il blog di Giorgio Montanari

candidato consigliere comunale a Imperia per Guido Abbo Sindaco

21 Marzo 2011

Interessi economici

Si fa fatica a star dietro a certi argomenti, per cui fino a pochi giorni fa se le forze occidentali non intervenivano in Libia era per via dei loro interessi economici e oggi che intervengono in Libia è per via dei loro interessi economici. Faccio notare però un elemento fattuale: la risoluzione dell’ONU e gli attacchi internazionali sono arrivati quando Gheddafi aveva vinto. Quando aveva respinto i ribelli fino a Bengasi e stava già mettendo in atto la “vendetta casa per casa”. Volendo privilegiare la stabilità e gli interessi economici, la cosa migliore da fare sarebbe stata non fare niente, lasciare a Gheddafi la vittoria e la vendetta e poi ricominciare a fare affari con lui come prima, business as usual. Che infatti è la posizione della Lega Nord, movimento politico dalla nota sensibilità umanitaria.

(da Francesco Costa)

18 Marzo 2011

Cabaret

Durante l’ultimo consiglio (ebbene sì, l’ho guardato in tivvù sgranocchiando barrette di Plasil) per l’ennesima volta è stato detto e ridetto che noi siamo “l’opposizione che è sempre stata contro al porto”. Dimenticando di aggiungere “a questo” porto. Anche un bambino capisce che chi “vota contro” una certa pratica, di qualsiasi tipo sia, è contro “quella formulazione” e non per forza “contro l’idea che ci sta dietro”. Esistono ovviamente delle eccezioni: per fare un paio di esempi posso citare i bilanci e i cosiddetti “indirizzi programmatici”. Il voto dell’opposizione in pratiche come queste (beninteso: a qualsiasi livello, dal comunello al Parlamento) non sarà mai favorevole, per ovvi “motivi politici”. Ma non è il caso del porto: i voti contrari sono stati sempre argomentati in maniera sufficientemente puntuale. Ma tant’è, il refrain che “l’opposizione non voleva il porto” viene usato in loop da anni. Questa discussione ormai ha annoiato tutti, compreso me, ma siamo in uno di quei casi in cui è difficile uscirne. Prima o poi tornerà inevitabilmente fuori, così come da parte nostra ogni volta venrranno ribadite le critiche – anche queste, per forza di cose sempre quelle – che sono (e che sono state, e che sempre saranno) le motivazioni della nostra contrarietà di allora e di adesso.

Difficile uscirne, dicevo, perché è prevedibile che nessuna delle due parti voglia rinunciare all’ultima parola. Ed è anche prevedibile che, come spesso accade, in questo monotono battibecco arrivi ad un certo punto l’immancabile “voce fuori dal coro” che dice più o meno “smettetela entrambi e guardate avanti”. E’ quello che avevo chiamato “Casini’s style” e che ora sta facendo FLI. Si può anche far finta di voler accettare il saggio consiglio, ma è difficile pensare che da un giorno all’altro scurdammoceo passato.

Tornando alla seduta del consiglio che ho seguito in differita-stadio, più che a un intervento di un Sindaco in un consiglio comunale gli Imperiesi hanno potuto assistitere a una puntata speciale di Zelig, in onda per l’occasione su ImperiaTV.

Basta vedere che cosa si è inventato Strescino, borioso più che mai, pur di guadagnarsi i risolini e gli applausi della propria corte. Alle accuse mosse dall’opposizione negli ultimi periodi è stato ribattuto, con tanto di rassegna stampa in mano, in maniera seriamente ridicola e superficiale: l’unica critica a Faraldi, il segretario provinciale del PD, è stata nientemeno che “è di Sanremo”. Riguardo ai vertici regionali del Partito, Basso e Lunardon, Strescino è stato molto più incisivo: “non conoscono nemmeno le strade di Imperia”. Ma la battuta migliore, se possiamo chiamarla così, è stata nei confronti del consigliere Indulgenza, colpevole di scrivere “comunicati stampa troppo lunghi”. E va bene, scrive tanto e lo sappiamo tutti, ma bisogna proprio non aver nient’altro da dire se questa prolissità diventa il cavallo di battaglia – ripetuto più volte – di un sindaco in un consiglio comunale. Caro primo cittadino, guarda che non siamo più in un’assemblea del liceo, quando sparlare del Preside (nota bene: in sua assenza) portava popolarità.

E poi, sempre con la verve del capoclaque, ha irriso Legambiente e sbeffeggiato Libera e Don Ciotti. Forse se fossimo rimasti in aula ci avrebbe presi a torte in faccia o avrebbe piazzato il petofono sulle nostre sedie. Che cosa mi sono perso.

Senza contare che ci ha persino rinfacciato di aver “alzato il livello dello scontro”. A noi. Si sarà dimenticato che nella triste adunata in banchina – all’indomani dell’avviso di garanzia al loro grande capo – le truppe urlavano “a mare! a mare!” durante la lettura dell’elenco dei consiglieri/”nemici del popolo” rei di aver votato contro al progetto DI QUESTO porto. Quella sì, che era stata un’esibizione di moderazione, intelligenza, savoir faire e rispetto dell’avversario.

Insomma, davanti alle nostre sedie vuote se la sono suonata e se la sono cantata; è stato uno spettacolo indecoroso. Il consenso (più volte citato durante il discorso/show, dando un’altra ottima prova di eleganza e umiltà) che gli elettori hanno dato a questa maggioranza, abbia fatto perdere completamente di vista al Sindaco il ruolo che dovrebbe (almeno tentare di) avere.

16 Marzo 2011

Gli insaputelli

La notizia già smentita (dall’Ufficio Governativo Fraintendimenti?) di uno Scajola che, sentendosi trascurato da Papi, mediterebbe di formare gruppi parlamentari autonomi (stipati di attendenti liguri?), ha scatenato la mia curiosità onomastica. Mi chiedo cioè come si chiamerebbe un gruppo scajoliano: I Ricompensabili? Gli Incontentabili? Oppure, in linea con la perentorietà con cui il fu ministro al Ristagno Economico garantì che la casetta vista Colosseo gli era stata donata a sua insaputa, Gli Insaputelli?

Enzo Costa su Repubblica

15 Marzo 2011

Consiglio Comunale del 14 marzo 2011

Innanzitutto devo imparare a calibrare i miei giudizi. Il mese scorso scrivevo che avevo assisstito alla peggior seduta di consiglio della mia carriera, ma ieri sera si è superato ancora di più il limite.

Per capire cos’è successo bisogna inquadrare la situazione, e mi scuserete se andiamo nel tecnico, ma mi è indispensabile. Si parte da una mozione, presentata nello scorso novembe da Indulgenza di Rifondazione, che da allora aspetta di essere discussa. Si riferisce ai rappresentanti del Comune nella Porto di Imperia S.p.A. e ne chiede le dimissioni. Poi c’è la convocazione che tutta la minoranza ha richiesto ai sensi del regolamento, per fare una discussione sul porto che si sarebbe dovuta svolgere lo scorso consiglio (poi sappiamo com’è andata).

Anche la maggioranza aveva annunciato in pompa magna la convocazione di un consiglio comunale: anche in questo caso si sarebbe dovuto tenere da regolamento lo scorso mese, ma poi il PdL aveva deciso di voler aspettare la decisione del tar per affrontare la discussione che proponevano, e quindi l’avevano ritirata. Non potendo “eliminare coattamente” anche la nostra, al momento di iniziarla proposero e votarono il rinvio.

Nel frattempo arriva la sentenza del TAR, e l’Amministrazione (e non più il PdL come gruppo consiliare) decide di proporre una propria delibera. Si tratta di poche righe che consistono nel dare al Sindaco la facoltà di delegare il suo vice a compiere tutti i passaggi necessari per evitare richieste di risarcimento da parte dei privati (ivi compresa la rinuncia a impugnare la sentenza davanti al Consiglio di Stato).

Per forza di cose questa delibera viene messa “in coda” alle altre due, entrambe presentate ben prima. E come per ogni delibera, tra l’approvazione da parte della Giunta e la discussione in Consiglio, è necessario fare un passaggio nella commissione competente. La Giunta approva la delibera venerdì, per cui l’unico giorno in cui era possibile fare la riunione di commissione era proprio ieri. La Commissione III viene convocata per le 13.30.

Sempre ieri viene anche convocata la conferenza dei capigruppo, per stabilire data e ordine del giorno del prossimo consiglio (per la cronaca, sarà martedì 22). Alla riunione dei capigruppo partecipo io per il PD, in sostituzione di Paolo Verda; siamo convocati alle 13, ma tra una cosa e l’altra (il vicesindaco era in ritardo “perché a colloquio con i vertici della Porto di Imperia”) cominciamo con ampio ritardo. Nel frattempo il Sindaco, alle 13.30 spaccate (così puntuale che nemmeno in Svizzera) va ad illustrare la pratica in commissione.

Quando finisce la riunione dei capigruppo, la riunione di commissione è già bella e terminata. E’ durata circa 20 secondi. Ai “monogruppi”, ovvero i gruppi formati da un solo consigliere (FLI, RC, SEL, IdV, Lista Civica, UdC) di fatto è stato impedito di partecipare, non avendo nessuno – che io sappia – il dono dell’ubiquità. Durante la riunione dei capigruppo, invece, tutto fila liscio: approviamo l’ordine del giorno per il 22 e confermiamo quello per la serata.

Scoppia anche una polemica alla fine della riunione di commissione. Dopo tante volte che la minoranza ha aspettato per delle mezz’ore che arrivassero i vari assessori, questa volta non si è usata nemmeno l’eleganza di aspettare 10 minuti la fine della conferenza capigruppo. Da notare che detta polemica alla fine dura più della riunione stessa.

Arriviamo al consiglio: ammetto che il presentimento di quello che sarebbe potuto succedere l’avevamo avuto, ma non avendo avuto “segnali” in tal senso dai colleghi di maggioranza (incontrati innumerevoli volte negli ultimi giorni) ingenuamente pensavamo che per una volta si sarebbero comportati correttamente.

E invece no: comincia il consiglio comunale, e subito il capogruppo del PdL chiede l’inversione dei punti all’ordine del giorno. Il PdL vuole a tutti i costi iniziare con la pratica dell’Amministrazione partorita venerdì e non dalle nostre, che per un motivo o per l’altro sono sempre state rinviate. Il motivo di questa ostinazione non è solo “politico”, ma anche tecnico: facendo i conti della serva, tra la mozione di Indulgenza e il punto della minoranza se ne sarebbero volate via come minimo 3 o 4 ore. A quel punto i giornalisti non sarebbero più stati in tempo per scrivere della maggioranza sulle uscite di oggi; ImperiaTV non lo avrebbe più mandato in onda in prima serata, e poi ci sarebbe stato un assopimento generale che avrebbe potuto togliere a Sindaco e Vicesindaco la “verve” e lo slancio necessari per dar fiato alle trombe come avrebbero voluto.

Il (nostro) consiglio comunale finisce lì: davanti all’ennesima prova di un’assoluta prepotenza, mancanza di eleganza, arroganza, chiamiamola come vogliamo, abbiamo deciso di prendere e andarcene. E loro sono rimasti lì a suonarsela e cantarsela, dando ampio sfogo della loro consueta e banale retorica davanti a delle sedie vuote.

Tra l’altro, se fossimo rimasti, sarei stato curioso di vedere come si sarebbe comportata la maggioranza alla fine della discussione del loro punto: probabilmente, ma ovviamente non posso dimostrarlo, se ne sarebbero andati tutti a casa, facendo mancare il numero legale e costringendo all’ennesimo rinvio i nostri due punti.

Non è comunque stata una resa, ma un atto estremo che non avremmo voluto fare. Non mi piace sottrarmi al confronto, e come tutti gli altri mi ero anche preparato molto sugli interventi, studiando tutte le carte che ormai sono vagonate. Ma c’è un limite, e siamo stufi di questo comportamento.

10 Marzo 2011

La mafia che non c'è

Proprio oggi che La Stampa pubblica le preoccupanti dichiarazioni del procuratore antimafia Piero Grasso (che ha definito la Riviera “un paradiso della ‘ndrangheta in materia di riciclaggio, una piazza tranquilla dove svolgere le più proficue attività di estorsione e usura, il tutto all’ombra del paravento legale offerto dal casinò di Sanremo”) è arrivata la decisione del Consiglio dei Ministri su proposta del Ministro Maroni: il Consiglio Comunale di Bordighera viene sciolto per infiltrazioni mafiose.

“La mafia che intendete voi non esiste”, ci veniva detto quando abbiamo organizzato Mafiosissima. E questa negazione dell’evidenza è giunta sempre e solo da parte del PdL. Siccome è questa la forza politica che governa tutta la provincia – salvo poche eccezioni – ammettere l’esistenza del problema ‘ndrangheta vuol dire prendere atto di un fallimento anche politico. Com’è possibile che nella provincia del bengodi, quella dei più bei porti del mediterraneo e in cui “non si muove foglia che Scajola non voglia”, ci sia un problema del genere? Forse non è tutto sotto controllo come si vuole far credere? Non lo è, e non ci voleva un esperto per inquadrare la criminalità organizzata che opera dalle nostre parti, che è proprio quella che intendiamo noi. Non è fatta di coppole, ma colletti bianchi. Non usa la lupara, ma il fuoco. Non sotterra i nemici nel cemento, ma si serve del casinò per riciclare il denaro sporco.

I partiti politici, anche e soprattutto loro, devono innanzitutto smetterla con questo atteggiamento omertoso. La criminalità non è un fenomeno passeggero, e non è nemmeno un batuffolo di polvere che si può nascondere sotto il tappeto. Il PdL ha delle colpe gravi, perché ha negato in maniera quasi imbarazzante. Sappa e Amadeo (attualmente Presidente della Provincia e Presidente della Camera di Commercio, ma prima Sindaco di Imperia e Vicepresidente della Provincia) sentiti dalla commissione antimafia solo un paio di settimane fa secondo il Secolo XIX  dicevano: «I roghi? Episodi isolati». «La mafia dei fiori? Da noi non esiste». «La ‘ndrangheta e la ristorazione? Ma no, mai sentito nulla in proposito».

La mafia non c’è, ma speriamo che almeno ci sia un po’ di vergogna.

9 Marzo 2011

Compensi

Su Il Secolo XIX di oggi c’è un articolo che parla di me e di questo blog, e della mia abitudine di pubblicare i compensi che ricevo come consigliere comunale.

A beneficio di coloro che, incuriositi, verranno per la prima volta a farmi visita alla ricerca di questi dati, ecco i link:

Busta paga per il 2009

Busta paga primo semestre 2010

Busta paga secondo semestre 2010

7 Marzo 2011

Una mano lava l'altra

Oggi Caltagirone ha incontrato il Sindaco. Tra una tartina al caviale e una bottiglia di Clicquot (per festeggiare la sentenza) c’è stato l’atteso annuncio: non ci sarà nessuna richiesta di danni per lo stop provocato dalla revoca della concessione (poi cancellata, per l’appunto, dal Tribunale).

“Voglio bene alla città e non chiederò i danni al Comune”, ha detto Francesco Bellavista Caltagirone. Anche noi gli vogliamo un sacco di bene, e infatti il Comune eviterà di fare ricorso contro la sentenza. Inoltre il costruttore riceverà a casa una fornitura a vita dei famosi Sorrisi di Imperia, in segno dell’eterna riconoscenza cittadina.

Che non ci sarebbe stata alcuna richiesta di risarcimento (grazie, Francesco, grazie) era già scritto, e quindi è stato anche facile spararla grossa. La cifra che “non ci verrà chiesta” (grazie, Francesco, grazie) è di 300 milioni di euro. Del tipo: “Avrei dovuto chiedervi un fantastiliardo di rubli, ma siccome vi vojo bene…”. Ancora grazie, Francesco, grazie.

6 Marzo 2011

Otto per otto sessantaquattro

Grazie a questo articolo sono venuto a conoscenza di una diatriba che esemplifica l’italianità: solo nel belpaese Guardia di Finanza e Corpo Forestale possono litigare perché il colore delle divise è troppo simile. La storia inizia nel 2004 e, di tribunale in tribunale, nel 2008 il Consiglio di Stato ha dato ragione alla Forestale. La notizia interessa il nostro territorio perché ora le nuove divise stanno arrivando anche qui.

Solo oggi perché evidentemente cambiarle di colpo in tutta italia sarebbe stato troppo oneroso: 64000 nuove uniformi costano un occhio della testa. Se si fosse seguito il buon senso, e se proprio fosse stato indispensabile, se ne sarebbero potute cambiare solo 8000, dato che gli uomini della Forestale sono un ottavo dei Finanzieri.