La sentenza del TAR vogliamo considerarla come una seconda possibilità concessa alla Porto di Imperia Spa e all’Amministrazione Comunale per tenere finalmente fede agli impegni presi nei confronti della cittadinanza. Entrambi dovranno finalmente dimostrare di essere all’altezza della sentenza, senza poter più usufruire di alcun alibi.
A questo punto occorre che il porto venga completato, come abbiamo sempre auspicato, e che la città possa al più presto fruire non solo del bacino ultimato, ma anche delle grandi e piccole infrastrutture ad esso collegate, quali ad esempio il capannone della cantieristica, l’allaccio alla rete fognaria, il distributore di carburante, il ponte pedonale sull’Impero, la piazza pubblica di Calata Anselmi.
Con la decisione del Tribunale amministrativo viene ripristinato lo status quo ante all’atto di decadenza, ma – sottolineiamo – non vengono affatto cancellati gli errori e le manchevolezze emerse durante tutto l’iter della vicenda portuale, tanto evidenti da essere ammesse anche dai vertici della Società.
Ci auguriamo che gli atti e gli atteggiamenti superficiali e inadeguati di politici e manager non vengano riproposti. Sarebbe inaccettabile infatti che il perdurare di simili episodi possa riproporre gli scenari appena vissuti.
Per quanto riguarda le argomentazioni della sentenza, pur rispettando come sempre le decisioni della magistratura, ci riserviamo di effettuare tutti gli approfondimenti necessari a comprendere alcune apparenti discrasie e imprecisioni. Questo allo scopo di cogliere appieno tutte le sfumature giuridiche e giurisprudenziali che ne potranno derivare e di meglio comprendere attraverso quali strumenti e con quali modalità l’Amministrazione Comunale si è presentata in giudizio a difendere il suo operato.
Chi purtroppo esce sconfitto da questa sentenza è il Comune di Imperia, che grazie alle scelte politiche dell’Amministrazione Comunale al TAR avrebbe perso comunque, come Ente concedente o come concessionario.
Il TAR ha appena emesso la sentenza; evidentemente c’è voluto un po’ più di tempo – era attesa per ieri – perché il pronunciamento alla fine non si è limitato alla sospensiva, ma è entrato nel merito dando in toto ragione alla Porto di Imperia SpA. e all’Acquamare Srl.
Secondo quanto stabilito dal Tribunale, l’atto di revoca firmato dall’Ing. Lunghi, il dirigente del settore porti e demanio, è da considerare nullo. La concessione rimane quindi alla Porto di Imperia Spa.
Le imitazioni, le parodie, e le prese in giro delle contemporanee italiche virtù che provengono dall’estero non si contano. Alla corposa rassegna internazionale che Alessandro ha pubblicato qualche giorno fa, aggiungo questo:
Oltre agli scopi dichiarati della satira, farci ridere e farci pensare, la dinsinvoltura con cui nel mondo ci (lo) prendono pesantemente in giro ci rammenta un’amara realtà: sulla nostra TV questo genere di cose non si vede più.
L’ultima che si sono inventati è la “prescrizione breve”, applicabile agli over 65 incensurati. Ora, siccome sarebbe meglio che si dedicassero ad altri problemi anziché legiferare esclusivamente ad uso e consumo del premier, qualcuno dovrebbe segnarare al Governo l’esistenza di questo generatore automatico di leggi ad personam. Risparmierebbero un sacco di tempo.
Domani è il “TAR day”. Un po’ come succedeva al tempo degli antichi romani (beh, più o meno) si attende il verdetto sul ricorso. Pollice su: la revoca della concessione è sospesa e la Porto di Imperia S.p.a. ne rimane a tutti gli effetti titolare; pollice giù: la revoca viene confermata e si aprono nuovi scenari. I bookmakers danno la prima opzione come la più probabile poiché “una sospensiva non si nega a nessuno”, o almeno è questo quel che dicono gli esperti nel settore. Se andrà così, si dovrà probabilmente aspettare ancora del tempo per una sentenza definitiva “nel merito”.
Tuttavia negli ultimi giorni non sono mancate notizie fresche riguardanti il porto. Innanzitutto sul fronte giudiziario: il progettista Morasso aveva chiesto e ottenuto il sequestro delle azioni di proprietà dell’Acquamare Srl nell’ambito del contenzioso sul pagamento della sua parcella. Poi, per un problema di incompetenza territoriale, lo stesso tribunale aveva scongelato le azioni; l’architetto allora si è rivolto al foro di Genova, che ha subito risequestrato quel 33% della Porto di Imperia S.p.a. Per ora l’unica cosa certa è che a fare l’architetto si può guadagnare molto molto bene (se chi ti ha commissionato il lavoro poi te lo paga, of course).
E poi c’è la polemica che riguarda i dipendenti della Porto di Imperia, che dopo aver sfanculato i sindacati hanno avuto con il Sindaco un incontro la cui genesi secondo le ricostruzioni è stata piuttosto travagliata: prima volevano spostare la riunione in Comune e allora il Sindaco l’ha annullata; poi si sono accordati di vedersi negli uffici della Società, ma si sono presentati con un avvocato e Strescino non ha gradito; alla fine l’avvocato se n’è andato e il primo cittadino ha confermato di non avere né la facoltà né l’intenzione di avocare l’atto di decadenza. E così hanno sfanculato anche lui, che non l’ha presa bene:
Per prima cosa i dipendenti della Porto di Imperia, con la lettera che mi hanno inviato chiedendomi l’avocazione dell’atto di decadenza, si sono dimostrati poco accorti. La richiesta era inopportuna nei tempi e nei modi, considerando che si riferivano a un regolamento comunale del 1999, superato dalla normativa. Spiace che all’incontro ci fosse anche un legale, opportunamente allontanato dopo la richiesta del vicesindaco e dispiace altrettanto che il comunicato dei dipendenti sia stato evidentemente suggerito da qualcuno. Se le loro indicazioni sono quelle contenute nella lettera, ogni commento è superfluo
(da La Stampa)
Siccome avevo già scritto le stesse cose un paio di giorni fa (ammetto che il pronostico non era affatto difficile) non posso che dargli ragione, e mi pare che la mia opinione sia trasversale: per ora sull’argomento è intervenuto pubblicamente solo Fossati di FLI, con un punto di vista condivisibile (devo preoccuparmi?):
[..] meglio farebbero i dipendenti della Porto di Imperia ricercare altrove coloro che sono stati incapaci di “gestire le problematiche amministrative che hanno trovato del tutto inappropriata soluzione nella decadenza della concessione”
[..] Capisco e condivido i timori e le preoccupazioni dei dipendenti della Porto di Imperia s.p.a., capisco anche che siano stati necessitati a fare un tale intervento, palesemente sollecitato da altri (come la precedente lettera del 24.2.2011), capisco anche che non siano nelle condizioni di criticare i veri responsabili del disastro che la città sta vivendo ma, chiedo, per lo meno, che non si addossino al Sindaco responsabilità certamente non sue, se non eventualmente in via indiretta, per non essere intervenuto subito a rimuovere o a chiedere di rimuovere chi ha denotato una manifesta incapacità a gestire una società come la Porto di Imperia Spa.
Anche secondo lui le lettere dei dipendenti degli ultimi giorni sembrano portare la firma di qualcun altro, per forma e contenuto. E questo è un altro ottimo motivo, da aggiungere alla “manifesta incapacità” di cui sopra, per cambiare i vertici della società. E proprio riguardo alla società c’è ancora una news: la Regione Liguria si è espressa sul famoso capannone, su cui c’è ancora l’inchiesta in corso. Il parere sull’impatto ambientale è stato negativo: la difformità del tetto modifica la percezione paesaggistica di tutto il manufatto, e quindi bisogna tornare alla forma approvata nel progetto. Lo sapevamo benissimo sin dai tempi di Abusivissima, e infatti la notizia non è questa, ma la conciliante risposta della Porto di Imperia Spa:
La Porto di Imperia Spa e Acquamare, nel ribadire di aver sempre agito nella massima correttezza e trasparenza, si dichiarano pronte ad effettuare tempestivamente le modifiche richieste per riportare il capannone al suo aspetto originale progettuale nella parte parzialmente difforme.
Un po’ come avevamo chiesto nell’ultimo consiglio monotematico di settembre. E anche il vicesindaco la pensa allo stesso modo: definisce “ragionevole e saggia” la decisione, e spera in una risoluzione veloce del problema così da eliminare almeno questo contenzioso dal ricco bouquet di inchieste. Credo infatti che sia tecnicamente possibile, a livello giuridico, estinguere l’eventuale reato con una ricostruzione secondo il progetto; con questa mossa si scongiurerebbe il rischio di una sentenza penale sfavorevole, e tutta la vicenda sarebbe arginabile con un ben meno grave “intoppo amministrativo”.
Non capisco il crepitio di sghignazzi con il quale è stata accolta la serissima proposta della maggioranza di alternare i conduttori di Ballarò e Annozero: nelle settimane dispari Floris e Santoro, e in quelle pari due giornalisti di «diverso orientamento culturale», cioè fiancheggiatori del governo. La par condicio non consiste infatti nel raddoppiare gli spazi di tutti, ma nel dimezzare quelli di qualcuno. Personalmente trovo altrettanto inaccettabile che il Milan faccia sempre giocare Ibrahimovic. Nelle partite in casa andrebbe alternato con Sgrigna, per garantire qualche soddisfazione anche ai tifosi di diverso orientamento culturale. La monogamia, poi, è un retaggio di epoca sovietica: in base al regolamento della commissione di vigilanza matrimoniale, a ciascun coniuge dovrebbe essere consentito alternare il partner con altro di diverso orientamento culturale, protettivo nei giorni feriali e passionale nei weekend. E perché non estendere la turnazione alla procura di Milano? Nelle settimane dispari indaga Ilda Boccassini e in quelle pari Ghedini con una parrucca rossa. Ma l’apoteosi del servizio pubblico sarebbe una Corte Costituzionale che emettesse sentenze a targhe alterne: legittimando il processo breve di giovedì grasso e delegittimandolo il secondo martedì di quaresima.
P.S. Un lettore malizioso, dal quale naturalmente mi dissocio, propone di estendere il principio dell’alternanza culturale al Tg1: nelle settimane dispari così com’è, e in quelle pari con le notizie dentro.
Un paio di settimane fa a Genova un certo Mons. Rigon ha detto che “l’omosessualità è un problema che va estirpato ai primi sintomi attraverso sedute di psicoterapia” e altre facezie simili.
Sempre sull’argomento, ieri è stata la volta del premier. Ha trovato il tempo tra un bungabunga e l’altro per andare al congresso dei Cristiano Riformisti e dire che “finché governeremo noi, non ci saranno mai equiparazioni tra le coppie gay e la famiglia tradizionale, cosi come non saranno mai possibili le adozioni di bambini per le coppie omosessuali”. Non che nessuno se lo fosse aspettato, ma faceva parte del pacchetto di boutade recupera-consensi tra cui non sono mancati nemmeno altri evergreen come la paura dei comunisti e un bell’attacco alla scuola pubblica. C’è stata persino la parentesi comica, come da tradizione: prima di andarsene ha fatto la battuta “vi inviterei tutti al bunga bunga ma resterete delusi.”
Infine, le notizie dagli esteri. In Nuova Zelanda ci sono dei fondamentalisti cristiani che danno la colpa del terremoto di martedì ai continui peccati dell’uomo: “la Nuova Zelanda non può andare avanti uccidendo i bambini non ancora nati, minando l’autorità che Dio ha dato ai genitori nell’educazione dei loro figli, legalizzando la prostituzione e le unioni omosessuali”.
E’ online (e probabilmente domani sarà sui giornali) una lettera aperta firmata dai dipendenti della Porto di Imperia Spa. Contiene innanzitutto una parte decisamente dura nei confronti dei sindacati, accusati di essere impreparati sull’argomento porto e profondamente deludenti per il loro atteggiamento. Fin qui è difficile entrare nel merito, perché la campana che si sente è una sola e sarebbe d’aiuto si palesasse anche l’altra.
Ma quello che sconcerta, e che non mi sarei aspettato, è ciò che arriva dopo: i firmatari, che “d’ora in avanti adotteranno tutte le iniziative a tutela della propria azienda tutela della propria azienda senza l’ausilio di rappresentanti sindacali confederali e/o autonomi” invitano il Sindaco…
[..] ad usare prontamente i poteri che leggi e regolamenti gli consentono affinché disponga l’avocazione, per ragioni di necessità ed urgenza, del provvedimento adottato dall’lng. Lunghi, in quanto riteniamo supremo per l’intera collettività il beneficio derivante dal completamento delle opere da parte della compagine sociale ns. datrice di lavoro [..]
E’ lo stesso amo che aveva lanciato il direttore generale Carlo Conti all’indomani della revoca della concessione: una “avocazione” del provvedimento da parte del Sindaco. Quest’ultimo non aveva abboccato e gli aveva sostanzialmente risposto picche, com’era naturale. E vorrei proprio sapere qual è il Sindaco che getta nel caminetto un provvedimento di questa portata, che arriva dopo anni di grane amministrative e di vani solleciti (quindi non certo una decisione estemporanea) per di più con tutto il noto contorno giudiziario di cui sappiamo. Forse lo stesso Sindaco indagato dalla Procura per aver esercitato una (presunta) violenza privata proprio sul quel dirigente affinché non procedesse? Impensabile, e secondo me anche improponibile.
Ma finché è la Società a giocarsi questa carta, per di più a caldo, è ancora comprensibile; fa parte del gioco, e la consideriamo per quello che è: una mossa strategica. Però non mi spiego quale effetto pensano di poter sortire i dipendenti della Spa con la stessa richiesta fatta oggi, quando mancano 10 giorni dalla sentenza del TAR. Il che la rende ancora più improponibile di prima.
E’ del tutto comprensibile che quando c’è di mezzo il proprio lavoro si tenti il tutto per tutto pur di salvarlo, ma qualcosa non mi torna. Non ci sono state, fin’ora, dichiarazioni da parte della forza lavoro sul mare di problemi in cui si trova il porto, con la concessione in bilico e inchieste su tutti i fronti. Nemmeno in questa occasione c’è una sola parola sul fatto che il direttore generale sia indagato per turbativa d’asta, reo confesso di esser l’autore dell’offerta fasulla arrivata dalle Isole Vergini quando il Comune cercava di vendere le proprie quote. E poi se c’è una cosa di cui possiamo stare sicuri – e loro per primi ne sono consapevoli – è che se per assurdo da domani non fosse più la Porto di Imperia Spa a gestire il porto, ci sarà comunque sempre bisogno del personale tecnico. Quello che rischia di saltare è proprio tutto il resto.
La parte sul “beneficio per l’intera collettività” mi pare troppo simile ai famosi “il porto ad ogni costo” di Lanteriana memoria proclamati fino ad oggi, e che per l’appunto ci (anzi, LI) hanno indotti a passare sopra a tutto. Se da una parte ci sono i legittimi interessi di chi nel porto trova sin d’ora (o troverà, un domani) la fonte di reditto per sé e le proprie famiglie, dall’altra come trascurare i danni alla collettività, ben più ingenti e duraturi, provocati dal mancato rispetto delle leggi? Quel che voglio dire è che non sarebbe per nulla giusto consentire a chi è in odore di illegalità – o anche solo di “irregolarità amministrative” – di proseguire come se nulla fosse in nome di futuri e collettivi benefìci. Un po’ come succede con i commissariamenti nei casi di emergenza (vedi i rifiuti) in cui si legalizza l’infrazione delle leggi in nome dell’urgenza straordinaria. Siccome ci sono fondati sospetti che intorno al porto qualcosa di non troppo cristallino sia avvenuto, forse è il caso di andar fino in fondo senza scegliere la “strada corta” dell’avocazione. Fermo restando che è una responsabilità che il Sindaco non si è mai sognato di prendere su di sé.
I lavoratori del porto che hanno scritto la lettera, a cui auguro di poter continuare a svolgere le proprie mansioni senza interruzioni qualsiasi cosa succeda, saranno semplicemente stati un po’ ingenui oppure un po’ spaventati e disorientati, a maggior ragione se per qualche motivo non si sentono tutelati. Ma siccome loro stessi parlano anche nella veste di semplici “cittadini imperiesi” potranno capire che la vicenda, grave e complessa, dev’essere guardata da un po’ più distante. E si renderanno sicuramente conto che sarebbe troppo facile se bastasse una firma del Sindaco per rimettere le cose a posto, tappare i buchi, finire il porto, riempirlo di danarosi stranieri e di yacht da ormeggiare, e garantire così un futuro florido e prospero alla città.
Degli omini hanno appena finito di installare un generatore eolico sul palazzo comunale. Si tratta di un’elica a rotazione verticale posizionata in cima al campanile. Peccato non averlo inaugurato in tempo per M’illumino di meno, sarebbe andato a pennello; ma è comunque una buona idea. Secondo quanto è stato detto durante la conferenza stampa con cui l’amministrazione ha presentato le iniziative per i 150 anni, servirà ad alimentare i fari tricolori che illumineranno la facciata del municipio dalle 00.00 del 17 marzo.
Pensa solo che sfiga se quella notte ci sarà bonaccia. Siccome sarà festa nazionale possiamo tenerci liberi: al limite andiamo tutti lì sotto a soffiare.