il blog di Giorgio Montanari

cittadino di Imperia

Verso il congresso

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Se ancora non ce ne fossimo accorti, il PD si appresta a scegliere il nuovo Segretario. Con tutti i limiti che il progetto della “più grande forza riformista del Paese” ha manifestato da quando è nato, continuiamo a essere gli unici ad avere un metodo democratico e trasparente per scegliere il leader.

Che i quattro nomi (Cuperlo, Renzi, Pittella e Civati) siano nuovi e politicamente giovani è un ottimo dato, un ulteriore passo verso il tanto auspicato svecchiamento.

Mi pare che la grossa parte del Partito sia salita sul carro di Renzi (compresi alcuni rottamandi che si riscoprono rottamatori). Per quanto mi riguarda, non sarà per me una grossa novità essere nella parte minoritaria dal Partito: nel 2007 – c’erano ancora i DS – avevo votato la mozione Mussi (che arrivò alle spalle di Fassino, trionfatore col 75%). Nel 2009 avevo scelto di appoggiare Ignazio Marino.

Quest’anno, vada come vada, il mio voto sarà per Pippo Civati, perché mi piace il suo modo concreto di affrontare i problemi, mi piace la sua idea di PD, e mi piace la sua idea di Paese.

(Tratto dall’intervento di Reggio Emilia del 7/7/13)
“Questo chiostro è quello che vorremmo fosse anche il Pd e questo Paese: che dev’essere il Paese dell’incontro come è sempre stato. Un Paese dove far incontrare cultura e scienza, che in Italia sono mortificate entrambe, quando invece l’Italia dev’essere il posto in cui le persone vengono a studiare, perché oltre ai cervelli in fuga, sarebbe il caso di porsi il problema di avere cervelli in entrata, cosa che oggi non succede.

A me piacerebbe che l’Italia e il Pd fossero un posto dove andare, e stare bene e vivere bene, e fare quelle cose che cambiano la vita delle persone. Un posto a cui si arriva tutti insieme, anche da provenienze diverse, per mettere in comune le esperienze e le nostre storie, dove far incontrare i giovani di OccupyPd e quelli che hanno fatto il Sessantotto: e tutto questo c’è già, basta aprire gli occhi e uscire dalle nostre sedi, per attivare percorsi comprensibili, e appassionanti. Recuperiamo la nostra storia, che è stata devastata dal dibattito scemo di questi anni, ma che c’è ancora.

Ecco, io vorrei che noi fossimo questo posto. Tutti dicono che vorrei spostare il Pd a sinistra (più a destra non hanno il coraggio di chiederlo), io invece dico che lo vorrei mandare avanti, il Pd. Non solo nei risultati elettorali, anche nella scelta degli argomenti, delle parole nuove. Rimettiamo in ordine le cose adesso, durante il governo delle larghe intese, e tra qualche mese facciamo qualcosa di diverso.

È questo il congresso che vorrei fare. Non preoccupatevi delle correnti, delle conventicole: non esistono, non hanno senso, non si capisce cosa vogliano e non si capisce se sono correnti di pensiero o di seggiola. Lasciamo perdere, occupiamoci di tutto il resto: c’è tantissimo lavoro da fare e noi lo faremo, tutti insieme.”

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