; aggiornerò ovviamente il blog con l’ubicazione dei seggi e le modalità di voto quando saranno definitive.

Bisogna andare a votare, bisogna sfruttare questa preziosa opportunità di democrazia.

E che vinca il migliore, per il bene della nostra città.

Da "La Riviera" - Clicca per ingrandire

Da 'La Riviera' - Clicca per ingrandire

1 Novembre 2008

Giovani d'oggi

Venerdi 31 ottobre, ore 22:50, in una strada di Porto Maurizio.

Bambini mascherati suonano ad un citofono.

– Sì, chi è?
– Dolcetto o scherzettooo???
(apre il portone) – Ok, salite.
– Scusi, ma a che piano è?
– Terzo.
– Allora non è che ce li può lanciare?

30 Ottobre 2008

Contro il mal di scuola: EnteroGelmini (tenere lontano dalla portata dei bambini)

Qello del titolo è uno degli slogan che ho letto stamattina su uno degli innumerevoli cartelli portati in corteo da gli studenti e insegnanti.

Il gruppo era folto, colorito e rumoroso; in particolar modo mi ha fatto sorridere sentire dalla voce dei diciottenni di oggi gli stessi slogan urlati dai diciotenni di 10 anni fa, e che alla fine sono gli stessi slogan di sempre. In effetti basta cambiare un nome e possono essere adattati ad ogni stagione. Io ce l’avevo con Berlinguer (Luigi ovviamente) mentre oggi è toccato all’On. Gelmini sentirsi fischiare le orecchie. Tra l’altro è anche facile trovare rime divertenti.

Tutto questo nonostante il Decreto sia stato approvato. Continua il pressing dell’opposizione, che probabilmente tenterà la strada del referendum abrogativo, e il movimento studentesco si anima sempre più; secondo me il bello deve ancora a venire, ovvero quando cominceranno a metter mano in modo pesante all’Università.

Tornando al corteo odierno, tutto si è svolto con tranquillità e allegria, nonostante il classico rallentamento sotto la sede di Forza Italia. Insomma niente a che vedere con quello che è successo in Piazza Navona.

Clicca per ingrandire le foto: