Come detto, sono rimasti solo i primi due punti dell’iniziale ordine del giono.
1) All’unanimità viene deliberata l’esenzione dalla TOSAP per le ONLUS. Per dirla in termini pratici, da oggi le ONLUS che occuperanno il suolo pubblico per banchetti e iniziative non dovranno pagare la tassa per l’utilizzo del suolo pubblico.
Per quanto riguarda le mozioni, entrambe vengono accolte all’unanimità.
La prima riguarda la situazione ferroviaria: si dà mandato al Sindaco di farsi carico di promuovere un tavolo di concertazione con i soggetti interessati, ovvero i responsabili delle Ferrovie e il Comitato di pendolari, affinché possano discutere su un problema che è diventato insostenibile. Si tratta dei crescenti disagi che gli utenti delle ferrovie devono affrontare quotidianamente, e che penalizzano il trasporto anche a livello turistico.
La seconda riguarda alcune problematiche che hanno per oggetto il Tribunale di Imperia. Dal 2009 la Corte d’appello di Genova ha iniziato a trasferire a quello di Albenga parte dell’organico, creando una paralisi del Tribunale e un forte depotenziamento della Procura. Anche in questo caso si dà mandato al Sindaco ad agire nelle sedi opportune, ad esempio presso il Ministero della Giustizia, per cercare di rimediare ad una situazione che rischia di sminuire progressivamente l’attività e l’importanza del Tribunale con ripercussioni negative molto pesanti per tutti i cittadini e la città.
Due pratiche – le più importanti – che erano nell’ordine del giorno di questa sera sono state spostate al prossimo (il 22 marzo) perché la riunione di commissione appositamente convocata qualche giorno fa non si è svolta causa mancanza del numero legale.
Su La Stampa di oggi si parla di “incomprensioni nella convocazione”. Stranamente, noi dell’opposizione avevamo capito molto bene ed eravamo presenti. A mancare erano quasi tutti i consiglieri di maggioranza. Voci di corridoio riportano, tra l’altro, che il Sindaco abbia strigliato “i suoi”, dato che sembrano un po’ addormentati (specie i più giovani).
Semmai le incomprensioni ci sono sul disegno politico che ha l’amministrazione sulla gestione del porto di Oneglia.
Per dirne una, che non è l’unica, non si capisce come farà la società Imperia Yacht srl (con un capitale sociale di 10 mila euro) a mettere in piedi l’infrastruttura necessaria per la gestione del porto. Si tratta, secondo il dirigente comunale dell’Ufficio Porti, di un investimento di almeno mezzo milione di euro.
Si sapeva benissimo che sarebbe arrivata. E nonostante la sua detonazione sia un evento tanto previsto quanto immancabile, al momento del botto ci si stupisce sempre.
Che cosa? Ma la bomba elettorale, naturalmente.
Possono essere più di una, ma la prima è quella più significativa. In questa campagna elettorale il colpo inaugurale lo scaglia l’Assessore Gagliano, che annuncia di voler chiudere le moschee imperiesi.
Ho effettivamente avuto contatti con la comunità islamica unicamente per comunicare che le due moschee non devono più essere utilizzate. Per quanto attiene l’individuazione di un sito che possa accogliere la moschea ovvero la costruzione di una nuova moschea nonché l’utilizzo di una qualsiasi altra struttura già esistente da adibire a moschea puntualizzo che non costituisce questione prioritaria per la Lega Nord che è impegnata su ben altri fronti di maggiore interesse per il cittadino. Peraltro rilevo che appare evidente volgendo lo sguardo a qualsiasi porzione del territorio italiano ove è sorta una moschea che tale luogo di preghiera ovunque venga ubicato mina la serena convivenza e la vivibilità dei luoghi. La Lega Nord non è razzista non si è mai schierata (né lo farà mai)contro gli extra comunitari ma esige il rispetto delle regole e delle tradizioni. L’immigrato deve adattarsi alle leggi e agli usi locali e seguendo questo modus operandi fa i propri interessi poiché automaticamente viene accettato e rispettato dalla nostra gente”.
1) che non è priorità della Lega la costruzione di nuove moschee
2) che ovunque ci sia una moschea la serenità e la vivibilità sono minate
3) che la Lega non è razzista e non si è mai schierata (né lo farà mai) contro gli extra comunitari
4) che l’immigrato deve adattarsi a leggi e usi locali
Se ne traggono altrettante conclusioni:
1) che sarebbe parso strano il contrario
2) che l’imperiese medio non sa nemmeno che ci siano, le moschee in città, e sarà anche perché non c’è mai stato un minimo problema (come ha fa notare Piccardo)
3) si vede che avevamo tutti capito male (e un consiglio: piano con certe affermazioni, che magari fanno perdere voti)
4) che il culto è in qualche modo legato alla legge, e tutti i mussulmani faranno meglio a convertirsi al più presto (e magari imparare anche il dialetto) altrimenti non saranno mai nostri amici.
Ne aggiungo un’ultima: che per fortuna la campagna elettorale finirà presto.
Montanari: 5
Attaccato al suo computer portatile non si è ancora reso conto che la campagna elettorale per la sua candidatura è finita da oltre 9 mesi. Ci pare giunto il momento di prendere la parola piuttosto che aggiornare il proprio blog. Pc-dipendente.
da La Riviera di venerdi 5 Marzo 2010
Sai, non è per il voto che mi hai dato. Mi crederai se ti confido che ne ho presi molti, al liceo, di cinque, che è un po’ come un tuffo nel passato.
Non è per il “pc-dipendente”. Ammetto fieramente di esserlo.
E non è nemmeno per la mia vanità scalfita. Anzi, mettiamo che fosse stato: “un 4 a Montanari che non sa abbinare la cravatta alla camicia” oppure “che sbaglia i congiuntivi”, allora l’avrei potuta definire satira, che sta nell’enfatizzare un difetto per renderlo comico. Proprio come sul “Mia c’a te pittu” uscito sotto Natale: una risata e via. Mi piace la critica, quando è onesta.
Ma qui dove sta il difetto?
Vedi, ci ho riflettuto una settimana, e la conclusione è che non non mi va giù che per riuscire a fare dello spirito a tutti i costi si capovolga, per farlo sembrare un difetto, quello che se fossi presuntuoso definirei un “pregio”. Ma che qui mi limiterò prudenzialmente a chiamare solo “caratteristica”, ok?
Bene, questa “caratteristica” mi risulta di essere l’unico ad averla. Mentre altri si fanno gli affari loro, e ben lo sai dato che l’hai visto di persona e ne hai pure già scritto, io prendo appunti. E sai anche che “aggiornare il proprio blog” non vuol dire, come sembra suggerire l’articolo, “pensare ai fatti propri”. Piuttosto l’esatto contrario: vuol dire che questi appunti poi li pubblico qui, sul mio blog, a beneficio di quelli a cui gliene frega qualcosa. Immodestamente ti posso garantire che questa mia dedizione piace, e non solo a chi in politica la pensa come me.
Volendo essere polemico, abbozzerei che magari se ne sentirebbe meno il bisogno se i giornali come il tuo si occupassero più della sostanza dei consigli anziché del gossip. Ma ognuno il proprio mestiere lo fa come meglio crede, e io rispetto quello degli altri, compreso il tuo.
Portando all’estremo questo assurdo gioco al capovolgimento, di peggio ci sarebbe solo stato un “voto 2 al consigliere tal dei tali che si ostina a studiare dettagliatamente tutte le pratiche e interviene su ognuna nel disinteresse generale dell’aula: non ha ancora capito che farebbe meglio a starsene a casa perché tanto nessuno lo ascolta”. Farebbe ridere? No, nemmeno un po’.
Forse non c’eri le volte che ho “preso la parola”, ma se navigherai un po’ tra le pagine del mio blog scoprirai anche tu come, quando e perché. A cominciare dalla prima seduta. E vedrai che sono pochi i consigli in cui non sono intervenuto. Sempre che tutto sia riducibile ad una questione di quantità, ma è un altro discorso.
E poi la battuta sulla campagna elettorale, abbi pazienza, semplicemente non ha alcun senso. Devo spiegarti io che purtroppo la cattiva abitudine è quella di spuntar fuori un po’ prima del voto come funghi, per eclissarsi subito dopo, soprattutto se si è stati eletti? Per me invece è il contrario, guarda un po’! Mi preoccupo di far sapere quello che faccio e perché. E cercherò pure di continuare per tutta la durata della mia carica. Se proprio vuoi chiamarla campagna elettorale ci sto, in fondo è questione di mettersi d’accordo sui termini. Ebbene allora sì, farò una campagna elettorale lunga 5 anni, per convincere i miei elettori che hanno fatto la scelta giusta, e i miei non-elettori a votare me al prossimo giro.
Mi permetterai almeno di citarla, l’oggettiva ambiguità generata dal tuo passaggio da “quasi-candidato” a cronista che i propri “quasi-avversari” li giudica settimanalmente sulla carta stampata. Per dire che se mi lasciassi tentare dal confondere le due cose, politica e giornalismo, cadrei in un bel tranello. Perché dai veri avversari politici qualche parola a vanvera che distorce la realtà uno se l’aspetta anche. Ma da un vero giornalista, francamente no.
2) Approvazione Regolamento interno dell’approdo turistico di Imperia
3) Mozioni
4) Istituzione Società a responsabilità limitata unipersonale per la gestione di una porzione del bacino portuale di Oneglia
Non so ancora con sicurezza quali e quante siano le mozioni. Una è stata presentata dai consiglieri avvocati, maggioranza e minoranza assieme, e riguarda il tribunale di Imperia.
Quello che si sta consumando negli ultimi giorni, intendo il casino delle liste del PdL, è un pastrocchio all’italiana che più all’italiana non si può.
Scrive Luca Sofri:
Come accenna Pippo Civati, la turpitudine del decreto ad paninum non è solo nel suo legittimare una violazione, ma è anche nel costruirne un’altra, di violazione. Il decreto stabilisce infatti un’amnistia sulle “irregolarità formali”, distinguendole dalle questioni sostanziali. Le conseguenze possono quindi essere solo due:
– o conveniamo che la consegna di firme valide sia una questione sostanziale rispetto alla presentazione di una lista, in quanto impedisce che si candidi chiunque senza nessuna legittimazione ed è una norma che fa rispettare un principio; e in questo caso il decreto non è applicabile sull’invalidità delle firme, le irregolarità non potendosi definire “formali”.
– oppure, se il decreto vale per le firme non valide di Formigoni – la cui non validità non può essere distinta tra formale e sostanziale: chi stabilisce se io non metto un’autentica perché me la dimentico o se non lo metto perché la firma è taroccata? – allora vuol dire che la validità delle firme è ritenuta una questione “formale”, e non una garanzia necessaria, e allora d’ora in poi al diavolo timbri, autentiche e raccolta delle firme stesse
In più, mi pare che l’idea che le regole possano essere ufficialmente distinte tra “formali” e “sostanziali”, e di conseguenza violabili o no, genera un mostro e un precedente devastante, come si può immaginare. Tornando al famoso esempio del pagamento dell’IVA, cos’ha di sostanziale il rispetto della scadenza? O l’indicazione esatta dei codici tributo? Basta che paghi, no?
In Lombardia nel frattempo la lista è stata ammessa, mentre il TAR del Lazio conferma l’esclusione. Vediamo come va a finire, ma non dimentichiamoci che comunque Formigoni resta sempre ineleggibile.
All’indirizzo http://investimenti.regione.liguria.it/investimenti.html è possibile sfogliare la mappa della Liguria per conoscere dove e come sono stati distribuiti gli investimenti fatti dalla Regione durante gli ultimi 5 anni di giunta Burlando. Che in totale superano i 612 milioni di euro.
Questa è l’elenco delle quattro province ordinate per contributi ricevuti, che smentisce la favola raccontata dall’opposizione azzurrina secondo cui saremmo bistrattati dalla rossa e bolscevica amministrazione regionale:
Da La Stampa del 03/03/2010 - Clicca per ingrandire
Metto i piedi nel piatto (modo di dire quantomai in tema) per dire la mia su quella che in fondo non è altro che una storiucola poco importante che poteva accadere a Imperia come in qualsiasi altra città; ma l’occasione va presa perché spesso sono le storiucole di questo tipo che fungono da spunto per schiarirsi le idee, e vedere come applichiamo – o applicheremmo – alla vita reale quelle che sono le intenzioni e le convinzioni di ciascuno a proposito di integrazione e di relazioni sociali.
La vicenda, così come raccontata da La Stampa di ieri, si riassume così: un bambino ha la tosse e viene chiamato il medico. Arriva una dottoressa, a cui viene chiesto di levarsi le scarpe per entrare in casa. Lei si rifiuta, ma visita ugualmente il bambino. Un parente del bambino, che è imam e fondatore dell’associazione italo-turca, chiama il responsabile del 118 per lamentarsi.
La discussione si è notevolmente sviluppata su Imperiaparla, incentrandosi fondamentalmente sulle due prevedibili tesi: il medico ha fatto bene, oppure il medico ha fatto male.
A me è capitato di essere ospitein casa di qualcuno che mi ha gentilmente chiesto di levarmi le scarpe. E io ho gentilmente eseguito, per rispettare un’abitudine che non aveva certamente origini religiose. Che poi in realtà, a ben vedere, sono motivi pratici, igienici, tutt’altro che mistici: semplicemente i mussulmani sul pavimento ci pregano anche, chinandosi fino al suolo. Ma comunque sia, per ovvie ragioni la religione entra nel discorso, e si interseca con considerazioni che riguardano la cortesia e la tolleranza.
Ora, saremo tutti d’accordo che non c’è legge che imponga ad un medico di tenersi tassativamente le scarpe, così come non si può obbligare chi non ne ha voglia a privarsi delle proprie calzature. Ed è qui che dovrebbe entrare in gioco la tolleranza, il venirsi incontro. Domandare è lecito, rispondere è cortesia. Cortesia, appunto, questa sconosciuta.
Reputo quasi folle il ragionamento del “siamo in Italia”. Bella scoperta. Vien da dirlo proprio perché in questo caso si parla di una famiglia di immigrati. Mi chiedo, e se non lo fossero stati? Si dà il caso che ci siano delle persone, proprio in italia, che sono solite tolgliersi le scarpe quando entrano in casa propria. Magari non lo sappiamo ma proprio i nostri dirimpettai, liguri da generazioni e dialetto-parlanti, hanno anche loro questa bizzarra usanza di gironzolare scalzi tra le mura domestiche. Oddio, sono intorno a noi!
E rifuggo il pensiero che in casa propria ognuno possa dettare la propria legge. Almeno, è vero fino ad un certo punto, ed è ammissibile fino a quando tale “legge” non lede la libertà o la dignità altrui; nel caso specifico non è stato chiesto nulla di così assurdo o estremo, niente che non chiediamo anche “noi”. In casa d’altri ci si toglie il cappello, in chiesa non si sghignazza, in piscina si tiene la cuffietta, a teatro si fa silenzio, al ristorante è buona creanza evitare di ruttare dopo ogni boccone. E in casa di chi lo desidera ci si può anche togliere le scarpe. Dov’è lo scandalo?
Inconcludente, poi, sostenere che “il medico lo paga lo Stato, e ancora deve sottostare alle esigenze di chi lo chiama?”. Ne deriverebbe che se anziché del medico si fosse trattato di un idraulico, di un riparatore di frigoriferi, o di qualsiasi altro professionista non mutuabile, allora la richiesta sarebbe stata accettabile. Come dire che sono i soldi a far la differenza, a spostare il confine dell’accondiscendenza. Se non pago, non posso nemmeno chiedere. Mi accontento del medico gratuito dell’ASL? Si terrà le scarpe. Voglio un medico disposto a slacciarsi le stringhe? Ci sarà il sovrapprezzo. Sul serio il rispetto delle mie abitudini è quantificabile?
L’argomentazione più gettonata suona più o meno così: “se queste sono le regole, ci si deve adeguare”. E faccio notare che è lo stesso per entrambe le posizioni. Ovvero c’è chi dice che ognuno comanda in casa propria, e c’è chi dice che invece “in Italia funziona così”. Già, ma così come? L’Italiano non è, non è mai stato, e non sarà mai un pignolo devoto di un qualsivoglia protocollo comportamentale. Ce ne freghiamo di tutto, del bon-ton, del galateo e del codice stradale. E qualcuno vuol seriamente convincermi che la nostra sia una “Repubblica fondata sul lavoro e sul tenersi le scarpe in casa d’altri”? Non fatemi ridere.
Non so dire se c’è un modo corretto in cui le cose sarebbero dovute andare. Probabilmente no. Non condanno il medico, e neanche chi chiedeva solo un piacere che sarebbe costato pochissimo. D’altro canto non possiamo nemmeno sapere il come è stato chiesto, e anche questo può aver avuto la sua importanza. Spero di sbagliarmi, tuttavia non mi tolgo dalla testa che il fatto che si sia trattato di immigrati – per di più mussulmani – rappresenti un fattore determinante nella risoluta presa di posizione del medico; ed alla fine è questo il dettaglio che lascia un po’ di amaro in bocca e che diventa il nocciolo della questione. Perché restare nella propria posizione, nella fattispecie con le scarpe ben allacciate, non è che l’inequivocabile simbolo di un muro che in quella occasione si sarebbe potuto abbattere con un impegno minimo. Se pensiamo che l’integrazione sia un imperativo “si adeguino” non andremo mai da nessuna parte.
Se esiste un percorso che possa rendere questa benedetta integrazione qualcosa di più di un vocabolo alla moda, è quello che porta a fare ciascuno un passo verso l’altro. Soprattutto se l’altro ci sembra distante. Qualcuno questi passi li farà con le scarpe, qualcun altro senza. Non importa, basta solo avvicinarsi, anche poco alla volta.
Il consiglio riprende con la seconda parte dell’o.d.g. incominciato il 18 febbraio.
7) L’adeguamento viene approvato, con il nostro voto favorevole *
8) Il nostro voto su questa pratica è contrario. Come già riscontrato altre volte in precedenza, non va bene l’impostazione che l’Amministrazione vuol dare alla zona di Barcheto e dintorni *
9) Votiamo favorevolmente alle osservazioni della Provincia. *
10) La pratica relativa al “Centro Culturale Portocentro” è stata ritirata.
6) Questo punto viene affrontato per ultimo su richiesta del PdL, probabilmente per prendere un po’ di tempo.
Durante tutta la seduta nessun esponente della Lega Nord è stato presente in aula (salvo Gagliano che ha dovuto, in apertura, rispondere ad un’interrogazione della consigliera Nattero, dopo di che si è eclissato) e non è stato un caso. Si tratta di istituire una commissione che affronti temi legati alla viabilità cittadina, e probabilmente c’è qualche malumore nella maggioranza. Qualcuno potrebbe aver interpretato questa novità come un’interferenza nell’operato dell’Assessore Gagliano, tanto che fino all’ultimo sembrava che la decisione venisse rinviata. Invece alla fine la Commissione è stata composta, e per il PD ne faranno parte Risso e Verda.
* Mi rendo conto che i miei resoconti sono decisamente stringati sulle pratiche urbanistiche. Ciò è dovuto al fatto che gli interventi e i ragionamenti sono sovente piuttosto tecnici, e riguardano inoltre una materia assolutamene nuova per me, così densa di terminologie, riferimenti normativi, procedure, tavole, faldoni, che è difficile riportare a parole qui sul blog.