il blog di Giorgio Montanari

candidato consigliere comunale a Imperia per Guido Abbo Sindaco

13 Dicembre 2011

Dalla carta all'email

Nel consiglio del 14 dicembre verrà discussa la mozione presentata dal sottoscritto e che modifica il regolamento del consiglio comunale: introduce e norma l’utilizzo della posta elettronica come strumento di comunicazione privilegiato tra gli uffici dell’Ente e i Consiglieri. (qui il PDF)

Lo scopo è quello di applicare il Codice dell’Amministrazione Digitale, che incentiva il passaggio dalla carta all’email. Le ragioni sono al tempo stesso economiche e pratiche: basti pensare che attualmente le convocazioni vengono recapitate a mano, dai messi, a ciascuno dei 40 consiglieri, e ovviamente la relativa documentazione (allegati, delibere, etc..) viene stampata. Ci sono pratiche corpose, come il bilancio, che prevedono in totale svariate migliaia di fogli.

Tutto ciò comporta un impego di risorse e di tempo che può essere notevolmente ridotto comunicando tramite internet poiché le email, come sappiamo, hanno il grande pregio di essere immediate e gratuite. Con pochi click si possono spedire grandi quantità di documenti a tutti i consiglieri che hanno un indirizzo email, e cioè fortunatamente a quasi la totalità.

Al posto della “raccomandata a mano” si potrà usare la PEC (Posta Elettronica Certificata) che sin dal 2006 è equiparata dalla legge alla tradizionale raccomandata con ricevuta; inoltre tutti i cittadini italiani hanno diritto gratuitamente a una casella attivabile tramite il sito del Ministero (su www.postacertificata.gov.it).

Anche per tutte le altre comunicazioni, cioè quelle che non necessitano della formale ricevuta di consegna, sarebbe comunque buona prassi sfruttare il più possibile l’email anziché la carta. Non solo si risparmia, ma è anche senz’altro più comodo condividere e archiviare i documenti in formato elettronico anziché cartaceo.

L’utilizzo della nuova modalità telematica sarà facoltativo, tuttavia mi auguro che il maggior numero possibile di consiglieri decida di usufruirne; sono sicuro che oltre all’ambiente e alle casse della Pubblica Amministrazione saranno anche gli stessi colleghi a guadagnarci in termini di comodità.

 

12 Dicembre 2011

Sul diritto di cittadinanza

Il Consigliere Luca Martino ha citato, tra le motivazioni che lo hanno indotto a dimettersi dall’Anci, l’appoggio dell’Associazione alle dichiarazioni del Presidente della Repubblica riguardo al diritto di cittadinanza.

A Napolitano, semmai, andrebbe riconosciuto il merito di aver riportato l’attenzione su un tema così importante; lo ha fatto augurandosi che il Parlamento affronti al più presto la questione della cittadinanza ai bambini nati in Italia da immigrati stranieri sostenendo letteralmente che “negarla è un’autentica follia, un’assurdità”.

La proposta di legge che dal 2009 staziona nei corridoi del Parlamento e di cui Napolitano auspica la ripartenza, è stata presentata dagli On. Sarubbi (PD) e Granata (prima PdL, ora FLI) ed è stata sottoscritta da 50 deputati di ogni gruppo, a eccezione della Lega. Introdurrebbe l’applicazione del principio dello “ius soli”, cosicché il minore nato in Italia da un nucleo familiare stabile possa acquisire i pari diritti dei coetanei con i quali affronta il percorso di crescita e il ciclo scolastico favorendo la sua piena integrazione e un compiuto inserimento sociale.

E’ inoltre arrivato il momento di adeguare al nostro tempo anche il meccanismo di attribuzione della cittadinanza per gli immigrati, attualmente fermo a quanto legiferato nel 1992. Occorre passare da un’ottica «quantitativa» a un’ottica «attiva e qualitativa», dimezzando i termini (da 10 a 5 anni), e trasformando la cittadinanza italiana in un diritto anziché in una graziosa concessione delle autorità amministrative. Citando dal testo introduttivo della proposta di legge: “La cittadinanza deve diventare per lo straniero adulto un processo certo, ricercato e formativo; il punto di arrivo di un percorso di integrazione sociale, civile e culturale e il punto di partenza per il suo continuo approfondimento.”

Detto questo, devo ringraziare il Cons. Martino perché è stato tramite il suo intervento che sono venuto a conoscenza dell’iniziativa “18 anni… in Comune”, promossa da ANCI e Save The Children, a cui hanno già aderito ben più di 200 Comuni in tutta Italia, e che ha lo scopo di informare direttamente e tempestivamente i minorenni sulle modalità con cui richiedere e acquisire la cittadinanza al raggiungimento della maggiore età.

Anche il nostro Comune potrebbe senz’altro partecipare a questa lodevole campagna, e pertanto sarà mia cura presentare quanto prima una proposta a riguardo in Consiglio Comunale.

Se poi il Cons. Martino proporrà di informare, come auspica, “tutti i giovani Cittadini Italiani under 18 su quelli che sono i loro diritti sociali e elettorali” (per evitare discriminazioni, ovviamente) potrà senza dubbio contare sul mio appoggio.

7 Dicembre 2011

O.d.g. 14 e 19 dicembre 2011

1) Regolamento per la realizzazione di dehors stagionali e permanenti.

2) Strumento Urbanistico Attuativo  relativo a parte della zona di espansione edilizia indicata con la sigla “CR”  in località Garbella e connessa variante alla normativa del vigente Piano Regolatore Generale. Soggetto attuatore: Dell’Amico, Dore e altri. Adeguamento alle osservazioni dell’Amministrazione  Provinciale.

3) Mozioni (sono due, entrambe a firma del sosttoscritto – seguirà post apposito)

4) Variante all’articolo 29 delle NTA del PRG. Recepimento del Regolamento  per la realizzazione di dehors stagionali e permanenti.

5) Revisione del Regolamento Comunale dei Servizi Sociali

7 Dicembre 2011

Consiglio Comunale del 5 e 6 dicembre 2011

(continua quest’ordine del giorno)

3) La pratica, votata all’unanimità, riprende un progetto dell’Unicef denominato “Sindaco ideale difensore dei bambini”. E’ un’iniziativa già attiva in molti Comuni che, almeno sulla carta, tende a rafforzare i diritti dell’infanzia e a farli garantire dalla figura del Sindaco. Sulla pratica niente da eccepire. Io sono intervenuto in particolare su un punto, toccato anche da altri: il diritto di cittadinanza. Perché succede che ogni anno a Imperia nascono in media 70/80 bambini da genitori entrambi stranieri (fonte Istat). Questi bambini cresceranno a Imperia, andranno a scuola a Imperia, e verranno anche chiamati a eleggere il “Sindaco dei ragazzi”, lodevole iniziativa che favorisce un primo contatto con le Istituzioni. Ma per assurdo appena avranno 18 anni non potranno votare il loro Sindaco (quello dei grandi) perché non saranno ancora considerati Italiani a tutti gli effetti.

Ovviamente il Comune non ha colpe in tutto ciò, e nulla può fare. Ma è auspicabile che prima o poi (speriamo prima) la questione dello ius soli venga affrontata dal legislatore.

4) Anche il “Protocollo per lo sviluppo della legalità e la trasparenza degli appalti pubblici”, redatto dalla Prefettura sullo stimolo iniziale di Confindustria, è stato approvato all’unanimità. Il clima in aula si è fatto teso in alcuni momenti, in particolare durante l’intervento del buon Pastorelli (PdL) che ha esordito con qualcosa tipo “una buona parte della Magistratura è imperniata con la Mafia”. La frase, anche se forse non proprio perfetta dal punto di vista sintattico, fa capire lo stesso il senso: la Magistratura è corrotta. Poi va ancora più in là, dicendo che dopo aver letto Gomorra si è chiesto come mai si critichi solo la politica e mai la magistratura (???) che “sta lì a far nulla” (non so se il virgolettato è preciso, ma il significato era questo). Poi qualche scambio di “avete più mafiosi voi nel vostro partito”, “no ce l’avete voi”, “grazie al governo Berluscono abbiamo catturato tonnellate di latitanti”, “semmai  nonostante il Governo Berlusconi le forze dell’ordine hanno preso molti latitanti”, e via dicendo.

5) E’ arrivato finalmente il mensa-day. In aula un buon numero di persone (a occhio, un mix fra genitori e lavoratori). La discussione è stata sostanzialmente tranquilla e ricca di contenuti, anche e soprattutto perché siamo entrati in possesso di alcuni dati che ben fotografano le condizioni economiche su cui ruotano i servizi gestiti dalla Seris. Principalmente il dato che ci ha sorpresi di più è che le mense sono più che ripagate dai buoni pagati dalle famiglie. Noi pensavamo che, com’è lecito che avvenga in casi di questo tipo, il servizio fosse “in perdita”; e cioè che gli stanziamenti del Comune alla Seris coprissero la differenza tra il costo del servizio (gestione, lavoratori, derrate) e quanto viene pagato dagli utenti (buoni pasto). E invece no, il servizio si paga da solo già con i buoni, e ne avanza ancora qualcosa. Quindi è una balla che la decisione di esternalizzare abbia fondamenta economiche. Altro dato interessante è che a conti fatti ogni pasto costa circa 1 Euro, e nemmeno Vissani potrebbe cucinare chissacché con questo budget; di conseguenza se ci sono problemi di qualità dei pasti è altamente probabile che la colpa principalmente delle materie prime e non di chi le cucina.

Nel mio intervento ho detto queste cose:
– che se siamo venuti a parlarne in consiglio comunale, per quanto ora la maggioranza si dica “contenta” di discuterne “qui nella sede preposta” è solo perché noi, il PD e le altre forze di opposizione, hanno richiesto una seduta ad-hoc alla quale non si potevano sottrarre
– il servizio mensa non è come gli altri; il cons. Lanteri, parlando al posto del capogruppo PdL, ha detto che non occorre fare per forza la dicotomia privato=male e pubblico=bene e che non bisogna essere “aprioristicamente” contro le privatizzazione. Giusto. Infatti noi non lo siamo. Ci sono casi in cui la privatizzazione ha più che senso, ma qui si parla di un servizio per i bambini che ha importanti finalità educative e sociali, dove la qualità deve necessariamente essere alta e il controllo massimo
– il motivo per cui siamo contro la privatizzazione è questo: il bando può essere “blindato” quanto vogliamo, ma se si vuole avere il controllo su un servizio lo si può ottenere più facilmente se si controlla chi quel servizio lo eroga
– il privato deve cercare il profitto, per mestiere. E dunque delle due l’una: privatizzando, o calerà il servizio o aumenteranno i costi.
– siccome giusto ieri abbiamo insignito il Sindaco del ruolo di “difensore ideale dei bambini”, ora Strescino si trova nella condizione di mettere subito in atto i buoni propositi e garantire ai bambini imperiesi di continuare ad avere una mensa pubblica – e possibilmente di qualità.

Alla fine della fiera la situazione è questa: l’Amministrazione in via ufficiale (per la precisione in una delibera di inizio dicembre) dice che “non possiamo escludere che attualmente ci sia la necessità di valutare una privatizzazione”. Secondo il PdL “la strada è segnata, ed è quella della privatizzazione”, e per la Lega invece è un bi-ba-bo né di qua né di la (e come al solito votano a ruota del PdL).

Un po’ tutti, compreso il Sindaco nel suo intervento, han detto che la scelta è obbligata. Che è la normativa, che ci obbliga. E che soprattutto noi non abbiamo offerto valide alternative. Ha anche fatto un velato riferimento al mio blog (e quindi sono ben lieto di aggiungerlo al computo dei miei quattro affezionati lettori). Ha detto che si aspettava che calassimo qualche asso dalla manica. Ma hai travisato le mie parole, Sindaco, oppure non mi sono espresso bene. Dunque riformulo: io dicevo che ciascuno “avrebbe svelato le proprie carte” intendendo che finalmente si sarebbe dovuti tutti uscire allo scoperto, come in effetti poi è successo. E ad ogni modo, noi le proposte le abbiamo messe sul tavolo piuttosto chiaramente, ma non sono state recepite.

(Aggiornamento post-pubblicazione: solo ora mi sono accorto di questo articolo di Sanremonews che parla di “asso nella manica” della minoranza – e non ho idea a che si riferisca. Quindi è quella la fonte citata dal Sindaco, e non certo il mio blog. Ok, mi tocca ridimensionare nuovamente la stima della mia audience… me ne farò una ragione.)

Una via, ad esempio, è stata indicata più volte, con toni e stili diversi e con ogni tipo di linguaggio (beh in effetti non siamo arrivati a fare uno schemino a blocchi per spiegarlo, ma sarebbe stato eccessivo; non c’è peggior sordo…): far acquistare direttamente dal Comune le derrate (quindi totale controllo sulla qualità e sulla provenienza) scendendo sotto la soglia dei 900 mila euro di valore del servizio (e la legge prevede che sotto questa soglia non sia obbligatoria la privatizzazione). Tanto che l’Assessore Ranise ha detto chiaramente che questa opzione sarebbe stata da approfondire (ma visto com’è andata poi la votazione… figuriamoci).

E poi c’è l’ipotesi di una “azienda unica” che rispetti i paletti legislativi. Oppure ancora la re-comunalizzazione dei servizi o parte di essi (anche se questa sarebbe la più difficile).

Ma soprattutto, come ha detto Fossati più volte, l’importante è che ci sia la volontà politica di tentare fino alla fine la strada del mantenimento pubblico. Se ci si tira indietro e si lascia scegliere ai tecnici comunali, usando come alibi il loro parere, beh è scontato che loro preferiranno per forza di cose – e comprensibilmente – la strada più prudente e “liscia”. Ma se, viceversa, si vogliono cercare con più determinazione altre soluzioni, allora basta rivolgersi alle persone giuste dando indicazioni differenti. Si prende un consulente di fiducia, e gli si chiede: posto che noi vorremmo mantenere il servizio pubblico, quale strada tecnica possiamo intraprendere per arrivare a questo scopo? E una soluzione stai tranquillo che si trova, si trova.

Al limite dell’inverosimile la domanda retorica che hanno posto alcuni dei difensori della privatizzazione: “ma perché mai pubblico è migliore di privato?”. Gli dev’essere sfuggito di essere Consiglieri Comunali in un ente pubblico che si chiama Comune di Imperia. Forse pensano di essere consiglieri di amministrazione del comune-di-imperia Spa. Vaglielo a spiegare.

5 Dicembre 2011

Io ci metto i forconi

Gilioli sul suo blog:

Uno che fino a tre settimane fa era ministro di un Paese, quindi abbondantemente pagato dai contribuenti per fare gli interessi di quel Paese, leader di un partito che ha governato quello stesso Paese per otto degli ultimi dieci anni, oggi si compiace nel dire che quel Paese ha perso, quindi ne chiede la dissoluzione per fallimento.

Uno così – se non si fosse gente pacifica – sarebbe da andare a prenderlo a casa con i forconi.

4 Dicembre 2011

Ovvio ed evidente

Il sottoscritto, che è solito criticare chi abusa dell’incipit “è evidente” (come se oltre alla verità che si sta per rivelare non esista nemmeno lo spazio per altre sensate opinioni) in una micro-intervista su ImperiaTV è riuscito a dire “è ovvio” circa ventisei volte nel giro di quattro frasi.

Se in ascolto c’è un esperto di public speaking con la voglia di darmi due lezioni base, faccia un fischio.

(Ps: il titolo del servizio è “Petizione di Giorgio Montanari”. E’ EVIDENTE che si tratta di un errore, dato che la petizione non è certo mia ma di tutti quanti.)

3 Dicembre 2011

I modi di dire ai tempi della crisi

Tra le polemicucce che i giornali online nostrani pubblicano sempre volentieri (è il loro lavoro, per carità) e che penne più o meno anonime con le loro lettere-alla-direzione si divertono ad alimentare, c’è questa che ha dell’inverosimile. Intervenendo sul bilancio, il cons. Diego Parodi del PdL ha osato dire che “mangeremo il panettone anche quest’anno, alla faccia di chi ci gufa contro”. L’oggetto dello scandalo è il riferimento gastronomico al dolce natalizio, giudicato oltraggioso nei confronti di coloro che sono costretti a stringere la cinghia a causa della crisi e che per le feste metteranno in tavola solo pane e cipolla.

Prendo atto che, per evitare la gogna, anche io (in qualità di appartenente alla casta dei mangiasoldi che se ne infischiano dei problemi della plebe) d’ora in poi dovrò accuratamente evitare di usare, negli interventi pubblici così come sul blog, espressioni che possano urtare la sensibilità popolare. Non sia mai che in un momento così economicamente delicato mi venga in mente la sciagurata idea di attingere da quella lista di modi di dire e di figure retoriche con cui più volte – lo ammetto – ho cercato di colorire i miei discorsi. A mo’ di promemoria, mi sono segnato queste:

“scaldiamo i motori” – beh, sarebbe un insulto bello e buono a chi, di questi tempi, non si può permettere nemmeno la benzina per lo scooter.

“tutto fa brodo” – inaccettabile riferimento al mangiare povero, tipico di chi soffre la crisi. Verrebbe certamente inteso come un volontario sfottimento nei confronti di chi non ha niente da metterci, nel brodo. (Lo stesso dicasi per la variante “se non è zuppa è pan bagnato”)

“rompere le uova nel paniere” – qui non c’è bisogno di commento: chi mai si può permettere uova di ‘sti tempi? Lo stesso dicasi per la variante “cercare il pelo nell’uovo”

“come il cacio sui maccheroni” – si noti l’imperdonabile il riferimento all’utilizzo – sfacciatamente snob – di condimenti particolari e ricercati che solo pochi eletti (“eletti” in tutti i sensi) possono realmente permettersi

“dalla padella alla brace” – solo i benestanti hanno questa scelta, è risaputo. I veri poveri, al giorno d’oggi, hanno O la padella O la brace, mica entrabi

“una mela al giorno leva il medico di torno” – avercela, una mela al giorno! E poi il lampante riferimento al sistema sanitario nazionale è  a dir poco irrispettoso verso chi non può permettersi cure nelle prestigiose cliniche svizzere convenzionate con il consiglio comunale

“siamo tutti nella stessa barca” – sarebbe la peggiore; dovesse scapparmi questa, mi direbbero che sono come Massimo guardalo-fa-il-comunista-ma-ha-il-panfilo-a-vela D’Alema. Nota: ricordarsi di utilizzare un ben più sobrio “abbiamo voluto la bicicletta e ora ci tocca pedalare”, che racchiude in poche parole l’austerità dello spostamento economico e la nobiltà dello sforzo muscolare.

2 Dicembre 2011

SERIS -4

Oggi abbiamo consegnato direttamente nelle mani del Sindaco le 1500 firme raccolte a sostegno della petizione contro l’esternalizzazione del servizio di refezione scolastica. Martedì finalmente la questione approda in consiglio, dove ognuno scoprirà le proprie carte e la nostra delibera verrà messa i voti. Vedremo chi ci starà, e chi no. La cittadinanza è cordialmente invitata a partecipare (palazzo civico, ore 20).

Oltre che nel medio-lungo termine, intendo il futuro della refezione, le cose si sono un po’ complicate anche nell’immediato. Sembra che a partire dal nuovo anno l’intenzione sia quella di assumere personale ex-novo attingendo dalle liste di collocamento, lasciando a casa gli attuali lavoratori, che già sono tutti quanti “licenziati” il 23 dicembre per poi essere riassunti – se tutto va bene – nel nuovo anno. Davanti a questa situazione, che sembra derivi da un’impostazione tecnica data dal Segretario Generale del Comune, l’Assessore è arrivato a minacciare le proprie dimissioni; non l’ha fatto in pubblico, ma la notizia alla fine è trapelata ed è stata riportata ieri dalla stampa, anche se la voce circolava già da un paio di giorni. Ennesima gatta da pelare.

(Nella foto un momento dell’incontro con il Sindaco, in cui sfoggio una delle mie espressioni più intelligenti.)

2 Dicembre 2011

Esci da questo corpo

L’Assessore-Vicesindaco-IoConIlComitatoNonCiParlo Gaggero è silente da un po’ di tempo a questa parte.

La Stampa di oggi riporta la sua risposta ad una question-time del collega cons. Lagorio.

Pacata, di buon senso, conciliante. Insomma, non da lui.

Spiega Gaggero: «Abbiamo riaperto la discussione con il Comitato, con il Circolo Parasio, con i residenti e con la città: le opere per essere riuscite devono essere condivise. Ho fatto due passi indietro a vantaggio della collettività. Stiamo rivedendo il progetto dei due ascensori, anche se non abbiamo ancora atti ufficiali sulla nuova realizzazione. Nei giorni scorsi ho partecipato a una riunione a Genova e ci ritornerò fra breve tempo. Soprattutto l’impianto nella parte più alta verrà spostato.

29 Novembre 2011

Consiglio Comunale del 28 novembre 2011

(Qui l’ordine del giorno)

1) Assestamento di Bilancio – Come già avvenuto l’anno passato, i pagamenti ai fornitori sono stati spostati all’inizio del 2012; unitamente a qualche altro artificio contabile, ciò permetterà di rispettare il patto di stabilità anche quest’anno. Il nostro voto, as usual, è stato contrario.

2) Il Consiglio Tributario svolgerà “le funzioni di partecipazione all’accertamento fiscale e contributivo, di natura consultiva, propositiva e di indirizzo in tema di contrasto all’evasione fiscale”. La discussione è stata intorno alla composizione di questo nuovo organismo, che se funzionerà, aiuterà a scovare gli evasori fiscali. Ci sono due scuole di pensiero a riguardo. Quella scelta dall’Amministrazione è di metterci dentro dirigenti comunali o loro delegati; l’altra sarebbe stata quella di utilizzare personale esterno e maggiormente qualificato. Il Sindaco non è intervenuto sulla pratica – benché relatore in qualità di Assessore al Bilancio – e della replica si è occupato il consigliere Gian Luca Lanteri. A una mia domanda non ha risposto, e alla richiesta di posticipare alla prossima settimana la pratica per rivederla un minimo, ha replicato che sarebbe potuto essere scambiato “per un gesto di debolezza” (??). Sostanzialmente la scelta dell’impostazione è riconducibile a un problema è di costi, ma a nostro parere forse non è stato valutato che in realtà non si tratta che di un investimento. E cioè: parte degli introiti che tale commissione riesce a “recuperare” dall’evasione vanno al Comune, che quindi avrebbe la possibilità di ripagarsi ampiamente dell’eventuale spesa (per i gettoni di presenza) sostenuta per i componenti qualora non fossero già dipendenti del Comune. Ci siamo astenuti.

4) Compostaggio domestico – Questa pratica introduce due novità. La prima è che la provincia, su stimolo/aiuto della Regione, ha fornito al nostro Comune (e ad altri) delle compostiere, in totale 250. Una sorta di bidone in cui la frazione umida dei rifiuti solidi urbani viene raccolta e messa a fermentare, per poi essere usata come fertilizzante naturale. La seconda novità, collegata alla prima, è che chi dimostrerà di effettuare il compostaggio e ne farà richiesta, potrà richiedere uno sconto del 5% sulla TARSU. Non sarà indispensabile che la compostiera utilizzata sia quella fornita dal Comune, basta farla. Il problema saranno i controlli, che come sempre accade in questi casi viene attribuito ai Vigili Urbani. Dove c’è un controllo da fare, se ne incarica la polizia municipale. Ciò è corretto, se non fosse che quel settore è pesantemente sotto organico e a corto di fondi. Quindi è come dire che i controlli, se ci saranno, saranno pochissimi. Senza contare che, esattamente come sta succedendo per le antenne paraboliche con posizionamento irregolare, i Vigili non possono entrare nelle proprietà private senza autorizzazione giudiziaria. Regole e controlli a parte, è comunque un buon passo avanti nell’ambito dei rifiuti. Si sarebbe potuto azzardare uno sgravio maggiore, al 10%, come proposto con un emendamento da SEL (PD favorevole, bocciato dalla maggioranza). Ma la TARSU è già aumentata del 30% in due anni, e devono aver fatto due conti: se in troppi chiedessero lo sgravìo –  e magari senza una relativa diminuzione del conferimento RSU grazie al compostaggio – ci sarebbero problemi di bilancio. La pratica è approvata all’unanimità.