Voi che vivete sicuri
nelle vostre tiepide case,
voi che trovate tornando a sera
il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
che lavora nel fango
che non conosce pace
che lotta per mezzo pane
che muore per un si o per un no.
Considerate se questa è una donna,
senza capelli e senza nome
senza più forza di ricordare
vuoti gli occhi e freddo il grembo
come una rana d’inverno.
Meditate che questo è stato:
vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
stando in casa andando per via,
coricandovi, alzandovi.
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
la malattia vi impedisca,
i vostri nati torcano il viso da voi.
Le dichiarazioni di Dal Mut e Rollero che criticavo ieri hanno provocato due reazioni del tutto prevedibili. Una è di Indulgenza, che scrive quello che secondo me pensa – anche se con meno parole – chiunque sia in minoranza e abbia idea di come siano realmente andate le cose negli ultimi anni. Ma questa è solo un’omelette; poi c’è anche il gran frittatone di cipolle proposto da Leone, che da vecchia volpe non si poteva lasciar sfuggire la ghiotta occasione.
Come sottolinea Angelo, il nuovo coordinatore cittadino del PdL ha parlato di frittate. Dev’esserne esperto a giudicare da come sa rigirarle: riesce a dare la colpa di tutto all’opposizione, insinuando divisioni e distinguo nella minoranza:
E’ comprensibile come nella minoranza consiliare vi sia qualcuno che veda alcuni consiglieri d’opposizione come i responsabili della attuale situazione e tema che lo sgomento avvertibile in città per quanto sta accadendo si traduca presto in grave critica nei confronti dei partiti di opposizione.
D’altronde l’assist era su un piatto d’argento, e pazienza. Dal canto mio queste parole non le commento neppure. Però posso dire che la sensazione che ho – anzi: che abbiamo, nel PD – è che la città stia iniziando a capire che questo ritornello ormai cozza con le evoluzioni degli ultimi tempi, e non è più credibile (se mai lo fosse stato). Finalmente, meglio tardi che mai.
Rollero e Dal Mut hanno già risposto, smentendo l’interpretazione maliziosa che dal PdL davano alle loro parole e negando di aver voluto incolpare l’opposizione di qualcosa. Io non ho mai pensato che la loro intenzione fosse questa, ma rimango dell’idea che tutto questo sbattere di uova si sarebbe dovuto e potuto evitare. Con un generale gran risparmio di parole e di colesterolo.
Le reazioni al “Lingotto 2” di Veltroni che leggo in rete vanno dalla diffidenza all’estrema incazzatura. Quello che ha attirato la mia attenzione sull’argomento (fin’adesso di poco sopra lo zero) è stato il documento pubblicato dal Foglio e riportato online dal Post:
Quel documento risulta essere firmato da Stefano Fassina, membro della segreteria nazionale del PD nonché responsabile Economia e Lavoro del partito. Contiene due tesi, affiancate tra loro: che alcune delle cose dette da Veltroni siano giuste e sensate, e per questo siano già da tempo parte delle proposte di Bersani; che altre cose siano invece del tutto sballate, “irrealizzabili”, “da scartare”, “in sintonia con Tremonti”, “preoccupanti” e contraddittorie.
La SVP (qualcuno dirà: cos’è?) è presente in Parlamento con ben due deputati. Teoricamente dovrebbero contare meno di niente ma portano sempre a casa quello che gli interessa, favoriti dalla continua e patologica incertezza numerica alla Camera.
In cambio dell’astensione sull’ultimo discusso voto di fiducia, anziché fare come un Scilipoti qualunque, hanno chiesto – e ottenuto – una serie di importanti concessioni riguardanti lo Stelvio più altri favori come quello sulla toponomastica.
Oggi si è votata la sfiducia a Bondi; questa volta, in cambio della solita astensione, la SVP ha ottenuto una marcia indietro del ministro sul dispendioso restauro del monumento alla Vittoria di Bolzano e di altre opere fasciste.
Almeno non hanno voluto soldi: ma non c’è da stupirsi, in fondo sono italiani quasi solo formalmente.
Il TAR per ora ha sospeso l’atto di decadenza della concessione. La Porto di Imperia potrà continuare ad esercitare sul porto e non dovrà abbandonare tutto entro giovedì, ma comunque pare che i lavori si fermeranno fino a quando non si arriverà alla pronuncia definitiva, prevista in primavera.
Nel frattempo, chi volesse capire come mai nel mio post precedente parlavo di linguaggio democristiano, può gustarsi questo.
La posizione dell’amministrazione è la cosa più chiara che c’è: il dirigente che ha firmato l’atto di decadenza della concessione demaniale ha agito da solo, di sua sponte, e nessuno era d’accordo con lui.
E’ comodo tenere questo atteggiamento, perché consente di rimanere a parole “a favore del porto” senza addentrarsi minimamente nelle motivazioni con cui Lunghi ha riempito le 9 pagine del provvedimento. Meglio “non entrare nel merito” e tra le righe far credere che una mattina d’inverno questo signore si sia svegliato con la luna storta e l’irrefrenabile voglia di fare un bel casino.
Basta leggersi l’atto per capire che questa versione non regge. E vivaddio l’atto è stato letto anche da qualche giornalista: il Secolo XIX oggi riassume nel titolo (che ho ritagliato qui sopra) quello che noi andiamo dicendo da tempo, e cioè che non si tratta di un fulmine a ciel sereno ma dell’epilogo di una storia cominciata tanto tempo fa. Amministrativamente parlando i primi “richiami” risalgono al 2008, e sono stati tanti; campanelli d’allarme che hanno suonato di continuo mentre qualcuno si foderava le orecchie pur di non sentirli.
Con il Comune socio al 33%, con il Segretario comunale addirittura presidente della Spa, e con un rappresentante del Comune nella commissione di vigilanza, davvero nessuno sapeva come stavano le cose? Delle due l’una: o sapevano (e secondo me la decisione di tentare di vendere le quote prima del patatrack non fu casuale) oppure veramente erano tutti all’oscuro e questa non sarebbe che l’ennesima prova provata dell’incompetenza di certi amministratori. Hanno ammesso che ci sarebbe potuto essere qualche problemino solo di recente, nella famosa seduta monotematica di settembre quando ormai i buoi erano già usciti dalla stalla. Usata di continuo, quella della “volontà popolare” di avere il nuovo porto – da cui sarebbe nato e su cui si sarebbe espresso il consenso elettorale che ha portato Strescino sulla poltrona di primo cittadino – è stata l’argomentazione principale usata per giustificare quel terribile “a ogni costo” che noi abbiamo da sempre contestato. E adesso “ogni costo” sta venendo al pettine: il rischio incompiuta, i commercianti preoccupati, i foresti che progettano di tornarsene a casa, i diportisti allarmati, le aziende creditrici che se già prima avevano problemi ad ottenere il dovuto, figuriamoci ora.
Sul fronte politico oggi si registra l’intervento congiunto di Dal Mut (IdV) e Rollero (lista civica) che chiedono a maggioranza e opposizione di “scendere dalle barricate”, superare gli “steccati ideologici”, e far fronte comune per trovare delle soluzioni: ben arrivati. Al di là del fatto che non mi piace quando ci si rivolge a maggioranza e opposizione come se non si facesse parte né dell’una né dell’altra (onestamente, le parole nel comunicato sembrano quelle solitamente nella penna dell’UdC) faccio notare che il PD ha già espresso la medesima volontà: via i responsabili della catastrofe, il porto va comunque concluso, e pronti a collaborare. Siamo d’accordo su tutto, in primis sul “passo indietro” (per inciso, perché scrivere la parola “dimissioni” è così difficile per tutti quanti, PD compreso?) ma contemporaneamente dobbiamo essere realisti. Perché noi ci siamo, a disposizione della città affinché il porto, che è un’opera fondamentale che va finita e possibilmente senza lasciare feriti sul campo, giunga a conclusione; ma non siamo a disposizione per fare ulteriormente da parafulmine ad una maggioranza che ha sempre abilmente schivato le saette scaricandole su di noi, irridendoci e sbeffeggiandoci, sacrificandoci persino sull’altare dei peccatori anti-porto (per l’occasione allestito in banchina, ricordate?) durante un rituale di dubbio gusto.
Il “governo di responsabilità” prospettato dai due colleghi consiglieri presuppone innanzitutto la responsabilità (maddai?). Bene, ma fin’ora se n’è vista poca dalle parti del PdL, dato che ogni volta che gli eventi hanno preso una brutta piega la colpa è finita su chi avrebbe voluto un porto diverso (e non nel senso estetico del termine) mentre i meriti sono stati sempre e solo di chi era incondizionatamente e acriticamente a favore (senza tener conto di quello che l’opposizione è riuscita a strappare con i denti come l’utilizzo pubblico della banchina, per dirne una). E’ stato un atteggiamento responsabile? Rinnegare l’operato del dirigente, che da anni puntualmente informava dei problemi che qualcuno cercava di nascondere come polvere sotto il tappeto, è responsabile? E qual è, nei fatti, la prospettiva di un “governo di responsabilità” quando anziché calmarsi e chiamare tutti attorno allo stesso tavolo, il Sindaco manda a spigolare Fossati (ora in FLI ma da sempre nella maggioranza “a favore” del porto) e alla Lega viene detto “possiamo andare avanti anche senza di voi” ? Non mi sembrano affatto i presupposti giusti affinché qualcuno, con la cenere sul capo, vada dalla minoranza a dire “abbiamo fatto una cazzata, ora però abbattiamo gli steccati ideologici e parliamone tutti assieme?”. E’ uno scenario quantomeno improbabile che implicherebbe una pesante ammissione di colpa, una conferma delle nostre critiche, una sostanziale presa d’atto del fallimento di un progetto il cui genitore è il fu-Ministro. E mi pare un po’ troppo, tutto assieme.
Insomma: non dico che non bisogna tendere la mano e fare il gesto, ma nemmeno dimenticarci con chi abbiamo a che fare e proporre strade che poi, a ben vedere, nessuno ha realmente voglia di percorrere.
Si moltiplicano – ha affermato il cardinale – notizie che riferiscono di comportamenti contrari al pubblico decoro e si esibiscono squarci – veri o presunti – di stili non compatibili con la sobrietà e la correttezza, mentre qualcuno si chiede a che cosa sia dovuta l’ingente mole di strumenti di indagine.
Parallelamente a quella del porto, il vicesindaco Lanteri ha un’altra gatta da pelare, e cioè l’inchiesta che lo vede accusato di concussione. Marco Preve su Repubblica ricostruisce la vicenda, e ci informa che gli inquirenti potrebbero ipotizzare anche il reato di finanziamento illecito ai partiti.
Che ce ne sarebbe stata una nuova al giorno era facile previsione, ma ora la realtà sta superando l’immaginazione. Anzi, l’ha già superata e viaggia con parecchie lunghezze di distacco.
Il Sindaco stresino risulta indagato assieme al Segretario comunale Matarazzo per violenza privata. Salvo smentite, la procura ha provveduto a consegnare gli avvisi di garanzia e perquisire gli uffici dei due a seguito della denuncia fatta dall’Ing. Lunghi (solo ieri dicevo che si sarebbe parlato molto di lui, ma immaginavo altro).
Lunghi avrebbe ricevuto dal Sindaco e dal Segretario una richiesta di stoppare l’iter di revoca della concessione, evidentemente considerata una pressione indebita sul suo operato.
Il porto è sempre stato, e il Sindaco ha confermato che lo è ancora, la punta di diamante dell’Amministrazione (di questa, ma anche di quelle precedenti di cui è figlia). Ora, visto come si stanno mettendo le cose e che il gran castello è crollato, non sarà il caso che oltre a Lanteri – da 10 anni assessore ai porti e quindi principale responsabile politico della vicenda – sia proprio tutta l’Amministrazione a lasciare il posto e prendersi un momento di pausa?
La notizia della decadenza alla Porto di Imperia SpA della Concessione Demaniale Marittima desta la più viva preoccupazione, palesando con implacabile crudezza la gravità di una situazione che ogni giorno si dimostra essere addirittura al di là di quanto noi negli anni abbiamo osservato, temuto, denunciato.
I processi descritti dal dirigente nell'”Atto di decadenza” manifestano la grave incapacità di gestione del complesso processo autorizzativo e realizzativo, sia del quadro dirigente della società che degli amministratori pubblici che con i loro comportamenti si sono spesso posti in condizione di sudditanza nei confronti del socio attuatore, rinunciando al ruolo di guida ed al controllo previsto dalla legge e dalla Concessione, accettando e giustificando sempre il comportamento del socio stesso senza riuscire ad ottenere risposte adeguate ai quesiti posti dalla Commissione di Vigilanza e Collaudo.
Tutto ciò ha consentito che la situazione precipitasse e portasse il dirigente agli inevitabili atti conseguenti. L’intera vicenda, una volta di più, palesa il conflitto di interessi in cui si trova un Comune socio, concessionario, concedente, controllore e controllato.
Resta tuttavia il fatto che il porto DEVE essere completato e su questo devono concentrarsi tutti gli sforzi possibili. Il PD è stato accusato di non volere il porto: è falso. Il PD voleva e vuole il porto, magari un po’ diverso nel progetto, sicuramente diverso nella modalità di realizzazione, ma ritiene che oggi, allo stato delle cose, la priorità assoluta sia il completamento delle opere e la difesa degli interessi della città, degli operatori e degli utenti.
In questo senso il PD, se chiamato, non si tirerà indietro nel dare risposte e collaborazione a tutti i livelli. Siamo certi che altrettanta responsabilità dimostreranno, facendo un passo indietro, l’intero Consiglio di Amministrazione della società Porto di Imperia SpA e gli amministratori pubblici responsabili della gestione del percorso politico-amministrativo fino ad oggi, in primis l’Assessore Luca Lanteri.