il blog di Giorgio Montanari

candidato consigliere comunale a Imperia per Guido Abbo Sindaco

23 Marzo 2010

Sul nuovo regolamento portuale di Porto Maurizio

Il Consiglio Comunale di ieri ha approvato il regolamento dell’approdo turistico di Porto Maurizio. La pratica, che già sarebbe dovuta essere discussa nella seduta precedente, è stata ulteriormente posticipata tramite una mozione d’ordine che ne ha consentito un ultimo esame, benché i tempi maggiori dovuti ad eventuale rinvio avrebbero consentito un approfondimento completo.

Occorre che i cittadini in generale – e gli utenti del porto in particolare – sappiano anzitutto che il regolamento, approvato dal Consiglio Comunale come da sua esclusiva prerogativa, in realtà è stato inizialmente redatto dalla Società Porto di Imperia Spa, e successivamente da quest’ultima sottoposto al Comune.

Nell’insieme ne è risultato un ovvio e forte sbilanciamento a favore della Società e notevolmente a scapito dei diportisti, soprattutto quelli appartenenti alla cosiddetta “nautica minore”, poiché si andavano ad introdurre una serie di obblighi, limitazioni, responsabilità ed oneri del tutto inediti non solo se paragonati alla gestione precedente (quella dell’Imperia Mare) ma anche in relazione a ciò che costituisce la norma negli altri porti Italiani ed Europei.

Dal sottoscritto sono stati presentati trentasette emendamenti con l’intento sia di colmare le molte e importanti lacune presenti nella bozza iniziale, sia di sancire maggiori garanzie a favore degli utenti e della collettività.

Purtroppo non tutte le modifiche proposte sono state accolte, mentre altre sono state responsabilmente recepite dalla maggioranza, che ha ulteriormente contribuito con un proprio maxi-emendamento condiviso a sua volta dalla minoranza.

Per fare un esempio concreto, una nuova e bizzarra norma (di cui è stata chiesta invano la cancellazione) obbligherà ad ormeggiare le barche esclusivamente di poppa, interferendo in scelte che sono di regola delegate esclusivamente all’utente, e che riguardano aspetti tecnici che ovunque – tranne che a Imperia – prevalgono sull’aspetto estetico.

Salvo specifica autorizzazione sarà anche vietato “esporre bandiere e supporti commerciali o con finalità non in linea con l’immagine del Porto”. E’ una definizione del tutto arbitraria che all’occorrenza può coprire qualsiasi tipo di sponsorizzazione, comprese quelle di cui le imbarcazioni regatanti – incluse le Vele d’Epoca – usufruiscono sovente.

L’aspetto più preoccupante, però, è che dalla discussione è emerso che la convenzione stipulata a suo tempo con la Società non prevede adeguati vincoli che garantiscano lo svolgimento del biennale raduno di Yacht d’Epoca. Non è contemplato, ad esempio, che in quel periodo sia permesso il passaggio pedonale dei visitatori all’interno delle aree solitamente private, mentre il loro attraversamento potrà rendersi indispensabile per raggiungere e visitare i grandi velieri come la Palinuro.

Mancano inoltre le dovute garanzie sulla disponibilità dell’adeguato numero di ormeggi per le barche che parteciperanno alla prestigiosa manifestazione, soprattutto se si tiene conto delle dimensioni e delle cifre che l’evento ha raggiunto nelle ultime edizioni.

La conclusione è che Imperia corre il serio rischio di perdere le Vele d’Epoca, e cioè la manifestazione che è imprescindibile cardine del turismo cittadino e indiscutibile volano per l’economia locale, ma alla quale – purtroppo – l’Amministrazione sembra esser stata disposta a rinunciare in nome dei maggiori profitti di pochi soggetti privati.

21 Marzo 2010

Biomasse sì, biomasse no

La riunione di Giovedì scorso organizzata dal Comitato contro la centrale a biomasse ha trattato il tema anche dal punto di vista tecnico. Ed è importante, perché oltre a dire NO bisogna anche sapere il perché.

E i motivi li ha spiegati bene il Prof. Federico Valerio, Chimico ambientale dell’Istituto dei Tumori di Genova. La sua sintesi è:

Mentre l’energia solare arriva a costo energetico zero su un impianto fotovoltaico, il biodiesel richiede che si  ari il terreno, si semini la colza, si concimi e si irrighino i campi. Poi i semi devono essere pressati e l’olio deve essere trattato chimicamente per diventare olio diesel. Infine il biodiesel deve essere trasportato al luogo di utilizzo.E tutto questo richiede energia, in gran parte fossile.
E se il biodiesel viene usato in un motore diesel, circa il 25-30% dell’energia chimica del biodiesl si trasforma in elettricità  e il restante 70% si traforma in calore che è follia non utilizzare.
Ma questa follia termodiamica è l’elemento comune di tutte le centrali a biomasse di cui mi sono occupato.
Il motivo è banale, il calore prodotto da fonte rinnovabile non è sovvenzionato!

Dunque, i punti deboli del progetto sono principalmente due. Primo: il bilancio energetico totale deve considerare che il combustibile arriva da chissà dove e che per produrlo si consumano risorse. Secondo: il 70% dell’energia sviluppata,  che è calore, viene dispersa e non utilizzata. Per non parlare della puzza, del rumore, delle vibrazioni e del fatto che non è vero che il biodiesel non inquini. Meno di altri tipi di combustibile, ma inquina. Idrocarburi, particolato, e altre sostanze nocive vanno a finire nell’aria e nei terreni, quindi assorbiti dai vegetali.

Queste slide sono quelle prodotte ed illustrate dal Prof. Valerio durante la sua relazione, e contengono un po’ di dati interessanti:

La conclusione è che senza gli incentivi probabilmente nessun imprenditore si sognerebbe di aprire una centrale del genere, perché non sarebbe redditizia.

A conti fatti, però, un pregio la centrale ce l’ha: far parlare i cittadini di energie rinnovabili, e spingerli ad informarsi. Un incontro di questo tipo, in cui si parla di solare collettivo e ambiente, non si sarebbe – purtroppo – mai tenuto.

21 Marzo 2010

Seconde occasioni

Se a Dicembre vi siete persi la prima, avete un’altra possibilità proprio oggi. Al teatro Cavour viene replicata la commedia “La strana coppia” proposta dal Fondo di solidarietà Daniele Leone.

Va vista per due motivi: è per beneficenza e fa molto ridere.

Accorri numeroso!

20 Marzo 2010

Ora non esageriamo

Ogni candidato si sceglie la propria campagna elettorale. Per esempio Marco Scajola organizza ogni giorno una dozzina tra colazioni, pranzi, pause caffé, aperitivi, merende, cene e dopocena, riuscendo a presenziare a tutti (avrà forse dei sosia?). Non oso immaginare quanto gli stia costando tutto ciò, dato che offre sempre lui. Mi han detto che per non sbagliare ha fatto mettere i manifesti anche a Genova, dove ovviamente non può nemmeno essere votato.

Gianni Giuliano – vista l’età – ha un po’ meno sprint, ma non manca gli appuntamenti più importanti. Questa mattina, per fare un esempio, è andato all’inaugurazione di una curva (giuro). Nientepopodimeno!

Poi c’è chi preferisce la strategia dei comunicati stampa. Alessio Saso, sempre PdL, è uno di questi e ha espresso la propria opinione praticamente su tutto. Nell’ultimo periodo l’ex di AN – o chi per lui – è intervenuto in ordine sparso: sui parcheggi blu, sui treni, sul Commissariato di Ventimiglia, su via Cascione, sull’Orchestra Sinfonica, sugli AATO, sulle donne, sul mercato di Bordighera, sul crocefisso, sulla pesca, sulla sanità ligure e l’ospedale di Costarainera, sull’RT, sui danni del maltempo, sul precariato, sulla chiusura di una scuola ad Arma, sui futuri Assesori, sulla famiglia e sugli stabilimenti balneari. E potrei aver dimenticato qualcosa.

Il comunicato di oggi, puntuale come l’almanacco del giorno dopo, rientra nella categoria “fuori dal vaso”.

[…] ho potuto rilevare come sia ancora persistente e diffuso un forte senso di insicurezza fra gli abitanti ed i commercianti di Vico Costanzo nel Centro Storico di Oneglia. Gli abitanti hanno paura a rientrare a casa la sera, le ragazze spesso subiscono molestie, i bambini non possono passeggiare, spaccio ed ubriachezza molesta, dopo le otto di sera vige una sorta di coprifuoco a dimostrazione della paura persistente e diffusa fra gli abitanti ed i commercianti di questa zona.

Siam tutti d’accordo che vico Costanzo non è l’angolo migliore di Oneglia, ma quello che racconta è pura fantasia.

Ma se anche fosse realmente convinto che sia così come dice, allora dovrebbe prendersela con chi non risolve il problema! Non è via Pre, ma un carrugio di 10 metri accidenti! Ragazze molestate? Spaccio? COPRIFUOCO? Chissà per domani cosa si inventa.

Ancora una cosa, sempre per restare in tema di campagna elettorale. Apprezzo ciò che scrive Preve sull’utilizzare i bambini a fini propagandistici:

[…] abbiamo politici di destra e sinistra che non fanno altro che richiamarsi ai valori sacri della famiglia, e poi ecco che ti sfruttano il bambino come uno status symbol, come un testimonial. Tra l’altro, i bambini son tutti belli, ma se li illumini artificialmente, se la foto è oltremodo ritoccata, se l’insieme pare soprattutto un fotogramma Disney, la cosa si fa doppiamente ipocrita.

Qualcuno per favore lo dica ad Artioli (PdL). Sul web (e mi auguro solo lì e non anche sui muri di Sanremo) accanto alla sua faccia c’è quella di una bellissima bimba, che immagino essere la di lui figlioletta di anni sette.

Artioli: non si fa. Semplicemente non-si-fa. Punto.

19 Marzo 2010

Al blitz di Legambiente

Clicca per ingrandire

(foto da Riviera24.it)

Il sottoscritto (secondo figuro da sinistra) ha partecipato oggi al blitz di Legambiente che ha fatto visita al famoso capannone, simbolo della cementificazione costiera forsennata.

Qui l’articolo con il comunicato stampa. Di mio aggiungo solo che la montagna di detriti su cui siamo saliti è spaventosamente alta e puzzolente. Quanto al capannone, più ci si avvicina più appare enorme e indiscutibilmente brutto.

18 Marzo 2010

E' il traffico!

Sottotitolo: “Non siamo razzisti, sono loro che sono stranieri!”

La storia della scuola islamica, come sospettavo, è la solita bolla di sapone. Mentre l’Assessore leghista Falciola oggi si affretta a smentire che ci sia una qualsiasi pratica in un qualsivoglia meandro degli uffici comunali, inizia con solenne rullo di tamburi la temutissima.. raccolta di firme!

In questa disciplina (che speriamo diventi presto olimpica, così via di medaglie!) noi Imperiesi oramai non sono più secondi a nessuno. Potremmo puntare su “Imperia città dell’olio e dei Comitati” per fare turismo.

Suppongo che nelle tabaccherie vendano addirittura i fac-simili, pronti da sottoscrivere. Basta aggiungere la seconda parte dell’intestazione nell’apposito spazio libero. La prima parte è già stampata, perché è sempre la stessa: “Comitato per il no a…”

Quindi, rosario al collo e acquasantiera in mano, i nuovi crociati sono partiti. Siccome non c’è nulla contro cui combattere, la loro è una “guerra preventiva”. Per fortuna che – almeno qui da noi – ancora nessuno è così pazzo (o così imbecille) da associare l’Islam al terrorismo. Ma di questo passo ci arriviamo presto.

Dice XXXX, odontotecnico: “Faremo una opposizione micidiale. Non è certo un condominio il luogo più adatto per una scuola, per di più prospiciente una strada di grande e veloce scorrimento con grande pericolo per i bambini stessi che rischierebbero di essere investiti. Non abbiamo nulla contro gli islamici, ma devono trovarsi spazi adeguati e adattarsi alle nostre leggi e alle nostre abitudini di vita, se vogliono convivere pacificamente con noi”.

(fonte: Sanremonews – Le “XXXX” sono state messe da me per salvaguardare quel poco di reputazione che resta dell’intervistato dopo queste deliranti dichiarazioni)

Che tenero, l’odontotecnico. Ha tanto a cuore la salute dei piccini! Certo, è strano che non si sia accorto che i cristianissimi bimbi che vanno in almeno un paio di cristianissime scuole nelle immediate vicinanze rischino quotidianamente la stessa sorte, se non peggio; ma lo ringraziamo di voler concentrare l’attenzione proprio su quelli mussulmani. E poi, diciamolo: se per “abitudini di vita” intende il “non essere islamici” allora tanto di cappello, perché il sillogismo è geniale:

voi qui dovete fare come noi => noi non siamo mussulmani => quindi voi non dovete essere mussulmani.

E poi:

Dice YYYY: “Siamo nettamente contrari perché già qui non si vive per il traffico caotico e la cronica mancanza di parcheggi. E poi a fare il passo da scuola islamica a moschea non ci vuole molto e in questo quartiere proprio non ci sta, anche se non abbiamo nulla contro i musulmani e la loro religione”.

Già, a fare il passo non ci vuole molto. Come a dimostrare la propria ignoranza: è un attimo. In mezzo a questi esempi di elevata arguzia da bar, ne manca uno che solitamente è il caposaldo, il pezzo forte che tali aquile riservano all’interlocutore come argomentazione finale, definitiva. Suona più o meno così: “ma scusa, se andassimo noi da loro a voler fare una Chiesa, mica ce la lascerebbero fare!”. E c’è da scommettere che il “da loro” equivale il più delle volte ad una di quelle strade di Kabul che inquadrano al tiggì.

Qualcuno deve averla tirata fuori di sicuro, ma sarà stato il giornalista a non aver trovato la forza di trascriverla. Perché a tutto c’è un limite, anche alle colpe del traffico.

17 Marzo 2010

A colpo d'occhio

Questo è quanto pubblica Riviera24:

L’articolo riporta la notizia uscita oggi su Il Secolo XIX riguardo alla ventilata apertura di una scuola islamica, in arabo “madrasa“, a Castelvecchio. Anzi “nel cuore di Castelvecchio”, per essere più precisi e più enfatici. Per inciso, fino ad oggi non avevo mai sentito parlare di questa ipotesi.

La prima annotazione riguarda la provenienza della foto, che è trovabile con un minima ricerca su Google – è proprio il primo risultato – e la cui pubblicazione potrebbe infrangere il copyright del sito da cui è stata presa (“All written and photographic content is the copyrighted property of Carolyn McIntyre and may not be reproduced in any media without prior written permission”.)

Non voglio mettermi a fare la morale a nessuno (chi è senza peccato scagli la prima pietra) ma se lo possiamo considerare un peccato veniale quando avviene su siti personali e non commerciali, lo è un po’ meno quando si tratta di testate giornalistiche.

Più che altro, però, mi pare che l’immagine in sé sia un goccio fuorviante. Quella è una madrasa del XVI secolo che sta a Bukhara in Uzbekistan, ed è ovvio che non ne verrà mai costruita una del genere a Imperia. Si parla di utilizzare un edificio esistente. E’ bene ribadirlo, siccome è un argomento in cui bisogna muoversi coi piedi piombo, e la cautela non è mai troppa. Già rischiamo di inaugurare nuove crociate; se almeno la stampa, che gioca un ruolo importante nella formazione dell’opinione pubblica, fosse un pelo più attenta nella scelta terminologica e fotografica non potrebbe che essere un bene.

Lo dico così, giusto per tranquillizzare chi ha fatto un balzo sulla sedia immaginandosi cupoloni azzurri ed arcate ogivali accanto al casello di Imperia Est.