Il circolo locale dell’IdV ieri ha pubblicato un post sulla sanitĂ  (titolo: L’Ospedale unico?… Una questione di Santi! – a quanto pare semifotocopiato da questo del 2009 firmato da Mariano Mij) e il risultato è un po’ una macedonia di informazioni in alcuni punti parziali, in altri datate, e in altri ancora del tutto errati.

Partendo proprio dai Santi, non capisco lo sbigottimento nel constatare che a S. Giovanni Rotondo – cittĂ  di appena 27 mila abitanti – ci sia una struttura ospedaliera che “… conta circa 1200 posti letto e ha un completo DEA di 2° livello con tanto di Cardiochirurgia, Neurochirurgia, Politraumatologia…”. Tutto vero, ma innanzittutto la Casa sollievo della sofferenza è una struttura privata, retta da una fondazione religiosa, che per di piĂą opera da 50 anni in una delle cittĂ  con il maggior afflusso di pellegrini, devoti di Padre Pio che ne fu tra l’altro il fondatore. Insomma: ogni paragone con gli ospedali pubblici nostrani non è solo azzardato, bensì del tutto fuori luogo.

Che dire poi di…

Nessuno ha mai avuto l’idea di far pagare i pasti ospedalieri, anche solo 5 euro l’uno?”

(E questo nell’articolo originale di Mij – che è in Rifondazione Comunista – ovviamente non c’era.)

Ragazzi miei, se proprio nessuno fin’ora ha mai avuto questa malsana idea, compresi i piĂą spregiudicati ministri degli ultimi anni, ci sarĂ  pure un motivo, o no? Forse che sia la proposta piĂą assurda riguardo alla sanitĂ  che si sia mai sentita? Assurda e inaccettabile da parte di una forza politica che non solo ha una presenza istituzionale che dovrebbe indurla a una maggiore prudenza e razionalitĂ , ma che deve anche saper usare tutto il buon senso di questo mondo nel calibrare le proprie proposte. No, non si può far pagare i pasti; nemmeno “anche solo 5 euro l’uno” (che è piĂą di una mensa universitaria o aziendale). Altrimenti chi non ha i soldi (nb: in un mese di degenza fan 300 e rotti euro, colazioni escluse) che fa? elemosina le briciole dal vicino di letto? si porta la schiscetta da casa? E se facessimo pagare il vitto, considerandolo erroneamente un plus a discrezione delle tasche dell’utente, allora perchĂ© non anche la carta igienica che i bambini usano a scuola? Dev’essere chiaro: lo stato fornisce il trattamento ospedaliero che comprende necessariamente anche i pasti, che quindi devono essere gratuiti e per tutti; non c’è discussione.

Ed è proprio una questione di soldi a rendere necessario il riordino della sanitĂ  ligure, approvato tra l’altro anche dall’IdV in Consiglio Regionale. La salute è uno dei nostri diritti fondamentali, e nessuno vorrebbe risparmiare un centesimo in questo settore. Chiunque gradirebbe avere i migliori centri specialistici vicino a casa, d’eccellenza, e giustamente gratuiti. Ma mancano le risorse: dallo Stato solo nel 2010 arriveranno 85 milioni di euro in meno, e dunque riorganizzare la sanitĂ  non è una “volontĂ “, ma una “necessitĂ “, derivante anche dalla “volontĂ ” (questa volta sì) di non aumentare le tasse. E’ una differenza fondamentale e imprescindibile.

Per questo non ha senso domandare maliziosamente agli imperiesi “siete per caso favorevoli all’accorpamento delle maternitĂ  su Sanremo?”. Certo che no, per i motivi di cui sopra: nessuno sarĂ  mai contento di avere meno servizi, o comunque di averli piĂą distante. Ma se una scelta va presa, per quanto impopolare, poi bisogna avere la coerenza di difenderla, senza indire estemporanei referendum dall’esito certo; fermo restando che ancora non è affatto sicuro che si farĂ  così, non si può nemmeno temporeggiare con un piede in due scarpe: quella istituzionale a Genova e poi quella “popolare” in periferia, dove è facile cavalcare (per non dire alimentare) con la retorica un determinato malcontento.

Tra l’altro, andando nello specifico:

Al fine di garantire la migliore qualità assistenziale e razionalizzare l’uso delle risorse, Regione Liguria intende favorire la progressiva concentrazione delle attività di assistenza al parto e al neonato in strutture aventi le caratteristiche del punto nascita di 2° livello. Resta fermo, ai sensi della normativa vigente, il mantenimento della funzione ostetrico-ginecologica nelle strutture sede di D.E.A.

Inoltre se è vero che un unico punto nascite aumenta il tragitto di chi risiede in alcune zone del bacino di utenza, è anche vero che con una struttura c.d. “di 2 livello” al posto dei primi livelli odierni, andrebbero ad essere recuperati molti di quei casi che attualmente devono trasferirsi fuori provincia, prevalentemente a Genova (S. Martino e Gaslini). Di questo non ne teniamo conto?

Infine, non si deve far confusione tra le specialitĂ  e il DEA. Il livello di quest’ultima è relativo alla medicina d’urgenza, mentre il settore specialistico è tutt’altra cosa. E non è vero che il nuovo ospedale, se e quando si farĂ , non avrĂ  un DEA di secondo livello.

Ora, siccome tutto è perfettibile, lo è di sicuro anche il Patto salute 2010-2012 (ah, lo potete scaricare qui). Ma buttar lì proposte fantasiose, inattuabili, e demagogiche al punto di prendersela – forse inconsapevolmente? – con il proprio partito, è controproducente e non serve a nulla se non ad aumentare il malcontento e disinformare sulle vere ragioni che hanno portato a una serie di scelte cui l’IdV stessa si è mostrata favorevole.

Cari amici dell’IdV, si vuole discutere di sanitĂ ? Lo si faccia in maniera seria, allora. Organizzate un tavolo sull’argomento, invitate l’Assessore Montaldo e i consiglieri Regionali – soprattutto i vostri -  per analizziare la situazione e parlarne tutti assieme, conti e documenti alla mano.

Ma per favore lasciamo perdere i Santi che, a ben vedere, in tutta la questione c’entrano davvero poco.