il blog di Giorgio Montanari

candidato consigliere comunale a Imperia per Guido Abbo Sindaco

24 Maggio 2012

Spiagge e turismo

In questi giorni l’ARPAL ha effettuato dei prelievi di materiale dalla nuova spiaggia artificiale del parco urbano, perchè c’è il sospetto che sia stata fatta con materiale inadeguato (se va bene) e inquinante (se va male) come già denunciato anche da un esposto di Rifondazione Comunista. E’ un bel guaio, perché “smantellarla” potrebbe essere ancor più difficile e oneroso di quanto già non sia stato far sparire il famoso capannone. Ma soprattutto perché gli strascichi di un eventuale reato ambientale non si cancellano né con un colpo di ruspa né con una sentenza.

Sempre a proposito delle spiagge, com’è noto alla fine tutte e tre le SLA sono state assegnate. Ma mi dicono che purtroppo c’è un mezzo ricorso in atto, e in effetti mi pare che ad oggi alla Marina ancora non sia partito l’allestimento.

Come ho già avuto modo di scrivere, la mia opinione è che sia importante offrire un’offerta ampia e diversificata che dev’essere composta sia da spiagge libere, sia da spiagge a pagamento, sia da spiagge libere attrezzate. Possibilmente non inquinate. E per capire ancora meglio che il turismo balneare è importante per la nostra zona – ma va? – si può dare una letta al rapporto 2011 dell’osservatorio turistico regionale.

 

22 Maggio 2012

Ai margini

Marco Scajola da quando è in Regione trova settimanalmente nuovi ottimi argomenti per fare opposizione alla Giunta Burlando e sottolinearne i più evidenti demeriti. L’ultima è un’interrogazione per capire come mai la Liguria è rimasta fuori dalla tratta Torino-Lione.

Prossimamente vorrà sapere come mai la Liguria è fuori pure dal percorso della Liegi-Bastogne-Liegi.

21 Maggio 2012

Generatore automatico di liste civiche

Strescino ha lanciato “Laboratorio per Imperia”; Fossati ha lanciato “Officina delle idee”.

Lancia anche tu la tua nuova lista civica con la sua bella “struttura orizzontale e non verticistica” e soprattutto “slegata dai partiti”!

Inizia subito con la scelta di un bel nome accattivante e moderno usando questo generatore automatico:

*

(per avere un nuovo nome ricarica la pagina)

16 Maggio 2012

Saputelli Vs Cariatidi

Dalla mia pacata e accomodante replica alle sparate del Senardi è nato un bel dibattito online a cui ha dato il via questa raccolta di commenti non proprio teneri nei miei confronti pubblicata da PuntoImperia. Più che sul merito, le critiche nei miei confronti hanno assunto connotati quasi esclusivamente generazionali: è un attimo, a 30 anni suonati, sentirsi chiamare “ragazzino saputello” da chi ne ha 50 e nella propria quotidiana attività di prezzemolina cariatide digitante, non avendo altri argomenti (o qualcosa di meglio da fare) decide di accusarmi di lesa maestà verso la lobby degli anziani venerabili straparlanti. E poi dài, farsi dare del saputello da Fossati è da prendere come una cura omeopatica. [questa è © Alessandro Lanteri, che ha anche parlato di me sul suo blog qui e qui].

Tuttavia mi prendo le responsabilità della deriva anagrafica della discussione, perché sono io ad aver per primo tirato in ballo l’età. E ci sta, anzi, che si parli un po’ anche di questo, di ricambio generazionale, di vecchiume supponente, di spazi da liberare, conquistare e occupare al posto loro; speriamo che la “new era” imperiese passi anche da questo. Se non ora quando?

Però resta il fatto, e non vorrei fosse trascurato, che mi, anzi CI, è stato dato dei “delinquenti politici”. (E sì, confermo che la notizia della querela è vera). Perché a far politica ci si abitua inevitabilmente alle critiche, alla fine. E qualcuno che ti critica c’è sempre, anche pesantemente. Ma un conto è fare una “scelta sbagliata”, una “mossa azzardata”, o anche una “stratosferica cazzata”. Una altro paio di maniche è essere accusato di “delinquenza politica”. E delinquenza, a casa mia, vuol dire qualcosa di deliberatamente contro le leggi. Significa “condotta illegale contro le persone”. Per di più se accanto si dice che “non è stato un atto di democrazia”; così si lascia sottintendere un comportamento in mala fede che non posso accettare mi venga attribuita do nessuno, tanto più da chi – stando all’opinione dei prestigiosi commentatori della vicenda – dovrebbe avere l’esperienza per capire quando mettere a freno la lingua dopo 85 anni di smodato utilizzo.

Il dibattito, dicevo, è continuato poi con un altro articolo che riprendeva una serie di commenti pro-gggiovani (in cui sostanzialmente si critica l’intoccabilità cariatidea) sempre attingendo da quel Facebook che per i giornalisti rappresenta una fonte ricca e inestinguibile di virgolettati. Il ché, apro una parentesi, dal punto di vista comunicativo rappresenta una delle rivoluzioni dei giorni nostri. Cito ad esempio la chiusa di uno dei tanti commenti [scritto da Angelo Dulbecco, ex consigliere PdL]: “Con la speranza di non trovare questo mio post pubblicato domani, vi saluto affettuosamente”. Ovviamente il post è stato riportato da PuntoImperia nel giro di un attimo, palesando un paradosso informativo degno di essere studiato: se pubblichi qualcosa su Facebook vuol dire che sai (per non dire che ti àuguri), che verrà letto. Magari anche da un giornalista. Che quindi lo riporta, nell’esercizio del proprio diritto di cronaca, esattamente come potrebbe riportare quello di chiunque: in pratica leggere Facebook è come ascoltare tutti i discorsi delle persone in un una grande piazza, anche se virtuale. Già divisi per argomento, quindi massima comodità. E se per avere dei commenti su qualcosa, fino a un po’ di tempo fa, era indispensabile chiedere (per strada, per telefono, per email o coi segnali di fumo) ora è tecnicamente sufficiente aprire Facebook e copincollare, senza nemmeno il rischio di interpretare male il pensiero di qualcuno; è tutto registrato: scritto e sottoscritto. (E si badi bene, non lo fanno solo i giornali online, ma anche la carta stampata seppure in maniera minore per le ovvie differenze imposte dai rispettivi formati).

Chiusa parentesi. Segnalo un’ultima cosa: il CIV di Oneglia si lamenta che a causa della crisi politica è in forse il calendario di eventi canori estivi, che sarebbe dovuto essere organizzato/gestito dal noto discografico Stefano Senardi. Il fatto che quest’ultimo sia il figlio del Senardi che mi ha fatto imbestialire per la questione della “delinquenza politica” (e che già un mese fa diceva sui giornali che “mandare a casa Strescino adesso è la cosa più
stupida che si possa fare” e anche “è pazzesco non seguire l’attuale sindaco ora che si è ravveduto”) è naturalmente soltanto una coincidenza.

14 Maggio 2012

Cariatidi parlanti

Su Il Secolo XIX di ieri domenica 13 maggio 2012:

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Innanzitutto va categoricamente smentito che Lino Senardi sia un “dirigente provinciale” del PD. Un organismo chiamato “direttivo provinciale” nemmeno esiste. Fortunatamente egli non ha nessun ruolo esecutivo nel Partito (qui l’elenco degli organismi e relativi componenti) e mi meraviglierei molto se lo avesse, e soprattutto mi meraviglierei se dopo le sue deliranti esternazioni non avesse la decenza di chiedere scusa oppure, ancor meglio, di restituire la tessera.

Definire costui come “dirigente” è uno sgarbo a chi passa ore e ore nelle sedi del partito a confrontarsi, discutere, ragionare, prendere decisioni. Senardi attualmente non fa nulla di tutto questo e in nessun modo partecipa alle attività del Partito, ma si limita ad estemporanee e infamanti uscite sulla stampa che un vero dirigente di partito non si sognerebbe mai, nemmeno lontanamente, di fare.

Senardi straparla e lo fa a nome del Partito senza averne alcuna titolarità, dicendo una serie di sciocchezze così grandi e gravi da palesare una mancanza di lucidità che può essere forse spiegata, ma in nessun modo giustificata, solo dalla sua avanzata età.

Dimettendoci abbiamo fatto la scelta giusta e l’inciucio, semmai, sarebbe stato quello di amministrare assieme a chi è stato il nostro avversario fino al giorno prima, tradendo la volontà degli elettori. E questo semplice concetto è condiviso da tutti i dirigenti del PD; quelli veri, ovviamente.

 

11 Maggio 2012

É finita per davvero

Correva l’anno 2009 e c’erano le elezioni comunali. La coalizione di centrodestra (PdL + Lega) e quella di centrosinistra (PD, RC, Sinistra per Imperia, IdV) cercavano di imporre sull’avversario presentandosi agli elettori con condidati sindaci differenti, programmi differenti, progetti differenti, elettori differenti.

Poi è andata come è andata, e per 3 anni siamo stati all’opposizione continuando a contestare le scelte, il modo di fare politica e le tecniche di gestione del potere che quel PdL – forte del consenso popolare – insisteva nel mettere in atto.

Dopo i grandi casini sul porto c’è stata la nota scissione nel PdL cittadino, capitanata da Strescino che si è d’un tratto convertito a quei sani principi di legalità, giustizia, trasparenza da noi predicati per così tanto tempo. Ha quindi gestito la situazione sul modello Alitalia: ce la ricordiamo la “bad company”? Strescino ha voluto far venire a galla una sorta di “bad PdL” su cui scaricare colpe e accuse, facendo formare ai suoi fedelissimi consiglieri il gruppo “PdL per Imperia” e iniziando una quasi quotidiana guerriglia  mediatica contro i suoi ex compagni di viaggio (consiglieri, ex assessori, ex ministri).

Ieri, infine, un’ennesima conferenza stampa è servita al Sindaco per gettarci l’amo più grosso dopo i continui richiami degli ultimi tempi al bene della città, alla grossa coalizione civica, all’anti-scajolismo, allo scardinamento dell’attuale sistema di potere, alla prosecuzione fino a settembre della nuova giunta tecnica. Ha detto senza giri di parole che vuole governare con noi, che vuole progettare una lista civica insieme a noi per le prossime elezioni, e che auspica che sia il centrosinistra a vincerle.

Bene. E grazie. Ma di questa legittimazione non sappiamo che farcene. O meglio: sono onoratissimo del fatto che Strescino, ex An ed ex PdL, riconosca che noi abbiamo le carte in regola per governare questa città nel migliore dei modi, ma iniziare ora un percorso di governo assieme sarebbe stata una pazzia. Ad oggi io non posso escludere che il PD, per le comunali del 2013, possa far parte di uno schieramento “civico”, “allargato” che vada oltre la “sinistra” tout court; ma è un discorso prematuro e che comunque non poteva e non doveva iniziare con un nostro subentro in maggioranza. Il ribaltone no, grazie. C’è la necessità di un “patto di governo”, un “patto civico”, un “patto chiamatelocomevolete“? Parliamone, ma che la campagna elettorale venga fatta sui programmi, e non sulle marchette. E abbiamo deciso che marchette non se ne devono fare e non se ne faranno. Non le farà più proprio nessuno, da oggi stesso.

Strescino più volte ha detto che si rende perfettamente conto di chiederci molto, nel proponrci un’alleanza con lui. Ha fatto intendere che è conscio dell’ovvia difficoltà che avremmo a coabitare con chi proviene da storie politiche diametralmente opposte alle nostre: in fondo siamo di sinistra, e siamo pure antifascisti. E continueremo ad esserlo. Ma non è nemmeno solo questo il problema. Qualcuno potrebbe anche pensare – legittimamente – che valga la pena turarsi un po’ il naso e governare assieme per il bene della città. Formula generica che vuol dire anche governare di fatto contro il volere della città. Dato siamo stati votati/eletti con tutte le differenze di cui sopra, se si fosse arrivati ad amministrare assieme, allora ciò avrebbe voluto dire una cosa certa: che da una parte o dall’altra avremmo tradito la volontà degli elettori. Non c’è scampo. Ma questo sembra che non lo capiscano in molti, o che non interessi a molti, in primis a quelli che commentano le nostre dimissioni odierne (con una superficialità che a dire il vero non mi sorprende di trovare in una cittadinanza talmente allocca da essersi fatta infinocchiare per 13 anni consecutivi dal Re Sole de noartri) sostenendo che abbiamo ragionato per logiche di partito (ma quali, poi?).

Strescino, sempre ieri nella conferenza stampa in cui annunciava le proprie non-dimissioni, ha citato l’anti-politica: “Ma in questo momento di ‘anti-politica’, come espresso dalle recenti elezioni, penso che si debba tornare a fare politica seria in questa città”. L’antipolitica è come la muffa: si nutre di ambienti umidi, stanze buie, aria stantìa. Tradire gli elettori con un accordo di palazzo è proprio il lievito che fa ingrossare l’ondata di anti-politica, non certo il contrario. C’è bisogno del contrario, di aprire le finestre, di cambiare l’aria, di farne circolare di nuova. Cosa che non stava succedendo e non sarebbe successa nei mesi a venire, e per capirlo basterebbe leggersi queste due righe su Il Secolo XIX di oggi che confermano come dopo la “svolta” stresciniana sembra che sia cambiato tutto ma in realtà non è cambiato un bel nulla. [nell’articolo si parla delle ultime nomine nelle partecipate, e ci si riferisce in particolare a quella di Tonino Di Marco come Presidente dell’AST (azienda partecipata dal Comune riscossioni/affissioni/tributi)]. Dice Strescino:

Il suo gran rifiuto di subentrare in consiglio comunale mi ha salvato, quindi glielo dovevo.

Candido, cristallino, diciamo pure esageratamente sfacciato: il Sindaco ammette che c’è stato un vero e proprio “scambio” con costui, e ha voluto ripagarlo del rifiuto di entrare in Consiglio (così al posto suo ne è entrato un altro che è andato nel neo-gruppo dei fedelissimi, n.d.r.) con una bella presidenza (a spese nostre, quindi).

Fatemi capire: sarebbe questo il nuovo modo di far politica? O forse stavamo passando dallo scajolismo – che adesso per Strescino va assolutamente combattuto e abbattuto – allo strescinismo?

Insomma ieri siamo arrivati al colmo. Strescino ha ulteriormente abusato della sua posizione istituzionale di Sindaco per far politica da capocorrente e proporre patti dichiaratamente elettorali ai “singoli consiglieri” cercando inutilmente di restare in sella per – contemporaneamente – usare le nomine come contropartita dei suoi debiti politici e mica per qualche via meritocratica che un po’ di dignità istituzionale avrebbe richiesto almeno in questo crepuscolo amministrativo. Niente. Lui era già in campagna elettorale (e continuerà a rimanerci) e voleva far entrare anche noi nell’abbuffata anti-scajoliana. Ancora una volta: no, grazie.

Siamo perfettamente consci di avere tutte le carte in regola per essere forza di governo in questa diavolo di città, che finalmente se ne sta rendendo conto. C’è un anno di tempo per ragionare sul futuro sperando che le nefandezze provocate dalla classe politica che fin’ora ha fatto e disfatto  rimangano scolpite nella mente degli imperiesi come scalpellate nel marmo. Solo questa, adesso, è la via di uscita: il voto. Occasione utile e forse irripetibile per dire basta e uscire dal tunnel a cui arriveremo senza palcoscenici istituzionali e posizioni dominanti di sorta. Tutti sullo stesso piano, senza poltrone da scambiarci ma con l’unica doverosa missione di proporre dei programmi convincenti agli elettori che poi dovranno giudicarli nell’urna.

Rassegnare le dimissioni non è stato piacevole. Non è stato divertente. Non è stato facile. Ma era giusto e doveroso farlo, a questo punto. E chi ancora non l’ha capìto, lo capirà presto.

Qui è finito il mio mandato da Consigliere Comunale, di cui mi riprometto di preparare un resoconto.

26 Aprile 2012

Bella Ciao

Ieri mattina, 25 aprile, c’è stata la consueta commemorazione in Piazza Della Vittoria. La cerimonia è continuata subito dopo nella sala del Consiglio Comunale, alla presenza delle autorità locali. Alla fine dell’intervento di Ugo Genesio, costituzionalista, abbiamo intonato tutti insieme Bella Ciao.

(beh, quasi tutti. Lui no, per esempio)

23 Aprile 2012

Imperia: se la Città piange la Provincia non ride

Il Silente Sappa si trova a presiedere un’Istituzione Provinciale immobile. Non può più restare lì, ammutolito dall’imbarazzo delle intercettazioni e appannato dalle corresponsabilità nello sfacelo portolano. Il PD chiede le sue dimissioni:

Avevamo già chiesto pubblicamente chiarimenti al Presidente Sappa, ma questi chiarimenti non sono mai arrivati e anzi di fronte alla stampa non intende dare chiarimenti sul suo coinvolgimento nella questione Porto. A questo punto pensiamo che non sussistano più le condizioni per il proseguo di quest’Amministrazione e ne consideriamo naturale conseguenza la sua fine.

Per dovere di precisione, aggiungo che tale caduta porterebbe alla venuta di un Commissario che (al contrario di quanto accade di solito) non porterebbe la Provincia a nuove elezioni, ma “traghetterebbe” la Provincia verso la trasformazione in un Ente sostanzialmente diverso e non più elettivo.

19 Aprile 2012

Conflitti d'interessi

Acquamare S.r.l. aveva affidato al cugino dell’ex assessore Luca Lanteri, lavori per 240 mila euro.

La consigliera PdL Angela Ardizzone è moglie di Domenico Gandolfo, il quale le suggeriva telefonicamente (e intercettatamente) di non partecipare al Consiglio Comunale sul porto del 2010. All’indomani del Consiglio, a Gandolfo veniva affidato – per intercessione di Scajola – un incarico molto ben remunerato all’interno di una società partecipata da Invitalia.

Il Consigliere del PdL Gian Luca Lanteri ha – secondo quanto riporta il Secolo di ieri – dei conti in sospeso con la Porto di Imperia Spa: deve essere pagato per parcelle di consulenza legale tra i 40 e i 70 mila euro.

Il Consigliere Marino Arimondi del PdL non ha partecipato alle votazioni delle delibere sul porto, forse perché è stato a suo tempo membro del CdA della Porto di Imperia S.p.a.

Il Presidente del Consiglio Comunale Emilio Varaldo è anche firmatario della mozione di sfiducia presentata dal PdL. Non potendo essere considerato “super partes”, probabilmente la prossima seduta del consiglio verrà presieduta dal vicepresidente Giuseppe Zagarella (capogruppo PD).